I cybercriminali stanno lentamente modificando le strategie di attacco utilizzando tecniche "ransomware", che prevedono un 'rapimento' dei dati e la richiesta di un riscatto in cambio della decrittazione degli stessi.
Redazione PMI-dome |
02 luglio 2008
Il cyberterrorismo è il nuovo aspetto della mafia moderna. Ricattare, lanciare attacchi DDoS (denial of service, letteralmente’ negazione’ del servizio. In questo tipo di attacco si cerca di portare il funzionamento di un sistema informatico che fornisce un servizio, ad esempio un sito web, al limite delle prestazioni, lavorando su uno dei parametri d'ingresso, fino a renderlo non più in grado di erogare il servizio) contro siti web chiedendo poi riscatti, dimostra come i malware writer hanno capito come è possibile fare molti soldi.
I cybercriminali stanno
lentamente modificando le loro strategie di attacco contro le aziende,
abbandonando i tradizionali cyberattacchi su vasta scala in favore di
tecniche
"ransomware", che prevedono la
criptazione (rapimento)
dei dati degli
utenti e la
richiesta di un riscatto in cambio della decrittazione degli stessi.
Questo tipo di software nocivo
infetta un PC,
esegue la criptazione di alcuni dati e poi
mostra un
avviso che invita la vittima a mandare soldi per ottenere la chiave di
decrittazione necessaria per accedere nuovamente ai dati in ostaggio. Non si
tratta di una tipologia di codice troppo nuova.
Tra gli esempi più recenti
troviamo
Cryzip, scoperto a
Marzo 2006, e
GPCode, scoperto a
Maggio 2005.
Cryzip e GPCode non hanno causato danni su vasta scala, ma si
ritiene ritiene che dal 2008 in poi i
cybercriminali saranno in grado di affinare le tecniche di programmazione di
questi Trojan.
Questi malware (software
maliziosi) agiscono prevalentemente in base alle seguenti modalità: criptando
il contenuto di alcune cartelle o di alcuni file del pc vittima, oppure
inibiscono completamente l'utilizzo con l'avvertimento (di solito con un file
.txt o .word) che
se entro certo numero di minuti
non viene effettuato un versamento in
denaro verrebbe avviata una
procedura di cancellazione progressiva di dati
contenuti nell'hardware della macchina.Il fenomeno, pare, sarebbe nato
dall'intuizione di alcuni hackers russi e si trattava di
richieste estorsive che si
aggiravano intorno ai trecento dollari, denaro che doveva essere pagato tramite
Cryzip, ovvero tramite il poco noti ai più sistema di pagamenti e-Gold
. Negli ultimi tempi, tuttavia, i malfattori hanno ridotto le proprie pretese
al fine di adeguarsi ad una platea più ampia, seppure meno abbiente, e fra i
sistemi di pagamento accettati vi sono anche i noti Western Union e Paypal.
L'ultimo ransomware rilevato scoperto è stato
Troj/Ransom-A, che
richiede
'solo' 10.99 dollari di riscatto da inviare via Western Union. Questo metodo
non si limita (per così dire) a fare
danni al computer, ma
lucchetta i dati (documenti, foto, e altro) con una
cifratura sofisticatissima con
chiave a 1024 bit: se si vuole ritornare in
possesso,si deve pagare una tagente (o un "pizzo" del terzo
millennio) ai gestori del virus.
La lunghezza della chiave significa che la decifrazione per forza bruta è
sostanzialmente impossibile, per cui l'unica maniera per riavere i propri dati
sembra essere quella di pagare il riscatto.
Il virus si fa riconoscere perché
aggiunge l'estensione "._CRYPT" in fondo all'estensione preesistente dei file che bloccato e poi colloca nella
medesima cartella/directory un file
"!_READ_ME_!.txt" che
spiega come procedere per far avere il riscatto.
