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Giovani e media: cellulari, internet e varietà le parole d'ordine

Il settimo Rapporto sulla comunicazione Censis/Ucsi, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia, racconta la dieta mediatica dei giovani italiani ed europei. Nomadi e disincantati: l'identikit dei giovani di fronte ai media. La Tv generalista è utile, ma crescono i media alternativi.
di Censis | 12 giugno 2008
Sono stati presentati a Roma i risultati del 7° Rapporto sulla comunicazione Censis/Ucsi, promosso da H3G, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia. Una iniziativa che punta i riflettori sull'uso dei media da parte dei giovani. Non stupisce il fatto che le nuove tecnologie siano molto utilizzte, ma c'è spazio anche per altro.

Il balzo in avanti nell’uso di Internet da parte dei giovani italiani tra i 14 e i 29 anni è stato enorme: tra il 2003 e il 2007 l’utenza complessiva (uno o due contatti alla settimana) è passata dal 61% all’83% dei giovani, e l’uso abituale (almeno tre volte alla settimana) dal 39,8% al 73,8%.

Non stupisce tanto che il cellulare sia usato praticamente da tutti i giovani (il 97,2%), quanto constatare che il 74,1% di essi legge almeno un libro all’anno (esclusi ovviamente i testi scolastici) e il 62,1% più di tre libri.

Il 77,7% dei giovani legge un quotidiano (a pagamento o free press) una o due volte alla settimana (il 59,9% nel 2003), mentre il 57,8% legge almeno tre giornali alla settimana. Iperiodici hanno una utenza complessiva pari al 50% dei giovani (era il 44% nel 2003). E la flessione che si registra nell’uso della televisione tradizionale (dal 94,9% all’87,9%) è ampiamente compensata dall’incremento conosciuto in questi anni dalla Tv satellitare (dal 25,2% al 36,9% dei giovani).

Le differenze di genere si sono notevolmente ridotte, ma non annullate. Nell’utenza complessiva dei media (frequenza settimanale di una o due volte)
  • le femmine ascoltano di più la radio (il 90,3% contro l’83,1% dei maschi) e leggono di più i periodici (il 55,2% contro il 45,3%)
  • i maschi invece leggono di più i quotidiani (l’80,4% contro il 74,6% delle ragazze) e guardano di più la Tv satellitare (il 39,9% contro il 33,6%)

Sono le stesse funzioni e tecnologie del linguaggio radiofonico ad essere profondamente mutate, perché la «colonna sonora» della giornata di un adolescente si compone ormai di pod-cast e download di mp3 dalla rete, telefonini e lettori usati anche come apparecchi radio, playlist scambiate attraverso i blog.

Questo è un esempio della tendenza al nomadismo e al disincanto che caratterizza l’esperienza di vita delle giovani generazioni nel mondo digitale, nel quale si passa da un mezzo all’altro senza badare troppo alla sua natura. È aumentato il numero dei media ed è sempre più difficile tracciare un confine tra i media, grazie soprattutto al ruolo di Internet. I giovani si trovano a loro agio in questo contesto e hanno elaborato strategie di adattamento.

I giovani italiani assomigliano ai giovani europei, ma non sono del tutto uguali.
  • Ovunque si fa un grande uso del telefonino, ma solo in Italia il 96,5% dei giovani lo adopera in maniera davveroabituale. Negli altri paesi gli utenti abituali oscillano tra l’89,3% della Germania, l’83,9% della Gran Bretagna, l’83,7% della Spagna, per scendere al 73,8% della Francia.
  • Per i giovani inglesi e tedeschi Internet riveste un ruolo ancora più importante che in Italia, visto che l’uso abituale della rete raggiunge il 77,7% in Gran Bretagna e il 76,5% in Germania (contro il 73,8% in Italia).
  • I ragazzi spagnoli e francesi non solo usano meno Internet (rispettivamente il 69,5% e il 65,7%), ma leggono anche meno libri dei coetanei europei: almeno tre libri all’anno per il 43,3% degli spagnoli e il 48,1% dei francesi, rispetto al 60,7% dei tedeschi, al 62,1% degli italiani e al 64,5% dei britannici.

E la TV?
Solo il 28,8% degli italiani ritiene che la Tv generalista sia vecchia e inutile, percentuale che in Gran Bretagna sale al 31%, in Francia al 31,6%, in Spagna al 37,4%, mentre si riduce al 18,9% in Germania.

Sono altri i problemi con cui devono confrontarsi i canali generalisti.
Secondo il 73,1% degli italiani,ancora una volta,il loro principale difetto è la volgarità dei programmi, una quota elevata come tra gli spagnoli (86,8%),  ma molto superiore al 60,5% della Gran Bretagna, al 54,7% della Germania e al 54% in Francia.

A proposito deitelegiornali messi in onda dai canali televisivi generalisti, la percezione dell’ 82% del pubblico italiano e spagnolo è che i Tg del proprio paese siano troppo legati al potere politico, mentre il dato scende al 69,9% in Francia,e ancor più, al 49,5% in Gran Bretagna e al 40,1% in Germania. Il sensazionalismo è il secondo difetto dei Tg per il 60,6% degli italiani.

La televisione non è più da sola al centro del sistema, in quanto condivide sempre più una funzione di snodo della comunicazionecon telefonino e internet, in un uso a tutto campo di almeno 16 diversi mezzi (vari tipi di Tv, di quotidiani, di radio).

Il risultato di questa piccola rivoluzione è che il cluster di italiani che usufruisce di diete mediatiche sofisticate - audiovisive e digitali raggiunge il 46% e che scavalchiamo la Spagna. In gran parte lo si deve all’apporto dei giovani ,che contribuiscono allo svecchiamento della domanda di media anche in Italia.

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