Si fa un gran parlare di privacy e segreti aziendali, ma non
sono molte le persone accorte che in caso di dismissione di apparecchiature
elettroniche, si preoccupano di verificare di aver adeguatamente “ripulito” le
memorie per non far girare incontrollatamente informazioni e documenti che
riguardano la propria vita o la propria attività.
Sotto questo profilo un imput ben preciso sembra essere arrivato proprio dall'Autorità Garante in materia di protezione dei dati personali.
Il rischio in sostanza è che nel gettare un
cd-rom o una altra qualsiasi memoria esterna, come un pc ormai obsoleto, vari
dati come rubriche telefoniche, posta elettronica, documenti di vario genere
contenenti dati personali propri e di terzi, finiscano per essere conosciuti da
persone non autorizzate. Così l'Autorità Garante con un recente provvedimento,
ha affrontato la tematica della rottamazione dei pc dando specifiche
indicazioni per la cancellazione sicura dei dati, pubblicando peraltro anche
intervenenti di tipo tecnico evidentemente redatti dai vari esperti informatici
delle aziende realizzatrici dei sistemi informatici stessi.
Ecco emergere così
come tecnica di cancellazione sicura, quella della riscrittura delle aree del
disco al fine di non consentire un recupero comprensibile dei dati; mentre per
la parte hardware, e quindi la distruzione di hard-disk e supporti magnetici
non riscrivibili, la procedura da seguire è quella relativa alla cosiddetta
punzonatura o deformazione meccanica o demagnetizzazione ad alta intensità
(valida anche la vera e propria distruzione fisica... persone di mia conoscenza
danno martellate sugli hard-disk ma non sono convintissime della buona riuscita
dell'operazione...).
Al di là delle espressioni “tecniche” e dei consigli
materiali, un provvedimento di questo genere è sintomatico della necessità di
sensibilizzazione che l'Autorità Garante sta promuovendo verso chi fa uso di
nuove (ormai neppure tanto...) tecnologie.
La problematica relativa al
rinvenimento di dati personali all'interno di apparecchiature elettriche ed
elettroniche è ormai all'ordine del giorno, ed a “cascarci” non sono soltanto
persone poco inclini all'informatizzazione, ma soprattutto proprio le grandi
aziende e gli enti pubblici, dove la circolazione della strumentazione
informatica porta con sé il rischio tangibile di non adottare sistemi sicuri di
cancellazione. Ecco perchè al di là del provvedimento del Garante e quindi di
obblighi oggettivi che gravano sui titolari di trattamenti dati allocati su
memorie fisse o removibili, la cosa più intelligente da fare in azienda come
nella PA è stabilire delle procedure di dismissione della strumentazione
informarmatica.
La dismissione può avvenire in due modalità: o con getto vero e proprio del pc o comunque del supporto, equiparandolo a spazzatura elettronica, o dismissione mediante riciclaggio e reimpiego dell'apparecchiatura.
Molte
realtà aziendali e pubbliche spesso infatti si disfanno di pc non eccellenti ma
funzionanti, che in ambito lavorativo hanno fatto il loro percorso e sono
arrivati alla fine, ma che certamente in ambienti come le scuole o circoli
ricreativi per ragazzi, potrebbero ancora dare. Appare quindi uno spreco
abbandonare un bene che può costituire ancora una risorsa per qualcuno.
In
entrambi i casi comunque, sarà onere del titolare delle apparecchiature o del
responsabile IT incaricato alla dismissione, preoccuparsi di non rendere
recuperabili i dati contenuti. Attenzione: questo aspetto non costituisce un
mero consiglio, ma un obbligo di legge.
Difatti al di là dell'interesse che in
prima persona può avere il titolare del pc stesso (o del supporto, ovviamente)
la normativa in materia di privacy ritiene il titolare del trattamento dati, o
il responsabile se nominato, soggetti tenuti a non consentire l'accesso e la
conoscibilità dei dati conservati o cancellati o in fase di cancellazione, da
parte di soggetti terzi non appositamente autorizzati.
Questo fa sì che il
titolare debba preoccuparsi non solo di stabilire apposite procedure di smaltimento
della strumentazione, ma anche adottare idonee misure per garantire la
riservatezza dei dati nella fase di pre-cancellazione dei dati stessi. Ecco
ritornare quindi le care e vecchie dichiarazioni di riservatezza, ecco doversi
indicare procedure di smaltimento delle apparecchiature, ecco in sostanza
doversi porre il problema che in pochi sino ad oggi si sono posti.
Un provvedimento quello del Garante, che ha una sua ratio, peraltro condivisibile considerata la superficialità con cui vengono abbandonati pc e supporti fisici. Magari un'azienda o un ente adottano misure di sicurezza ai massimi standard, con sistemi di autorizzazione biometrici all'accesso ai dati, controllo preventivo ed incrociato degli accessi, cancellazione programmata dei dati obsoleti, e poi consegnano un pc ad un corriere per la rottamazione avendo semplicemente “cestinato” i documenti contenuti... il caso non è isolato... pensiamoci, la spazzatura – elettronica e non – parla di noi!
Avv. Valentina Frediani