Era il 30 giugno del 2007. Gli italiani dovevano scegliere se destinare il
TFR ad un forma pensionistica complementare o lasciarlo in azienda. Per cos’hanno
optato? Qual è stata la scelta più “azzeccata”? Per comprendere
meglio la situazione attuale, facciamo un esempio, considerando i valori medi
registrati nel corso del 2007. Vediamo quanto avrebbero accantonato tre lavoratori
(A, B e C), tutti con un reddito lordo di 20.000 euro, rivalutando il loro TFR
secondo i rendimenti medi del 2007.
Il TFR iniziale accantonato nell’anno per tutti e 3 equivale a 1.382 euro (6,91%
del reddito annuo lordo). A fine anno, il TFR del lavoratore A iscritto al fondo
negoziale diventa di 1.411 euro (29 in più).
Quello del lavoratore B, che ha scelto un fondo aperto senza la garanzia del
capitale e/o un rendimento minimo, è diventato 1.376 euro (6 euro in meno).
Mentre la scelta di mantenere il TFR in azienda del lavoratore C, si è tradotta
in un importo maturato di 1.425 euro (43 euro in più).
Archiviato il
dato del 2007, occupiamoci degli aspetti che maggiormente devono guidare la
scelta di conferire il TFR ai fondi pensione piuttosto che lasciarlo in azienda.
Cominciamo con l’esaminare i vantaggi offerti dai fondi negoziali, ai quali
possono ancora iscriversi oltre 7 milioni di lavoratori. Il vantaggio principale
dei fondi negoziali è la possibilità che il datore di lavoro contribuisca all’accumulo
previdenziale con un contributo extra.
Partecipare ad un fondo negoziale e ricevere un contributo dal datore di lavoro
pari, ad esempio, all’1% del reddito imponibile, che ipotizziamo di 20.000 euro
annui, significa accantonare un’ulteriore importo pari a 200 euro.
Collegandoci all’esempio esposto in precedenza, i 1.382 euro iniziali diventerebbero
1.582 euro: è come se il TFR, anche se impropriamente, avesse un “rendimento
automatico” del 14%. Se a ciò aggiungiamo i vantaggi fiscali derivanti da una
minore tassazione dei
fondi pensione al momento dell’erogazione del capitale, ne consegue che l’adesione
ad un fondo è sicuramente un’ottima opportunità di investimento.
Naturalmente, molta
attenzione dovrà essere posta nella scelta della linea di gestione alla quale
aderire. In genere sono disponibili linee con componente azionaria (più o meno
presente) o senza azioni, con o senza capitale garantito, con o senza rendimento
minimo e così via.
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Tra i moltissimi
programmi scaricabili da internet e tra i numerosi servizi online che
permettono di valutare il possibile progredire del Trattamento di Fine
Rapporto (TFR) vi segnaliamo quello disponibile sul sito de ilsole24ore.
com alla pagina Internet www.edmaster.
it/url/189. |
Dati personali |
Le
nostre ipotesi![]() Inserendo un valore nella cella di rivalutazione dello stipendio ipotizziamo la crescita lineare del TFR accumulato, mentre il valore di variazione dei prezzi al consumo serve a calcolare il rendimento del TFR lasciato in azienda. Inseriamo 2 nella cella Percentuale di rivalutazione annua dello stipendio. |
Quali rendimenti![]() Il tool ci permette di scegliere tra tre ipotesi di possibili rendimenti. La selezione dovrebbe essere coerente con la linea di gestione che intendiamo scegliere: Basso (3,5%), Medio (5%) e Alto (6,5%). Per avere un’idea è possibile consultare gli andamenti dei fondi online. Scegliamo Medio. |
Il
risultato![]() Dopo aver inserito tutti i dati e aver premuto il tasto Calcola appaiono sullo schermo i risultati attenibili dalla simulazione impostata. Con rappresentazione numerica e grafica e con un calcolo della possibile rendita annua basata sulle tabelle demografiche della Ragioneria Generale dello Stato. |
Il grafico riassuntivo![]() Il grafico che appare, mostra due linee d’andamento: una azzurra e una verde. La prima evidenzia la curve relativa all’accantonamento del TFR in un fondo pensione. La seconda mostra il crescere del capitale accumulato in azienda. Maggiore è il divario tra le due, maggiore è il guadagno che si ottiene investendo in un fondo. |