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PMI Dome

Aziende e candidati dove si incontrano per la selezione del personale?

La conoscenza diretta e le banche dati interne sono ancora i canali privilegiati dalle imprese per selezionare il nuovo personale. Canali pubblici, stampa, web e agenzie invece non sfondano. La raccomandazione 'doc'? Conta sempre meno.
Redazione PMI-dome | 09 settembre 2008

Il 35,2% delle aziende italiane con almeno un dipendente, intervistate nell’ambito dell’indagine Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro, dichiara che la principale modalità per la ricerca e la selezione del personale è la conoscenza diretta del candidato, magari già “testato” attraverso precedenti tirocini, stage o contratti di lavoro a tempo determinato.


E’ questo il canale di assunzione che sembra destinato ad affermarsi maggiormente nel 2008, in crescita di 5 punti percentuali rispetto a quello dichiarato nel 2007. Soprattutto è il canale di assunzione più diffuso tra le aziende con meno di 50 dipendenti e quello più usato al Sud (43,9% il dato medio relativo a queste regioni).


Per un altro 25,3% delle imprese, poi, la selezione avviene principalmente facendo ricorso alle banche dati aziendali, nelle quali confluiscono i curricula dei candidati. Secondo Unioncamere questo dimostra che un curriculum vitae articolato e ben scritto può aprire ai giovani la strada per il lavoro nel settore privato, anche se questa modalità di selezione è quella prevalente tra le imprese con più di 50 dipendenti (toccando percentuali comprese tra il 43% e il 49%). 


Infine - non è di certo una novità - soprattutto per le imprese di piccola dimensione sembra funzionare bene il “passa parola”, ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti (16,6% nel complesso e 18,3% per le micro-imprese con meno di 10 dipendenti).

Insomma difficile entrare se in qualche modo non si è già venuti in contatto - più o meno direttamente - con l'impresa scelta per il proprio futuro professionale. Da un lato si tratta di un meccanismo abbastanza logicamente giustificabile, ma un passo avanti (stando ai dati) sembra si sia fatto. Solo l'8,4% delle aziende intervistate ammette che la raccomandazione pura e semplice sia una pratica “molto importante” per trovare lavoro, mentre per il 31,1% è considerata “per nulla importante”.

Solo il 9,1% degli imprenditori dichiara di ricevere “frequentemente” delle raccomandazioni. In definitiva le imprese - che devono confrontarsi con mercati sempre più competitivi - sono alla “ricerca dei talenti”, e per questo merito e caratteristiche soggettive (passione per il lavoro, flessibilità organizzativa, capacità di affrontare con successo gli imprevisti ecc.) contano sempre più delle sole relazioni.


E che fine fanno gli altri canali, Internet compreso?
Mentre si assiste al proliferare sulle strade di agenzie private per il collocamento, e sulle autostrade digitali di siti per il recruitment online, i dati Unioncamere registrano dati poco significativi anche per le inserzioni su carta stampata, notoriamente sempre più costose!


Così queste ultime sono utilizzate solo dal 6,8% delle aziende, ancora meno utilizzate le società di somministrazione di lavoro temporaneo (ex lavoro interinale, preferite solo dal 3,6% delle imprese), le società specializzate in selezione del personale e le associazioni imprenditoriali (2,1% nel complesso, ma 11,9% per le grandi imprese con oltre 500 dipendenti).


Marginali risultano i siti  Internet che vengono considerati la modalità principale di ricerca soltanto dall’1,2% delle imprese.

Un dato che ancora una volta vede l'Italia in coda rispetto all' Europa dove - secondo MEI (Monster Employment Index Europe) - la percentuale di nuovi assunti reclutati online è in costante crescita dal 2002, e ha raggiunto il picco massimo proprio nel secondo trimestre del 2007 (aprile-giugno), con oltre 2,5 milioni di inserzioni pubblicate mensilmente sui siti di recruiting. (fonte TalentManager)


Viene quindi da chiedersi il web può essere, in un sistema italiano non ancora efficiente nel fare incontrare domanda e offerta di lavoro, una carta vincente? Oppure il fatto di assistere (penso sia esperienza di molti) a un mondo sommerso in cui le posizioni vengono cercate all'interno di network informali rende inutile spendere tempo per inserire profili e curricula?


Qual è la vostra esperienza in merito?


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