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PMI Dome

DL 185/2008 – PEC: invertendo l'ordine dei fattori, il risultato non cambia

'Cittadini di Internet' chiede un provvedimento di urgenza all’Unione europea (UE) in merito alla procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica.
Redazione PMI-dome | 12 gennaio 2009
'Cittadini di Internet' ha avviato già nel mese di aprile 2008, in collaborazione con Adiconsum ed A.N.O.R.C. la procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica. Massimo Penco, Presidente di “Cittadini di Internet”, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

«Nel giugno 2007, leggevo con soddisfazione le news relative al fatto che l’Italia aveva evitato per un pelo di inserire l'obbligo per imprese e professionisti di adottare la Posta Elettronica Certificata nelle riforme Bersani. A distanza di oltre un anno, però, il Decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 ripropone lo stesso obbligo, con l’aggiunta della perentorietà. L’art. 16 del suddetto provvedimento, infatti, stabilisce che le imprese e i professionisti iscritti in albi o elenchi sono tenuti a comunicare il proprio indirizzo di posta elettronica certificata. Tutto questo è avvenuto nella totale noncuranza della procedura d’infrazione contro lo Stato Italiano per inadempimento delle norme comunitarie in materia di firma elettronica, posta elettronica certificata e fatturazione elettronica che “Cittadini di Internet” ha avviato nel mese di aprile 2008. Ciò ci costringe a chiedere un provvedimento di urgenza all’Unione europea (UE) con il quale inseriamo nuovi elementi di infrazione comunitaria.

La nostra iniziativa è nata dalla constatazione che la vigente normativa italiana in materia di firme elettroniche, PEC e processi di fatturazione elettronica oltre che la corposa e caotica produzione legislativa sviluppata nel corso degli ultimi anni si pongono in contrasto con la legislazione comunitaria e, pertanto, con le realtà esistenti negli altri Stati membri della Comunità Europea e con il resto del mondo.

La PEC è una realtà solo italiana, poiché non ha un equivalente tecnico in nessun altro paese al mondo, rendendola di fatto uno strumento inutile a livello comunitario e mondiale. In particolare, le norme che disciplinano le firme elettroniche non sono completamente compatibili ed interoperabili con gli standard europei ed internazionali.

L’iniziativa si conferma quindi necessaria per sensibilizzare le istituzioni alla esigenza di una migliore e più razionale disciplina con cui regolamentare il sistema delle nuove tecnologie rendendolo, con strumenti validi in tutto il contesto europeo ed internazionale, uniforme e concretamente fruibile.

Al momento, invece, la normativa italiana rischia di essere solo un bel gioiello da indossare per dimostrare a tutti come siamo all’avanguardia, ma che in realtà ha prodotto solo un imbarazzante isolamento dal punto di vista dell’utilizzo».


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