Oggi
si parla tanto di software open source, ma che cosa è realmente questo nuovo
modo di interpretare il grande mondo dei
software? Siamo abituati a considerare il software per il nostro computer come
una spesa accessoria, cioè quando acquistiamo un computer nel suo interno non
troviamo nessun programma, se lo usiamo per divertimento o per lavoro dobbiamo
acquistare a parte dei software a pagamento che a volte superano di gran lunga
il doppio del costo del computer con tutti gli accessori.
Uno dei fenomeni più
innovativi dell’ultimo decennio nel mondo dell’informatica è l’Open Source.
Forse non tutti sanno ancora di preciso di cosa si tratti, ma è raro ormai, tra
le persone che lavorano utilizzando un computer, anche solo per scrivere dei
testi, che qualcuno non abbia mai sentito nominare Linux, il “sistema operativo
alternativo e gratuito”, il caso più noto ed eclatante dei successi dell’open source.
Per citare un paio tra i modi più curiosi in cui i non addetti ai lavori
definiscono questo fenomeno: “L’open source. Non è quel sito da dove si scarica
il software gratis?”, oppure “Non sono quelli che regalano il software? ma poi
dove sta il trucco?”. Se si prova a rispondere che il trucco spesso è più
faccenda dei software commerciali, si rischia di aprire una lunga discussione
che è possibile evitare se ci si attiene all’evidenza dei fatti e alle positive
esperienze dei progetti open.
La filosofia guida dell’open source è l’idea che il “codice sorgente”, ovvero le istruzioni al computer che creano i programmi, debba molti sviluppatori, mettendo in comune il proprio piccolo bagaglio di conoscenze specifiche per creare una sorta di “inviluppo massimo del sapere comune”, e rilasciate su internet in pubblico dominio in modo che sia riutilizzabile e aperto a tutte le idee di sviluppo.
I programmi open source sono, di conseguenza, gratuiti e liberamente scaricabili ed utilizzabili senza alcun vincolo, se non il rispetto della copyright dell’autore e il mantenimento della licenza open source. Ma la visione open del software non si ferma a questo; un’altra importantissima caratteristica è l’utilizzo esclusivo di formati aperti cosa che rappresenta di per sè un notevole valore per il cliente finale. La differenza rispetto ai formati proprietari, spessissimo utilizzati dai software commerciali, è che i dati che il cliente inserisce nel proprio sistema sono, e saranno, sempre, totalmente a sua disposizione con la libertà di migrarli eventualmente su altri sistemi, cosa che si traduce in sicurezza per il lavoro e per gli investimenti fatti, e costi futuri inferiori. I formati proprietari sono legati ai software specifici di una casa produttrice e difficilmente si può cambiare applicativo, recuperando il 100% del lavoro portato avanti negli anni.
L’open source ha potuto nascere e crescere oltre che con il contributo di moltissimi sviluppatori distribuiti uniformemente in tutti i continenti, anche e forse soprattutto, per “l’invenzione” della GPL 1 , la madre di tutte le varie licenze adottate dai software open source, creata da Richard Stallman nel 1989. Sostanzialmente la licenza GPL dice che lo sviluppatore che la adotta per il proprio software deve fornire, sempre e comunque, i codici sorgenti del proprio lavoro e nessun altro può privarlo delle copyright delle stesso.
Ma la sua diffusione “virale” è dovuta al fatto che chiunque copi o adotti anche solo parte del codice di un software open, deve conseguentemente rilasciare tutto il lavoro che ne deriva ancora con licenza GPL. In generale il software è un oggetto strano, costa molto realizzarlo e modificarlo, portarvi innovazione, può costare molto farlo funzionare ma non costa nulla riprodurlo. Quando un software viene riprodotto migliaia, milioni di volte cambia il modello di mercato, perde senso pagare il software e il mercato si riduce alle prestazioni di esperti necessarie per personalizzare, insegnare o integrare un software in un sistema unico per il cliente.
Se perde di senso vendere alcuni software allora
i "sorgenti" possono essere pubblici e si avviano allora nuovi
meccanismi comunitari che ampliano enormemente i contributi che possono essere dati
all'evoluzione e alla attenta verifica delle funzionalità, dell'affidabilità,
della sicurezza del software.
Se il movimento per il software aperto, non solo gratuito ma anche del tutto pubblico, agli inizi
aveva forti accenti libertari e ostili all'industria informatica, oggi rappresenta un movimento forte e importante per assicurare la definizione e la diffusione degli strumenti essenziali per i sistemi collegati ad Internet.
Internet stessa non è immaginabile senza
l'apertura derivante dalla pubblicità di standard e strumenti. Molti produttori
di computer sono divenuti sponsor del movimento open source in modo da poter disporre
di software che abbia facile accettazione e che assicuri ampia portabilità e
quindi un mercato più ampio per i servizi professionali e per i software di
nicchia il cui prezzo invece tende ad aumentare. Il movimento del "open source" si collega anche
alla diffusione di standard pubblici che assicurano l'interoperabilità tra i
componenti dei sistemi. Standard pubblici che sono alla base del successo, e
della fattibilità stessa, di Internet.
