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Open Source, un mondo in crescita

Per citare un paio tra i modi più curiosi in cui i non addetti ai lavori definiscono questo fenomeno: 'L’open source, non è quel sito da dove si scarica il software gratis?', oppure 'Non sono quelli che regalano il software? ma poi dove sta il trucco?'. Il trucco non c'è, ma ci sono positive esperienze dei progetti open.
di Alessandro Sigismondi

Oggi si parla tanto di software open source, ma che cosa è realmente questo nuovo modo di interpretare il grande mondo dei software? Siamo abituati a considerare il software per il nostro computer come una spesa accessoria, cioè quando acquistiamo un computer nel suo interno non troviamo nessun programma, se lo usiamo per divertimento o per lavoro dobbiamo acquistare a parte dei software a pagamento che a volte superano di gran lunga il doppio del costo del computer con tutti gli accessori.


Uno dei fenomeni più innovativi dell’ultimo decennio nel mondo dell’informatica è l’Open Source. Forse non tutti sanno ancora di preciso di cosa si tratti, ma è raro ormai, tra le persone che lavorano utilizzando un computer, anche solo per scrivere dei testi, che qualcuno non abbia mai sentito nominare Linux, il “sistema operativo alternativo e gratuito”, il caso più noto ed eclatante dei successi dell’open source.


Per citare un paio tra i modi più curiosi in cui i non addetti ai lavori definiscono questo fenomeno: “L’open source. Non è quel sito da dove si scarica il software gratis?”, oppure “Non sono quelli che regalano il software? ma poi dove sta il trucco?”. Se si prova a rispondere che il trucco spesso è più faccenda dei software commerciali, si rischia di aprire una lunga discussione che è possibile evitare se ci si attiene all’evidenza dei fatti e alle positive esperienze dei progetti open.


La filosofia guida dell’open source è l’idea che il “codice sorgente”, ovvero le istruzioni al computer che creano i programmi, debba molti sviluppatori, mettendo in comune il proprio piccolo bagaglio di conoscenze specifiche per creare una sorta di “inviluppo massimo del sapere comune”, e rilasciate su internet in pubblico dominio in modo che sia riutilizzabile e aperto a tutte le idee di sviluppo.


I programmi open source sono, di conseguenza, gratuiti e liberamente scaricabili ed utilizzabili senza alcun vincolo, se non il rispetto della copyright dell’autore e il mantenimento della licenza open source. Ma la visione open del software non si ferma a questo; un’altra importantissima caratteristica è l’utilizzo esclusivo di formati aperti cosa che rappresenta di per sè un notevole valore per il cliente finale. La differenza rispetto ai formati proprietari, spessissimo utilizzati dai software commerciali, è che i dati che il cliente inserisce nel proprio sistema sono, e saranno, sempre, totalmente a sua disposizione con la libertà di migrarli eventualmente su altri sistemi, cosa che si traduce in sicurezza per il lavoro e per gli investimenti fatti, e costi futuri inferiori. I formati proprietari sono legati ai software specifici di una casa produttrice e difficilmente si può cambiare applicativo, recuperando il 100% del lavoro portato avanti negli anni.


L’open source ha potuto nascere e crescere oltre che con il contributo di moltissimi sviluppatori distribuiti uniformemente in tutti i continenti, anche e forse soprattutto, per “l’invenzione” della GPL 1 , la madre di tutte le varie licenze adottate dai software open source, creata da Richard Stallman nel 1989. Sostanzialmente la licenza GPL dice che lo sviluppatore che la adotta per il proprio software deve fornire, sempre e comunque, i codici sorgenti del proprio lavoro e nessun altro può privarlo delle copyright delle stesso.


Ma la sua diffusione “virale” è dovuta al fatto che chiunque copi o adotti anche solo parte del codice di un software open, deve conseguentemente rilasciare tutto il lavoro che ne deriva ancora con licenza GPL. In generale il software è un oggetto strano, costa molto realizzarlo e modificarlo, portarvi innovazione, può costare molto farlo funzionare ma non costa nulla riprodurlo. Quando un software viene riprodotto migliaia, milioni di volte cambia il modello di mercato, perde senso pagare il software e il mercato si riduce alle prestazioni di esperti necessarie per personalizzare, insegnare o integrare un software in un sistema unico per il cliente.


Se perde di senso vendere alcuni software allora i "sorgenti" possono essere pubblici e si avviano allora nuovi meccanismi comunitari che ampliano enormemente i contributi che possono essere dati all'evoluzione e alla attenta verifica delle funzionalitĂ , dell'affidabilitĂ , della sicurezza del software.


Se il movimento per il software aperto, non solo gratuito ma anche del tutto pubblico, agli inizi

aveva forti accenti libertari e ostili all'industria informatica, oggi rappresenta un movimento forte e importante per assicurare la definizione e la diffusione degli strumenti essenziali per i sistemi collegati ad Internet.


Internet stessa non è immaginabile senza l'apertura derivante dalla pubblicità di standard e strumenti. Molti produttori di computer sono divenuti sponsor del movimento open source in modo da poter disporre di software che abbia facile accettazione e che assicuri ampia portabilità e quindi un mercato più ampio per i servizi professionali e per i software di nicchia il cui prezzo invece tende ad aumentare. Il movimento del "open source" si collega anche alla diffusione di standard pubblici che assicurano l'interoperabilità tra i componenti dei sistemi. Standard pubblici che sono alla base del successo, e della fattibilità stessa, di Internet.


