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Viviane Reding, Commissione Europea e Web 2.0

La Commissione Europea vuole traghettare il Vecchio Continente verso il Web 3.0. Ma che significa "creare" il Web 3.0? E quello 2.0 siamo sicuri sia già arrivato e superato per tutti? Qualche pungente riflessione per distinguere mode e realtà.
di Ciro Iodice | 03 ottobre 2008

Viviane Reding, Commissario Europeo per la Società dell'Informazione e i Media, ha comunicato l'inizio di una procedura pubblica per delineare le migliori e più adatte politiche comunitarie in tema di Web 3.0, social networking e contributi alle aziende.

Internet va sostenuto attraverso politiche comunitarie ed opere mirate alle attività degli internauti!
La Commissione europea si focalizza sul Web 3.0 e sui social network, dettando nuove regole e parametri.
Internet sta cambiando e con lui anche le esigenze degli internauti! Gli utenti del futuro saranno sempre connessi, impegnati in nuovi servizi, applicazioni ed attività, basate su aggregatori sociali o a carattere professionale.

Cosa mi tocca leggere. Già si parla e si sparla dell'inesistente vaporware Web 2.0, adesso addirittura mi vogliono propinare la versione 3.0? Il Commissario Europeo per la Società dell'Informazione e i Media? Bah!

Se Googlate “Web 2.0” vi ritroverete con un milione di risposte, tutte plausibili e tutte pontificate con saccenza e supponenza estreme da cacasentenze nati l’altroieri.

Per molti il Web 2.0 è rappresentato dai siti realizzati con AJAX (Asynchronous Javascript and XML), quelli, per capirci, dove l’interazione utente/server è mediata da una applicazione lato client. In altre parole, AJAX tenta di abbandonare l’approccio document-oriented (la pagina ipertestuale scritta in uno dei dialetti dell’SGML come HTML, XHTML ed evoluzioni) facendo diventare “applicazioni” le “pagine”.
Il risultato per il navigatore è un’esperienza di consultazione più ricca, per il server una riduzione del carico elaborativo (le validazioni avvengono sul client) e per la connessione un alleggerimento del traffico.

Tuttavia, tutta questa mirabilia non può da sola rappresentare la versione 2.0 del web per diversi motivi:

  • L’utilizzo di JavaScript per “attivare” le pagine risale già ai tempi dell’arrivo del Web in Italia. Quello cos'era? Web -1.1?
  • XML viene già utilizzato da tempo per l’astrazione dal formato dei dati.

Una “major version” non trova alcun significato in questo scenario.

E’ piuttosto l’approccio sociale alla Rete che ne cambia profondamente utilizzi e significati. Ma si tratta di un processo caotico, sociale appunto, che non ha step discreti enumerabili, ma piuttosto una evoluzione continua e stocastica.
(Documento su Discreto e Continuo su WikiPedia)

Fino all’altro ieri l’accesso alla rete era di tipo “consultativo” (ricerche, consultazione) o “relazionale” (chat).
Oggi, invece, l’utilizzo della Rete come piattaforma permette l’aggregazione, il “remixing” di conoscenze che possono essere considerate “elementari” e che aggregate creano nuova conoscenza "complessa", prima indisponibile.
Si pensi ad Amazon che pubblica il database ISBN, lasciando ai suoi lettori la facoltà di commentare titoli ed edizioni, di uploadare le copertine localizzate di ognuno dei libri catalogati: quella è la nuova conoscenza disponibile che – se non aggregata – non può esistere.

Ma non solo.
Il modello Amazon (e quello di tanti altri, Google tra gli altri) ha creato la figura del “prosumer” (PROductor and conSUMER), importante ed osservatissima entità (l'ex "navigatore") rappresentata da colui che navigando ed operando scelte (con i propri clic) inavvertitamente crea nuova conoscenza.
Il fatto di che il proprio lettore abbia scelto la consultazione di un dato volume o di aver cliccato una data SERP, permette al publisher di “intuire” le tendenze della propria audience.
Il blogger, colui che redige e manutiene un WebLog non può essere considerato un vero prosumer ma produttore e consumatore alternativamente. I suoi lettori invece sì.
Se proprio c’è da parlare di una nuova visione/versione del web, il Web X.Y è questo.

La “Commissione Europea che si focalizza... Dettando nuove regole...” mi fa solo ridere.
Internet, come appena detto va da sé, con andamento e caratteristiche di un fenomeno sociale, come le mode. Gli stilisti, è vero, propongono, ma sempre seguendo ed anticipando le tendenze là dove i consumatori rivolgono la propria attenzione.
La Comunità Europea non potrà farci nulla, nel bene o nel male non ci sono "stilisti" del pensiero là.

Il Web 3.0, 2.1 o 1.0.1 se nascerà lo farà senza il controllo o il benestare di qualcuno. E non certamente per l’intervento di questa o quella commissione, per lo più miopi agglomerati di politici, segretari e sottosegretari attentissimi a tutto tranne che alla collettività.

Internet non è l’ammasso di cavi, router e switch che rappresentano la spina dorsale della "ragnatela mondiale” né lo spropositato numero di server che erogano contenuti e servizi (sesso e chat in prima linea...), non è rappresentata dalla porzione fisica, dall’infrastruttura hardware che la supporta.

Internet è contenuti, persone, conoscenza, aggregazione sociale, abbattimento delle barriere culturali.
Internet non ha sviluppi step-by-step enumerabili con un numero di versione.

Ma per garantire supporto e affidabilità a reti veloci e sempre attive, è necessario rivoluzionare il Web: nascerà così il Web 3.0.

No. Il concetto di “Reti veloci e sempre attive” prescinde dai contenuti.

Rivoluzionare il web per avere reti veloci? E che significa? E' come dire che bisogna verniciare l'auto perchè vada più veloce.

Piuttosto la Commissione Europea ed il nostro stesso governo devono invece garantire l’accesso alla Rete in maniera granulare e capillare e soprattutto economica.
Il Digital Divide esiste ed è l’unico vero ostacolo allo sviluppo di Internet e della Società Digitale.

Parliamo di Web 3.0 quando in mezza Italia abbiamo ancora la connettività 0.1? Intere aree urbane senza ADSL e con doppino telefonico e modem a 33.6k?

La signora Reding dovrebbe pensare ad altro e lasciare che la rete si sviluppasse grazie a coloro che l’hanno creata e l’hanno fatta crescere fino ad oggi (come già succede da una quindicina d'anni).
Non vorrete che prenda a citarvi il portale Italia, finanziato – per decine di milioni di euro - dai parrucconi di alcuni nostri passati governi SENZA INTERPELLARE NESSUNO DEI MAGGIORI PLAYER nazionali (i.Net, Etnoteam, AIIP...)...

Ciro Iodice
Via | ciroiodice.blogspot.com

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