Quando si vuole ottenere un po' di attenzione, basta prendere un qualsiasi fenomeno di cui si parla molto sui media e dichiararne la morte. E' successo per la pubblicità, per la carta stampata, per la televisione e ora accade anche per i blog...
di Maurizio Goetz |
14 novembre 2008

Quando si vuole ottenere un po' di attenzione, basta prendere un qualsiasi fenomeno di cui si parla molto sui media e
dichiararne la morte. E' successo per la pubblicità, per la carta stampata, per la televisione e ora accade anche per i blog.
Il "ciclo di vita dell'approccio alla notizia" si ripete con costante regolarità. Si
ignora un fenomeno fino a che non raggiunge la massa critica, lo si
denigra considerandolo effimero, lo si cavalca, per poi abbandonarlo
come un giocattolo che non piace di più, passando al prossimo.
Per
chi si limita ad osservare dall'esterno è più facile comprendere il
funzionamento di una piattaforma di social web o di uno strumento come
i blog, i wiki, che capirne le logiche di interazione sociale. In rete
tutto è fluido e in costante divenire.
I
blog sono davvero morti come scrivono molti? Ma neanche per sogno, solo
che non sono più al centro degli scambi relazionali in rete.
Se
dovessi esprimere un giudizio personale, noto un miglioramento
qualitativo dei blog che seguo con regolarità, anche perché i post
minori, le piccole riflessioni, la segnalazione di link vengono oggi
riversati sulle piattaforme di microblogging come twitter, friendfeed o
sui tumblr.
Ci
sono molti blog che non vengono più aggiornati, ma questo è normale, ed
è il risultato di una nuova fase evolutiva in cui il blog rappresenta
solo un elemento della presenza di una persona nell'ecosistema delle
relazioni digitali.
Ecco
che la comunicazione digitale diventa ancora più liquida e la rete non
può più essere descritta come un grande oceano, ma come un insieme di
mari, fiumi, torrenti e laghi, in comunicazione fra di loro, ma in modi
diversi.
I blog non sono
più al centro, anche perché oggi non esiste alcun centro di
riferimento. Non è possibile dire che cosa rappresenti il centro nelle
interazioni di rete. E' un concetto del tutto personale che assume
connotazioni differenti in funzione di come si decide di vivere la
rete.
Non voglio aggiungere nulla di più di quanto sia
già stato scritto sul tentativo di "disciplinare" la creazione e pubblicazione di contenuti sui blog, (quello che è stato definito come il
disegno di legge anti blog), mi
limito a far notare non tanto l'impossibilità di creare un Registro
degli Operatori della Comunicazione con il fine di "regolamentare" la
comunicazione sui blog, quanto
quella di creare un sistema di regole certe che non vengano sistematicamente disattese.
Ha ragione
Mauro Lupi, quando scrive,
che prima di legiferare è importante decifrare i blog, non tanto in termini di piattaforme, ma di dinamiche.
Regolamentare
i blog significa solo spingere le persone ad esprimersi in modi
diversi, ecco che controllare tutte le piattaforme digitali, i Social
Media, i Social Network diventerebbe un'impresa davvero ardua.
L'informazione è diventata liquida e il sistema mediale si sta ridefinendo, andando nella direzione prospettata dal
Future Exploration Network (vedi figura).
Credo
che molti politici e giornalisti non hanno ancora la minima idea della
portata del cambiamento che stiamo vivendo ed è un cambiamento
planetario.
Ipotizzare di
proporre un disegno di legge per disciplinare i blog è un po' come
ammucchiare sacchetti di sabbia con la speranza di fermare lo tsunami
in arrivo.
Maurizio Goetz
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