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PMI Dome

Le telecomunicazioni italiane secondo AGCOM

Corrado Calabrò ha presentato la Relazione annuale sull'attività svolta e il piano di lavoro per il prossimo futuro. Oltre al sistema televisivo, molto è stato detto sulle telecomunicazioni italiane e il loro rapporto con i consumatori. E proprio dalle associazioni del consumatori, pollice verso per la visione di Calabrò.
di EP
Lo sviluppo del settore delle telecomunicazioni è stato, fino a tempi recentissimi, a getto continuo. L’Italia ha la più alta diffusione al mondo di telefoni cellulari (uno e mezzo per abitante).
Siamo all’avanguardia nell’innovazione ed evoluzione tecnologica e nelle offerte innovative (triple play; quadruple play, convergenza tra fisso e mobile). Al primo posto in Europa e al secondo nel mondo per diffusione dei servizi mobili di terza generazione (UMTS); leader mondiale nel mercato dei contenuti e servizi per la telefonia mobile18 e in particolare per la televisione su cellulare.

Con queste parole Corrado Calabrò, presidente di Agcom introduce il tema delle TLC italiane presentando la Relazione annuale  dell'Autorità.

Il settore viene raccontato come un mercato estremamente competitivo e vitale (il quinto al mondo per fatturato pro-capite e il primo per quanto riguardai servizi voce di telefonia mobile); un mercato concorrenziale e aperto. Regolato in modo efficace ed efficiente.

Un settore in cui aumentano i servizi e diminuiscono i prezzi anche a dispetto di un'inflazione ingenerosa. E questa tendenza proseguirà per gli ulteriori interventi fatti dall'Autorità che renderanno ancora più bassi i prezzi per il consumatore nei prossimi anni.
Nel 2011, le tariffe dei tre principali operatori subiranno ribassi di circa il 35% - 40%, con un ulteriore risparmio per i cittadini di 1,5 miliardi di euro.

La riduzione delle tariffe di terminazione mobili rimane, peraltro, un obiettivo da perseguire dosatamente, alla luce della situazione effettiva del mercato, e non con criteri aprioristici. La nostra priorità è piuttosto rivolta alle famiglie meno abbienti che dovranno essere protette dai rischi derivanti dalle dinamiche dei prezzi del settore e da una crescente inflazione.

Qualche neo c'è:

Stentano a decollare le offerte flat o semi-flat ai servizi di telefonia mobile; per la normalizzazione del mercato sarebbe opportuno - come ho già segnalato nella passata legislatura - sopprimere la tassa di concessione governativa sugli abbonamenti.

Ampiamente trattata la questione Telecom Italia alla quale si riconosce un "primato storico" (e non monopolio) nella telefonia fissa, anche se l'azienda ha perso ben 10 punti di quota di mercato, scendendo al solo 84%!

Non sembra dunque fondata la paura che non vi sia spazio per altri operatori che godono inevece, fenomeno tutto italiano, del prezzo più basso per il servizio di unbundling.

A marzo di quest’anno siamo arrivati a 3,7 milioni di accessi diretti in unbundling (e shared access), con una decisa accelerazione rispetto all’anno precedente (oltre un milione di linee attivate in un anno, con un  ritmo di crescita del 42%). A complemento dell’assetto regolamentare del mercato fisso, l’Autorità ha definito una manovra pro-concorrenziale sulle tariffe di terminazione fissa che stabilisce una spiccata asimmetria a favore degli operatori alternativi: la più accentuata in Europa.

Eppure non ci nasconde dietro a un dito e lo stesso Calabrò ammette che, nel fisso, Telecom Italia gode di una quota di mercato "più elevata che altrove".