E’ facile incorrere nell’errore di contrapporre concettualmente Open Source e proprietà intellettuale. Invero fra le due realtà non c’è antinomia, ma anzi il fenomeno open basa la propria essenza ed efficacia sul diritto d’autore, cui fa ricorso con l’intenzione di sfruttare le prerogative che esso garantisce, in modo da rendere effettivamente “libero” il software ed impedirne opportunistica acquisizione proprietaria da parte di terzi.


L’open source si configura quindi non come paradigma libertario anti-autorale, ma come un particolare atteggiarsi della tutela d’autore. Per questo motivo, le regole di attribuzione della titolarità dettate dalla disciplina d’autore, valgono, in linea generale, anche per i programmi open source. Tuttavia, le particolari modalità di creazione che spesso caratterizzano il software libero possono dare (e di fatto danno) vita ai problemi interpretativi (e non solo) trattati di seguito. E’ quindi utile ricordare brevemente le più importanti regole attributive generali, riguardanti (anche) il software, presenti nella Legge 633/1941, e confrontarle col mondo open source.


Il diritto d’autore è un istituto che attribuisce all’autore di un’opera dell’ingegno a carattere creativo un insieme di facoltà, dirette soprattutto a riservargli lo sfruttamento economico dell’opera. In Italia è disciplinato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633. Gli artt. 1-5 forniscono gli elementi per individuare le opere protette dal diritto d’autore. Nella tutela rientrano tutte le opere dell’ingegno aventi carattere creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. La legge definisce le categorie di opere sottoposte al diritto di autore: letteratura, musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia. Inoltre, sono protette anche le cosiddette “elaborazioni di carattere creativo”, come ad esempio le traduzioni in un’altra lingua, le trasposizioni da una forma letteraria o artistica in un’altra, gli adattamenti, le riduzioni, ecc. A seguito del recepimento delle direttive comunitarie 96/9/CE e 91/250/EEC, inoltre, sono ora compresi nell’elenco i programmi per elaboratore (software) e le banche di dati. Il diritto nasce al momento della creazione dell’opera. Non vi è pertanto alcun obbligo di deposito, di registrazione o di pubblicazione dell’opera. Il diritto d’autore, come disciplinato dalla relativa legge, include le seguenti facoltà inerenti l’opera: pubblicarla, riprodurla, trascriverla, eseguirla, rappresentarla o recitarla in pubblico, comunicarla al pubblico, diffonderla tramite mezzi di diffusione a distanza (telegrafo, telefono,radiodiffusione, televisione e mezzi analoghi, tra cui il satellite, il cavo e Internet), compresa la sua messa a disposizione del pubblico in maniera che ciascuno possa avervi accesso nel luogo e nel momento scelti individualmente (le cosiddette fruizioni on demand), distribuirla, tradurla e/o elaborarla, venderla, noleggiarla e darla in prestito.

Tutti i diritti elencati sono indipendenti l’uno dall’altro, il che significa che l’esercizio di uno non include l’esercizio di tutti gli altri.

Inoltre, tali diritti si applicano sia all’opera nel suo insieme, che a ciascuna delle sue parti.


Il diritto consiste di due elementi fondamentali: in primo luogo, il diritto alla nominalità dell’opera (anche detto diritto morale), per il quale ciò che è stato creato dall’autore deve essere riferito all’autore medesimo, evitando che altre persone possano gloriarsi di quanto da lui fatto. Secondariamente, il diritto contiene la facoltà di sfruttamento economico. Il primo è strettamente legato alla persona dell’autore e, salvo casi particolari, tale rimane, mentre il secondo è originariamente dell’autore, il quale può cederlo dietro compenso (ma anche gratuitamente) ad un acquirente (licenziatario), il quale a sua volta può nuovamente cederlo nei limiti del contratto di cessione e della legge applicabile.


La licenza in ambito informatico è il contratto che solitamente accompagna un prodotto software. Tale contratto specifica le modalitĂ  con cui l’utente può usare il prodotto, garantendo diritti ed imponendo obblighi. La licenza è imposta da chi detiene il diritto di autore (copyright)sul prodotto software, il solo che può far rispettare in ogni sede la licenza stessa.  La qualitĂ  dei prodotti. Per poter realizzare un prodotto complesso con una comunitĂ  aperta sia l'architettura del prodotto sia i processi di sviluppo e controllo devono essere molto sofisticati, piĂą sofisticati di quelli di molti produttori di software; ciò assicura qualitĂ  ai prodotti. La forza lavoro è invece assicurata da idealitĂ  e volontĂ  di partecipazione ma anche da sponsorizzazioni di grandi aziende (Ibm, HP, Sun, Oracle, Apple ad es.) e dalla necessitĂ  di "stare nel giro".

 

Riporto di seguito alcuni siti dove è possibile scaricare software open source

www.artecinema.it

it.openoffice.org

speciali.html.it

osload.com

sourceforge.net


Alessandro Sigismondi

Alessandro Sigismondi, è informatico, esperto e consulente in Computer Forensics e Network Forensics, docente in Sistemi Informatici e Sicurezza di Rete e consulente legale presso Tribunali e Procure italiane in materia di crimini informatici. Collabora come consulente presso Maxima Srl operando come Perito presso Tribunali e Procure italiane in qualità di esperto in Crimini Informatici partecipando ad indagini sia italiane che a livello europeo, analizzando i reati informatici in ogni loro aspetto sia come tecnico che approfondendo la materia del penale informatico. Collabora inoltre con l'Osservatorio internazionale Cards, iniziativa senza scopo di lucro che opera per accrescere e diffondere informazioni, formazione, comprensione e adozione dell’utilizzo della Smart Card e dei nuovi sistemi di pagamento.
Per contattare l'autore potete scrivere a  alsigismo|chiocciola|gmail.com


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