Segno positivo all’anagrafe delle imprese in rosa negli ultimi dodici mesi. Sono 5.523 le imprese che tra giugno 2007 e giugno di quest’anno si sono aggiunte all’universo dell’imprenditoria femminile che, al 30 giugno scorso, ha così raggiunto il numero di 1.243.824 imprese attive. Per quanto ridotta (+0,45% l’aumento nell’arco dei dodici mesi considerati), la vivacità dell’universo imprenditoriale femminile spicca al confronto della sostanziale immobilità del panorama complessivo del tessuto imprenditoriale del paese il cui tasso di crescita, nello stesso periodo, ha fatto segnare esattamente lo zero.
Questi i dati più significativi che emergono dalla foto scattata dall’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile, l’indagine semestrale realizzata da Unioncamere sulla base dei dati del Registro delle Imprese delle Camere di Commercio presso cui operano, sulla base di un Protocollo di intesa siglato nel 1999 tra Ministero dell’Industria e Unioncamere - i Comitati per l’imprenditoria femminile.
“Favorire
l’accesso delle donne all’imprenditoria è fondamentale per aumentare concretamente
gli spazi delle pari opportunità e dare al Paese un contributo importante di
creatività, capacità di sacrificio e competenze” ha detto il Presidente di Unioncamere, Andrea Mondello.
"Proprio per questa sua portata – che tocca temi delicatissimi come il lavoro e
la famiglia - l’imprenditoria femminile richiede una presenza particolarmente
attenta delle istituzioni, perché il suo sviluppo possa trovare risorse e
servizi adeguati. Strumenti specifici come la legge 215/92 hanno prodotto
effetti positivi. Il Rapporto su cui stiamo lavorando vuole essere un
contributo fattivo per individuare le tipologia e le modalità degli interventi
di cui oggi c’è bisogno per sostenere di quelle migliaia di donne che ogni anno
scommettono sull’impresa per affermarsi.”
Il Quadro Generale
Le imprese in rosa aumentano nel segno della maturità imprenditoriale: nei dodici mesi analizzati, infatti, a fronte delle oltre 8mila iniziative individuali in meno, si sono rilevate quasi 12mila nuove società di capitali che, aggiunte alle circa mille società di persone e agli altrettanti consorzi, hanno determinato il saldo positivo del periodo.
In forte trasformazione anche il profilo settoriale
in cui scelgono di operare le capitane d’impresa: alla continua – ormai da
alcuni anni – riduzione del loro numero in agricoltura (oltre 6mila in meno tra
giugno 2007 e giugno 2008), corrisponde un aumento altrettanto consistente nel
settore dei servizi alle imprese (servizi immobiliari, attività professionali,
informatica).
La regione che ha contribuito di più al bilancio positivo è il Lazio, dove si concentra il 46,6% di tutto il saldo, seguita da Lombardia e Campania (rispettivamente con 1.739 e 1.038 imprese in più). Dal bilancio positivo resta escluso il Sud, dove il numero delle imprese femminili si riduce complessivamente di 1.142 unità (lo 0,25% in meno rispetto a metà 2007), risultato comunque migliore del saldo complessivo del Mezzogiorno che, nello stesso periodo, arretra dello 0,61%.
Determinante il contributo dell’imprenditoria immigrata al risultato positivo: oltre il 71% di tutto il saldo si deve infatti alle imprese individuali aperte da donne giunte da paesi al di fuori dell’Unione Europea (3.921 in più nel periodo considerato).
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