Ciò produce effetti non solo nei mercati dei servizi tradizionali (la voce), ma anche nella larga banda, dove Telecom Italia deteneva ancora, a fine 2007, una quota (il 64%) superiore a quella degli altri incumbent europei (mediamente il 55%; il 49% nel Regno Unito). Anche per questo motivo, oltre che per eliminare alla radice la possibilità di comportamenti anticompetitivi, l’Autorità - come ho annunciato nella scorsa Relazione - ha intrapreso un processo verso condizioni di organica parità di trattamento nell’accesso alla rete locale dell’incumbent.

Si attendono quindi con figducia i risultati dei 72 impegni  che Telecom si è assunta per rendere concorrenziale davvero l'accesso alla rete.

Gli impegni presentati non sono immodificabili e l’Autorità li valuterà nel merito avvalendosi di una consultazione pubblica, alla quale parteciperanno tutti gli attori del mercato. Gli impegni definitivi, se approvati, diverranno vincolanti per Telecom Italia e cambieranno considerevolmente l’assetto del sistema nel senso della parità di accesso e di un’assoluta trasparenza; la regolazione terrà commisuratamente conto di tale nuovo assetto.

In questo quadro di competitività e vivacità, Calabrò traccia le prospettive future, tra una stagione che volge al termine e una che deve iniziare.
Se da un alto il traffico voce si dimostra sempre più un settore ormai maturo, che inizierà il suo declino se non saranno rilanciati i servizi nuovi (traffico dati, audiovisivo), dall'altro c'è il problema della banda larga.

Come noto il tasso di penetrazione della connetività a banda larga in Italia è decisamente al di sotto della media europea , per non parlare di quellla dei paesi asiatici.

L’Italia è in ritardo non solo in termini di diffusione (ultima nel G7) ma anche di qualità delle connessioni broadband, essendo caratterizzata da velocità di connessione più basse che altrove: da noi solo il 27% degli utenti dichiara di avere connessioni con capacità di banda superiore ai 4 Mbps, mentre negli Stati Uniti siamo al 41%, in Germania e nel Regno Unito si arriva al 46%, in Francia al 54% ed in Giappone addirittura all’86%.

Occorre quindi creare nuove reti trasmissive a larga banda.

Lo sviluppo del settore non può che passare attraverso la realizzazione di tali infrastrutture. Stime di analisti indicano che nel 2011 servirà una capacità di banda di almeno 50 Mbps, rispetto agli attuali 3-8 Mbps; si tratta di un futuro prossimo se si tiene conto del tempo occorrente per la realizzazione delle infrastrutture.

Alte e altissime velocità che presuppongono la cablatura in fibra ottica.
Sarà questo dunque uno dei fonti di impegno principali per l'Autorità nei prossimi anni. Garantire la neutralità della rete da un lato e favorire e guidare verso le nuove reti, NGN (Next Genaration Networks).

Il dibattito non è quindi sul "se", ma sul "come" e sul "quando" realizzarle.

Bisognerà fare i conti con l’ancora basso grado di alfabetizzazione informatica delle famiglie e delle imprese italiane, pensando quindi a politiche di sostegno alla domanda, partendo magari dalla Pubblica Amministrazione.
I tempi lunghi di realizzazione di una cablatura in fibra e gli alti costi da sostenere, non saranno ostacoli da sottovalutare. Tra le soluzioni offerte: una maggiore collaborazione con le municipalità che dovrebbero quindi diventare un primo importante volano (inserendo nella manutenzione delle strade la cablatura). Ma  si valuta anche la strada di forme di cooperazione tra pubblico e privato (project financing o public private partnership) e tra gli operatori nella realizzazione delle NGN, nel rispetto delle regole comunitarie.

Le infrastrutture a banda ultra larga rappresentano l’avvenire dei sistemi economici avanzati, sono le autostrade della comunicazione del ventunesimo secolo. Tutti i servizi del futuro prossimo e di quello ulteriore gravitano sulla rete a banda larga e ultra-larga: Internet veloce, dialogo interattivo con la pubblica Amministrazione, servizi avanzati di telemedicina, teleacquisti, insegnamento a distanza, nonché migliaia di canali TV, tali da permettere a ciascuno di crearsi il proprio palinsesto.

