

In realtà la questione potrebbe anche essere più sottile, subdolo e meno visibile: infatti, si potrebbe configurare anche la possibilità che gli operatori possano dare maggiore priorità ad alcuni pacchetti di dati rispetto ad altri, abbandonando il metodo del cosiddetto best effort che ha regolato fino a oggi il traffico su internet: sulla rete tutti i dati hanno la stessa priorità, e le congestioni di traffico vengono gestite semplicemente in base al principio del ‘meglio possibile’. In poche parole: tutti i contenuti, i mittenti e destinatari hanno gli stessi diritti.
il principio del best effort potrebbe essere, quindi, sostituito dagli exclusive agreement, accordi esclusivi tra operatori e fornitori di contenuti e servizi sul web, con gli
operatori che avrebbero il coltello dalla parte del manico e potrebbero
facilmente dare priorità a propri contenuti e servizi rispetto a quelli
di altri.
Se la Network Neutrality venisse eliminata, le aziende di telecomunicazioni potrebbero fare una fortuna fornendo collegamenti veloci solo ai siti che pagano e discriminando con connessioni più lente tutti gli altri. Eliminare la neutralità della rete spalancherebbe la strada alla colonizzazione del web da parte delle multinazionali delle telecomunicazioni, che amplificherebbero le voci dei ricchi e dei potenti riducendo al silenzio il dissenso.
Il pericolo che viene dall’America
La Neutralità della Rete è stata recentemente minacciata dai
legislatori statunitensi che, spinti dalle richieste di grandi
provider, stavano valutando l’introduzione di quella che viene chiamataInternet a 2 velocità, una riforma alla legislazione sulle telecomunicazioni, che, anche se dovrebbe avvenire solo in America, per via della natura globale di Internet, potrebbe interessare tutto il mondo.
Nel 2005, infatti, la commissione federale per le comunicazioni degli Stati Uniti (Fcc), su pressione dei giganti delle telecomunicazioni, iniziò ad attaccare la Neutralità della Rete che per anni aveva garantito pari condizioni a tutti i siti.
Schierati a favore della riforma di abbattimento del criterio di neutralità spiccavano AT&T, gigante mondiale delle telecomunicazioni, e il partito degli ISP formato da Verizon, BellSouth e Comcast.
Si opponevano invece con forza, oltre ai progettisti di Internet tra cui spiccano Tim Berners e Vint Cerf, aziende come Google, Microsoft, eBay e Amazon; persino la FCC o Federal Communication Commission, un’agenzia governativa indipendente per le comunicazioni, si opponeva alla riforma.
l timore di questa prospettiva ha spinto più di un milione e mezzo di statunitensi e 850 gruppi di sinistra e di destra a chiedere al Fcc e al Congresso di fissare delle regole che tutelino la Neutralità della Rete . Decine di migliaia di cittadini americani hanno inviato i loro messaggi all’Fcc, che il 23 luglio 2007 concluse la sua indagine ufficiale sulla rete.
In un periodo in cui la democrazia statunitense è sotto attacco su molti fronti, internet è uno dei pochi posti dove la libertà ha fatto veramente dei progressi. L’unico segnale che l’Fcc può cogliere dai tanti messaggi ricevuti è che i cittadini vogliono che questi progressi continuino.
Ad oggi la questione sembra essersi congelata, forse in attesa della prossima legislatura. Ma le domande restano sempre le stesse: l’Fcc saprà difendere la neutralità della rete?O chiuderà la frontiera e lottizzerà quelli che un tempo erano grandi spazi aperti trasformandoli in lussuose dimore per chi può pagare e in baracche per chi non può?
Un video sulla Net Neutrality
Per capire meglio il significato della Neutralità della Rete, vi consiglio di vedere questo filmato, la cui traduzione è stata curata dall’associazione Anti Digital Divide:
Antonio Troise - Levysoft
This work is licensed under a Creative Commons License.