Una tassa del 4 per cento da applicare su ogni canzone scaricata dai portali internet e su ogni altro contenuto digitale. È la decisione presa dal governatore dello Stato di New York, David Paterson.
di Boris Bivona |
22 dicembre 2008
Istituire una
tassa pari al 4 per cento su ogni canzone scaricata da Internet e su
ogni altro contenuto digitale. È la decisione presa dal governatore
dello Stato di New York, David Paterson. Tale importo farebbe salire il
prezzo delle singole canzoni il cui prezzo costa 99 centesimi per
singolo brano.
Non solo iPod tax
Ma la tassa sulle canzoni da scaricare via web (denominata
iPod tax)
non rappresenta l’unica novità. Obiettivo dichiarato del governatore è
sanare un “buco” nelle casse dello Stato di circa 15 milioni di
dollari. Paterson, infatti, ha previsto la tassazione dei biglietti
cinematografici, quelle per le corse dei taxi, diverse bibite come
bottiglie di soda, birra e vino, sigari, palestre, massaggi, vestiti di
importo inferiore a 100 euro, tv via cavo e via satellite.
Una levata di scudi contro la iPod tax
Diverse autorevoli voci del settore si sono sollevate contro la
tassa sullo“scaricamento” da internet. Secondo i responsabili della
Recording Industry Association of America
(l’Associazione dei discografici americani) questo nuovo balzello
rappresenterebbe un
duro colpo inferto al mercato che sta cercando di
risollevarsi da una crisi economica globale che investe anche il
settore della musica. Della stessa opinione è l’Associazione
internazionale della discografia (
International Federation of the Phonographic Industry) per la quale la tassa risulta immotivata e, anzi, spingerà in basso la crescita e l’industria della musica.
Nessun commento dalla AppleLa tassa sui
download, sembra, tuttavia, non scoraggiare la
Apple Inc
(società con sede a Cupertino, nel cuore di Silicon Valley, conosciuta,
principalmente, per i computer Macintosh e ora per il telefonino iPhone
e per il lettore mp3 iPod, strettamente connessi al negozio di musica
virtuale iTunes Store che consente al prezzo di 99 centesimi la
possibilità di scaricare i brani sul proprio apparato digitale).
Nonostante, da anni, infatti, altri Stati americani abbiano già
introdotto tale balzello, la società californiana non è stata mai
direttamente colpita sotto il profilo fiscale in quanto la leggi
tributarie americane non consentono la tassazione del
download nel luogo da cui viene richiesto il file ma soltanto sul territorio in cui ha sede il
server centrale che mette a disposizione degli utenti i file. Questo sistema, pertanto, ha garantito la Apple e il negozio
iTunes dalla
immunità fiscale in considerazione della localizzazione del server in
uno Stato (quello della California nel caso di specie) che non prevede
tale imposizione.
La situazione in Canada
Agli inizi dell’anno, una proposta, divenuta nota anche essa come
iPod Tax, fu bocciata dalla Corte federale d’appello del Canada. In
questo caso, si trattava di una
tax, promossa dalla
Copyright Board of Canada,
aggiuntiva sui dispositivi elettronici capaci di riprodurre digital
music (per sostenere i diritti d’autore degli artisti lesi in
conseguenza della replicazione dei loro contenuti, per mano o per
click, da parte dei consumatori). Le ragioni che hanno, però, indotto
diversi protagonisti del settore (tra cui Canadian Recording Industry
Association e la Recording Industry Association of Canada) a schierasi
contro l’approvazione è da addursi al fatto che l’adozione della
iPod Tax avrebbe, di fatto, legalizzato il
peer-to-peer (P2P) non autorizzato. Sul
peer-to-peer
come noto, non è mai stato definito, in ambito mondiale, il confine
della sua liceità, sia sotto il profilo del diritto pubblico che di
quello privato e fiscale.
La situazione in Italia: la Siae
Per completezza, giova osservare, che in Italia, da tempo, figura
una tassa (analoga all’iPod tax canadese) conosciuta con il nome di
“equo compenso”,
introdotta dal decreto legislativo n. 68 del 9 aprile 2003 in
attuazione della direttiva 2001/29/CE sull’armonizzazione di taluni
aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società
dell’informazione. In estrema sintesi ogni supporto tecnologico (cd o
dvd) venduto è gravato di un compenso stabilito in misura fissa per
ogni copia privata che produttori e importatori versano alla Società
italiana degli autori ed editori (Siae).
Boris Bivona
FiscoOggi.it