Questa è una
minaccia emergente "Ransomware": documenti e file personali sotto scacco si tratta di componenti
nocivi che, una volta insediatisi sul sistema, tentano di estorcere del denaro
all’utente crittografando, provvedono a crittografare file e documenti
personali rendendone impossibile la consultazione senza conoscere la chiave per
decifrarli. I file dell'utente vengono insomma tenuti "in ostaggio"
chiedendo una somma di denaro variabile (in questo caso tra 100 e 200 dollari)
per il riscatto. Codificare documenti è un danno immenso per le società che
devono lavorare con i propri dati. Pagare 300 dollari sarebbe molto più semplice che
aspettare un decodificatore che arrivi da chissà dove…
Il trojan, una volta
individuati i file da criptare, li codifica con un algoritmo proprietario e
lascia un
documento in formato txt riportando la seguente scritta:
"Hello, your files are encrypted
with RSA-4096 algorithm. You will need at
least few years to decrypt these files without our software. All your private
information for last 3 months were collected and sent to us. To decrypt your
files you need to buy our software. The price is $300. To buy our software
please contact us at: [email address] and provide us your personal code
[personal code]. After successful purchase we will send your decrypting tool,
and your private information will be deleted from our system. If you will not
contact us until 07/15/2007 your private information will be shared and you
will lost all your data. Glamorous team".
(tradotto: "Ciao, i
tuoi file sono criptati con un algoritmo RSA-4096. Avrai bisogno di almeno qualche
anno per decifrare questi file senza il nostro software. Tutte le tue
informazioni private degli ultimi 3 mesi sono stati raccolti e inviati a noi. Per
decrittare i file dovrai acquistare il nostro software. Il prezzo è 300 dollari. Per acquistare il nostro software ti invitiamo a contattarci
all'indirizzo: [indirizzo email] e fornirci il tuo codice personale [codice
personale]. Dopo che l'acquisto sarà andato a buon fine ti invieremo il tuo strumento di
decodifica, e le vostre informazioni private verranno eliminate dal nostro
sistema. Se non ci contatterai entro il 07/15/2007 le tue informazioni
private verranno condivise e perderai tutti i tuoi dati. Glamorous team").
Fortunatamente, i dati non sono stati codificati con l'algoritmo
sopra illustrato, bensì con un algoritmo molto più semplice da decodificare.
Inoltre le informazioni quali username e password vengono collezionate
utilizzando tecniche simili a quelle utilizzate dai rootkit, cioè prendendo il
controllo di alcune API di sistema (
Application Programming InterfaceAPI ), e
ricavandone i dati.
Anche questi dati vengono codificati attraverso un altro
algoritmo e, questa volta, vengono inviati ad un server remoto, dove i malware
writer possono tranquillamente scaricarli e decodificarli. Ho già parlato
diverse volte degli attacchi a siti web che sono in costante crescita che hanno
l'obbiettivo di inserire virus e malware per rubare dati agli utenti dei siti
oppure di scontri e guerra online tra singole nazioni come Cina, Russia, Usa o
la Nato. Ho anche già scritto di virus
che una volta installati sul pc lo riescono a bloccare interamente o alcune
cartelle come quella "documenti" dove di solito si tengono files
importanti e richiedono, poi, una password per sbloccare pc o
directory. Ovviamente la password viene rilasciato dietro un riscatto, un
pagamento. Un altro fenomeno del cyber-crimine che è attivato anche in Italia e
ultimamente anche nella nostra regione.
Come
avviene l’attacco nel dettaglio
Una volta
eseguito il file, il trojan tenta di iniettarsi all’interno del file di
sistema winlogon.exe.
Se l’attacco ha successo, da winlogon.exe il trojan
tenta di iniettarsi in svchost.exe e poi negli altri processi. Per
partire all'avvio di sistema, si aggiunge nella directory di sistema di
Windows come ntos.exe (per esempio C:\WINDOWS\system32\ntos.exe)
e si aggiunge nella seguente chiave di
registro:HKEY_LOCAL_MACHINE\Software\Microsoft\Windows
NT\CurrentVersion\Winlogon
“Userinit” = “[systemdir]\ntos.exe” Questo permette al malware di partire in posizione
privilegiata all’avvio di sistema, prima rispetto a molti altri
processi. Crea inoltre una directory nascosta sotto system32, chiamata wsnpoemche contiene video.dll e audio.dll.
Il trojan ha
tre payload (un pacchetto, ad un frame o ad un'altra unità per la
trasmissione dei dati.) : criptare i file sull’hard disk e poi minacciare, rubare
credenziali dell’utente del pc, aprire un socks server.
