L’Italia al quarto posto in Europa nell’offerta del telelavoro. Il 91% dei dipendenti Italiani lavorerebbe in 'mobilità', ma solo il 16% delle imprese italiane garantisce questo privilegio a tutta la propria forza lavoro. Il 38% dei dipendenti italiani si dice pronto a licenziarsi in cambio di un telelavoro.
Redazione PMI-dome |
30 luglio 2008
In
Italia il
telelavoro rappresenta una
risorsa potenziale ben percepitasia dai dipendenti che dai datori di lavoro, e nonostante è dimostrato
che il cosiddetto “lavoro in mobilità” può aumentare i ricavi del +25%,
solo un'azienda su cinque (17%) offre opzioni di lavoro flessibile a
tutti i propri dipendenti.
Questo dato risulta essere alquanto
significativo se viene considerata la percentuale dei
lavoratori
italiani (
38%), la più alta in Europa, che si dice
pronto a licenziarsi
in cambio di un telelavoro, a parità delle altre condizioni
contrattuali.
Questo
è lo scenario che emerge da un nuovo
studio indipendente commissionato
da Avaya, intitolato “
Lavoro flessibile in Europa e in Russia”.
La
ricerca riflette esattamente le opinioni espresse da oltre
3.000
lavoratori di Francia, Germania, Italia, Russia, Spagna e Regno Unitoche non fanno altro che evidenziare la presenza di un nuovo Digital
Divide: sembra infatti superata la differenza tra chi ha accesso alla
tecnologia e chi invece no al cospetto del divario creato dalle aziende
tra chi ha accesso al telelavoro e chi no.
Secondo
la ricerca Avaya, in media solo il 17% delle imprese in Europa
garantiscono a tutti i propri dipendenti la possibilità di un
telelavoro, rischiando, in questo modo, non solo di non cogliere un
enorme vantaggio competitivo, ma anche di perdere la produttività e la
soddisfazione dei dipendenti causando, seppur in modo a volte
inconsapevole, un
divario digitale all'interno dell’azienda tra chi ha
accesso al telelavoro e la maggioranza dei non “privilegiati”.
Di
fatti, più dei tre quarti della forza lavoro europea (78%)
prenderebbero in seria considerazione l’ipotesi di cambiare posto di
lavoro a fronte della garanzia di tecnologie e modelli di lavoro
flessibili, mentre
il 94% reclama l’accesso al telelavoro alla propria
azienda.
"
Il
cosiddetto digital divide era solito indicare la differenza tra chi
aveva accesso alla tecnologia e chi invece no", ha sottolineato
Gianluca Attura, Amministratore Delegato Avaya Italia. "
Quello che
mostra questo studio è un nuovo tipo di digital divide: il divario che
esiste tra le aziende che hanno compreso l’opportunità di guadagnare in
produttività ed efficienza dalla propria forza lavoro conservando il
personale migliore, e quelle che invece mettono a rischio la loro
attività dal momento che non possiedono la tecnologia capace di
rispondere a quello che i dipendenti richiedono".
Di seguito altri dati emersi dallo studio:
- Il30% dei senior manager europei ritiene che le tecnologie e le policy
per il telelavoro permetterebbero alle aziende di essere molto più
competitive sullo scenario mondiale
- In Europa le PMI sono
molto meno inclini (57%) a garantire condizioni di telelavoro rispetto
a realtà di maggiori dimensioni (74%)
- Circa la metà dei
dipendenti europei (44%) ritiene che il non poter lavorare da casa sia
indicativo di un'azienda dalle policy lavorative obsolete
- Inoltreoltre un terzo (35%) di coloro che lavorano presso organizzazioni senza
flessibilità è convinto che l'azienda possieda in realtà le tecnologie
adatte ma abbia scelto di non utilizzarle
“
Le
soluzioni di Unified Communications sono semplici e scalabili e possono
concretamente aiutare le società a rispondere alle aspettative dei
propri dipendenti, aumentando al tempo stesso la loro produttività”
conclude Gianluca Attura.
Difatti,
secondo una ricerca separata condotta da Avaya nell’aprile 2008, più
della maggioranza delle
piccole e medie aziende italiane intervistate
(circa il
56%) riconosce che
è lo stress a recare il maggior danno alla
produttività del dipendente, anche più dei giorni di malattia (24%).
In
termini economici, inoltre, la perdita nei ricavi dell’azienda dovuta
all’assenteismo è calcolabile intorno ai 13.000 euro l’anno mentre il
risparmio ottenibile da parte del telelavoratore (in trasporti, pasti,
ecc) può arrivare a circa 7.000 euro l’anno.
Ai
fini del presente sondaggio, per lavoro flessibile si è considerata la
condizione in cui i dipendenti non sono tenuti a svolgere le loro
attività durante un orario di lavoro fisso o necessariamente presso gli
uffici aziendali, bensì in base a una programmazione oraria e in un
luogo scelti a loro discrezione.