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TFR, un anno dopo. Facciamo il punto


ott 28, 2008


Era il 30 giugno del 2007. Gli italiani dovevano scegliere se destinare il TFR ad un forma pensionistica complementare o lasciarlo in azienda. Per cos’hanno optato? Qual è stata la scelta più “azzeccata”?



 




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È trascorso quasi un anno dalla modifica della normativa che riguarda il TFR (Trattamento di Fine Rapporto) e dal rilancio della previdenza integrativa in Italia.
I lavoratori italiani, e in particolar modo quelli dipendenti, come hanno reagito alle nuove possibilità?
Quanti hanno optato per i fondi pensione e sono soddisfatti della propria scelta?
Chi ha lasciato il TFR in azienda ha fatto bene o no?
Ecco le risposte.

Partiamo dai dati che la COVIP, l’organismo di vigilanza sui fondi pensione, pubblica sul sito www.covip.it e che si riferiscono ad un recente convegno intitolato “La crescita della Previdenza complementare nel 2007”.
Da tale pubblicazione risulta che sono circa 7 milioni i lavoratori dipendenti, su un totale di 12, che hanno lasciato il TFR in azienda e che si sono quindi riservati la possibilità di decidere successivamente se trasferirlo o meno.
Al 31 dicembre 2007, i lavoratori che hanno aderito ai fondi pensione sono 3,4 milioni, facendo registrare una crescita delle iscrizioni nell’anno di oltre il 41%. Il 24,9% è la percentuale dei lavoratori dipendenti iscritti a fondi aperti o PIP, mentre quelli che hanno preferito i fondi negoziali sono il 31,1% degli aventi diritto.
Ma quanti dei nuovi iscritti ai fondi pensione possono dichiararsi soddisfatti?

Per rispondere a queste domande, c’è bisogno di alcune precisazioni.
Il TFR si rivaluta in ragione di una percentuale ottenuta sommando alla quota fissa dell’1,5% i due terzi dell’Inflazione FOI: l’inflazione calcolata dall’ISTAT su un paniere orientato ai consumi delle Famiglie degli operai e degli Impiegati.

Questa somma, che possiamo equiparare ad un rendimento finanziario, è stata nel 2007 pari al 3,1%. I dati distribuiti dalla commissione di vigilanza sui fondi pensione ci informano che, sul fronte del rendimento, i fondi previdenziali, mentre dal 2003 al 2007 hanno registrato un +25,4% superando di oltre 10 punti il rendimento totale del TFR (+14,3% negli stessi anni), nel 2007 hanno fatto registrare mediamente un -0,4%, mentre hanno ottenuto un +2,1% i fondi negoziali (vds. Tipologie dei fondi pensione italiani), contro una rivalutazione del 3,1% netta del TFR.

Se siete tra quelli che hanno optato per trasferire il TFR, niente paura… Infatti, così come i maggiori rendimenti medi realizzati negli anni precedenti dai fondi pensione rispetto al TFR, non sono garanzia di uguali risultati in futuro, anche il basso valore medio di rendimento ottenuto nel 2007 da tanti fondi pensione così diversi tra loro, è abbastanza fuorviante nella sua genericità e lo è ancora di più se si considera che stiamo parlando di un solo anno, mentre davanti ad un lavoratore medio-giovane ce ne sono ancora tanti da qui alla pensione.

L’errore da evitare in questi casi, così come con gli investimenti finanziari, è quello di subire l’emotività che suscita una scelta fatta una notizia negativa, senza focalizzare l’attenzione sulle ragioni che, consapevolmente, ci avevano portato a quella scelta… e questo vale anche se fossero stati i fondi pensione a rendere più del TFR!

Il grafico mostra le risorse destinate ai fondi pensione negli anni 2006 e 2007 in Italia. La fonte è “La crescita della Previdenza complementare nel 2007 “ una ricerca ad opera sella COVIP, la Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione. I dati sono espressi in milioni di euro.



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