E’ il modo di intrattenere rapporti di lavoro, di affari, sociali, culturali, che cambia nella società informatizzata dell’epoca della globalizzazione. L’Autorità ha fatto e continuerà a fare la propria parte.

Un clima positivo e fiducia nel futuro quindi, eppure non sembra che i consumatori abbiano questa stessa visione. Nella relazione stessa si parla di "insoddisfacente rapporto delle imprese del settore delle telecomunicazioni con gli utenti, cui, pure, è finalizzato il loro servizio."

60.000, cita Clabrò, le segnalazioni giunte all'Autorità. Molti i fronti in cui quest'ultima ha dovuto impegnarsi per tutelare il consumatore: clausole capestro, attivazione e fatturazione di servizi non richiesti, ritardi negli allacciamenti e malfunzionamenti vari.

L’ammontare delle sanzioni irrogate l’anno scorso per la violazione di disposizioni a tutela dei consumatori è stato di quasi 8 milioni di euro, circa tre volte quello del precedente periodo di riferimento.

Il rapporto con i consumatori è per noi fondamentale: sono loro al centro della nostra attenzione, sono loro i terminali della nostra azione. Ciò comporta anche un più incisivo raffronto con le loro associazioni rappresentative.

Ma proprio da alcune di queste associazioni giungono bocciature per la relazione presentata.
La più categorica è quella di ADUC. Vincenzo Dovico, presidente dellassociazione, parla di disastro del sistema TLC del nostro paese.

"La soluzione non è dietro l'angolo e non è neanche nel trasferire, come fa intendere l'Autorità, molte azioni alle associazioni di consumatori. Queste ultime, a nostro avviso, è bene che siano altro dal potere politico/amministrativo e giudiziario e svolgano l'esclusiva funzione di raccolta e consulenza ai cittadini, altrimenti (vedi sindacati, specialmente quelli confederali) si trasformeranno a loro volta in cinghie di trasmissione del potere: la loro autonomia è funzionale alla loro capacità di essere voce dei cittadini. Purtroppo sappiamo che non è così per molte associazioni e che siamo quasi gli unici a pensarla e ad agire in questo modo... ma perseveriamo. Allo stato, lanciamo solo due richieste all'Autorità e al legislatore: 1) multe più salate e commisurate al danno provocato e all'illecito guadagno e 2) tempi quasi immediati (sono frequentissimi i casi di chi avvia una procedura di controversia e ci rinuncia per i tempi jurassici)."

Adiconsum commenta:

Il presidente Corrado Calabrò nella sua Relazione annuale ha riconosciuto un rapporto di insoddisfazione dei consumatori nei confronti dei gestori della telefonia. Una insoddisfazione che non è solo dei consumatori, ma è anche delle associazioni consumatori e non è solo verso gli operatori, ma verso la stessa Autorità per le comunicazioni.
In troppe occasioni le sanzioni sono arrivate da altre Autorità (v. Antitrust e Garante della Privacy) o dal Tribunale su materie proprie dell’Autorità TLC. I consumatori chiedono, quindi, per il futuro una maggiore tempestività nell’assumere i problemi e i relativi interventi. Il numero elevato di reclami ne è una riprova.

"Condividiamo – sottolinea Paolo Landi, segretario generale Adiconsum – la denuncia sul ritardo della banda larga. Da anni evidenziamo la banda larga come il nuovo servizio universale delle telecomunicazioni. Esso necessita di forti interventi e di decisioni politiche. Auspichiamo che alla denuncia seguano presto fatti concreti".

Spesso abbiamo la sensazione che i lacci e lacciuoli denunciati dal presidente Catricalà con riferimento alla politica, siano anche all’interno dell’Autorità delle Comunicazioni.



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