Per criptare i dati il trojan scansiona l’hard disk alla ricerca dei file che hanno una
delle seguenti estensioni:
.12m .3ds .3dx .4ge .4gl .7z .a .a86 .abc .acd .ace .act .ada .adi .aex .af3
.afd .ag4 .ai .aif .aifc .aiff .ain .aio .ais .akf .alv .amp .ans .ap .apa .apo
.app .arc .arh .arj .arx .asc .asm .ask .au .bak .bas .bb .bcb .bcp .bdb .bh
.bib .bpr .bsa .btr .bup .bwb .bz .bz2 .c .c86 .cac .cbl .cc .cdb .cdr .cgi
.cmd .cnt .cob .col .cpp .cpt .crp .cru .csc .css .csv .ctx .cvs .cwb .cwk .cxe
.cxx .cyp .d .db .db0 .db1 .db2 .db3 .db4 .dba .dbb .dbc .dbd .dbe .dbf .dbk
.dbm .dbo .dbq .dbt .dbx .dfm .djvu .dic .dif .dm .dmd .doc .dok .dot .dox .dsc
.dwg .dxf .dxr .eps .exp .f .fas .fax .fdb .fla .flb .frm .fm .fox .frm .frt
.frx .fsl .gtd .gif .gz .gzip .h .ha .hh .hjt .hog .hpp .htm .html .htx .ice
.icf .inc .ish .iso .jar .jad .java .jpg .jpeg .js .jsp .key .kwm .lst .lwp
.lzh .lzs .lzw .ma .mak .man .maq .mar .mbx .mdb .mdf .mid .mo .myd .obj .old
.p12 .pak .pas .pdf .pem .pfx .php .php3 .php4 .pgp .pkr .pl .pm3 .pm4 .pm5 .pm6
.png .ppt .pps .prf .prx .ps .psd .pst .pw .pwa .pwl .pwm .pwp .pxl .py .rar
.res .rle .rmr .rnd .rtf .safe .sar .skr .sln .swf .sql .tar .tbb .tex .tga
.tgz .tif .tiff .txt .vb .vp .wps .xcr .xls .xml .zip
Una volta trovati, codifica
questi file con un algoritmo di codifica fortemente modificato che ricorda
l’algoritmo RC4. Dopo che sono stati codificati, il trojan crea il file read_me.txt in ogni directory in cui ha criptato dei files. Nel readme c’è la scritta del
ricatto.
Per rubare le informazioni, il trojan fa uso di tecniche simili a
quelle utilizzate dai rootkit user mode, modificando l’Import Address
Table. Una volta collezionate le credenziali, il trojan le salva
all’interno di un file e le cripta prima di uploadarle su un server
remoto. L’algoritmo usato è particolarmente semplice e fa uso di alcune
semplici operazioni matematiche su ogni byte del file da criptare.
Al momento si provvede a cifrare,
143 differenti tipologie di file cancellando le versioni originali dal disco
fisso, e suggerisce agli utenti vittime del malware di tentare si recuperare i
propri documenti ricorrendo ad apposite utilità di ripristino dei dati.
Il
primo consiglio - se dovesse accadervi - è quello di tentare il ripristino dei dati eliminati ad esempio con un nuovissimo prodotto PhotoRec, scaricabile dal web.
Alessandro Sigismondi
Alessandro Sigismondi,
è informatico, esperto e consulente in Computer Forensics e Network
Forensics, docente in Sistemi Informatici e Sicurezza di Rete e
consulente legale presso Tribunali e Procure italiane in materia
di crimini informatici. Collabora come consulente presso Maxima Srloperando come Perito presso Tribunali e Procure italiane in qualità di
esperto in Crimini Informatici partecipando ad indagini sia italiane
che a livello europeo, analizzando i reati informatici in ogni
loro aspetto sia come tecnico che approfondendo la materia del penale
informatico. Collabora inoltre con l'Osservatorio internazionale Cards, iniziativa senza scopo di
lucro che opera per accrescere e diffondere informazioni, formazione,
comprensione e adozione dell’utilizzo della Smart Card e dei nuovi
sistemi di pagamento.
Per contattare l'autore potete scrivere a alsigismo|chiocciola|gmail.com