E’ facile incorrere nell’errore di contrapporre
concettualmente Open Source e proprietà
intellettuale. Invero fra le due realtà non c’è antinomia, ma anzi il fenomeno
open basa la propria essenza ed efficacia sul diritto d’autore, cui fa ricorso
con l’intenzione di sfruttare le prerogative che esso garantisce, in modo da
rendere effettivamente “libero” il software ed impedirne opportunistica
acquisizione proprietaria da parte di terzi.
L’open source si configura quindi non come paradigma libertario anti-autorale, ma come un particolare atteggiarsi della tutela d’autore. Per questo motivo, le regole di attribuzione della titolarità dettate dalla disciplina d’autore, valgono, in linea generale, anche per i programmi open source. Tuttavia, le particolari modalità di creazione che spesso caratterizzano il software libero possono dare (e di fatto danno) vita ai problemi interpretativi (e non solo) trattati di seguito. E’ quindi utile ricordare brevemente le più importanti regole attributive generali, riguardanti (anche) il software, presenti nella Legge 633/1941, e confrontarle col mondo open source.
Il diritto d’autore è un istituto
che attribuisce all’autore di un’opera dell’ingegno a carattere creativo un
insieme di facoltà, dirette soprattutto a riservargli lo sfruttamento economico
dell’opera. In Italia è disciplinato dalla legge 22 aprile 1941, n. 633. Gli
artt. 1-5 forniscono gli elementi per individuare le opere protette dal diritto
d’autore. Nella tutela rientrano tutte le opere dell’ingegno aventi carattere
creativo, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione. La legge
definisce le categorie di opere sottoposte al diritto di autore: letteratura,
musica, arti figurative, architettura, teatro, cinematografia. Inoltre, sono
protette anche le cosiddette “elaborazioni di carattere creativo”, come ad
esempio le traduzioni in un’altra lingua, le trasposizioni da una forma
letteraria o artistica in un’altra, gli adattamenti, le riduzioni, ecc. A
seguito del recepimento delle direttive comunitarie 96/9/CE e 91/250/EEC,
inoltre, sono ora compresi nell’elenco i programmi
per elaboratore (software) e le banche di dati. Il diritto nasce al momento della
creazione dell’opera. Non vi è pertanto alcun obbligo di deposito, di
registrazione o di pubblicazione dell’opera. Il diritto d’autore, come
disciplinato dalla relativa legge, include le seguenti facoltà inerenti
l’opera: pubblicarla, riprodurla, trascriverla, eseguirla, rappresentarla o
recitarla in pubblico, comunicarla al pubblico, diffonderla tramite mezzi di diffusione a
distanza (telegrafo, telefono,radiodiffusione, televisione e mezzi analoghi,
tra cui il satellite, il cavo e Internet), compresa la sua messa a disposizione
del pubblico in maniera che ciascuno possa avervi accesso nel luogo e nel
momento scelti individualmente (le cosiddette fruizioni on demand),
distribuirla, tradurla e/o elaborarla, venderla, noleggiarla e darla in
prestito.
Tutti i diritti elencati sono indipendenti l’uno dall’altro, il che
significa che l’esercizio di uno non include l’esercizio di tutti gli altri.
Inoltre, tali diritti si applicano sia all’opera nel suo insieme, che a
ciascuna delle sue parti.
Il diritto consiste di due elementi fondamentali: in
primo luogo, il diritto alla nominalità dell’opera (anche detto diritto
morale), per il quale ciò che è stato creato dall’autore deve essere
riferito all’autore medesimo, evitando che altre persone possano gloriarsi di
quanto da lui fatto. Secondariamente, il diritto contiene la facoltà di
sfruttamento economico. Il primo è strettamente legato alla persona dell’autore
e, salvo casi particolari, tale rimane, mentre il secondo è originariamente
dell’autore, il quale può cederlo dietro compenso (ma anche gratuitamente) ad
un acquirente (licenziatario), il quale a sua volta può nuovamente
cederlo nei limiti del contratto di cessione e della legge applicabile.
La licenza in ambito informatico è il contratto che solitamente accompagna un prodotto software. Tale contratto specifica le modalità con cui l’utente può usare il prodotto, garantendo diritti ed imponendo obblighi. La licenza è imposta da chi detiene il diritto di autore (copyright)sul prodotto software, il solo che può far rispettare in ogni sede la licenza stessa. La qualità dei prodotti. Per poter realizzare un prodotto complesso con una comunità aperta sia l'architettura del prodotto sia i processi di sviluppo e controllo devono essere molto sofisticati, più sofisticati di quelli di molti produttori di software; ciò assicura qualità ai prodotti. La forza lavoro è invece assicurata da idealità e volontà di partecipazione ma anche da sponsorizzazioni di grandi aziende (Ibm, HP, Sun, Oracle, Apple ad es.) e dalla necessità di "stare nel giro".
Riporto di seguito alcuni siti dove è possibile scaricare software open source
Alessandro Sigismondi