Più della metà dei ragazzi e le ragazze italiani utilizza quotidianamente servizi web 2.0. E chiede ai gestori maggiore protezione della privacy, più informazione e protezione da contenuti inadeguati.
Redazione PMI-dome |
11 febbraio 2009
La
rete è sempre più diffusa tra i minori italiani, con ben l
’86% di essi
che naviga su internet.(1) La maggior parte dei ragazzi e delle
ragazze (2) sono frequentatori esperti nell’utilizzo dei
servizi web
2.0, siano essi servizi di messaggistica istantanea, visualizzazione
video o social network in senso stretto, con una percentuale del
51,8 %
che
li utilizza tutti i giorni.
Questo emerge dall’indagine Servizi web 2.0 e tutela
dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, presentata in
occasione del
Safer Internet Day.
Tra i servizi utilizzati:
- la messaggistica istantanea (ad
esempio MSN, Skype e YahooMessanger) è il servizio più usato, con il
50,9% dei ragazzi e delle ragazze intervistati che vi si collega quasi
tutti i giorni
- seguito dai servizi visualizzazione video (ad esempio
YouTube) con un 48%
- e i social network classici (LiveSpace di MSN,
NetLog, Myspace e Facebook i più utilizzati), con un 32,5%
- e ben un 9%
di loro, in prevalenza ragazzi, accede a servizi rivolti esclusivamente
a maggiorenni, anche se solo occasionalmente
Pur restando all’interno
di livello di consumo alti, i ragazzi usano molto di più i servizi di
visualizzazione rispetto alle ragazze, le quali, invece, privilegiano
gli altri due gruppi di servizi.
Percezione del rischio, tutela della privacy, ma nel rispetto della propria autonomia
La ricerca è stata ideata e condotta dai ragazzi di due
scuole secondarie di I grado e di un centro di aggregazione di Roma (3)
nel corso di un laboratorio svolto nell’anno scolastico 2008 – 2009, in
attuazione del principio di partecipazione attiva e responsabile di
bambini e adolescenti sancito dalla Convezione Onu sui Diritti
dell’Infanzia e dell’Adolescenza. I ragazzi, dopo una
prima fase di
analisi dei servizi web 2.0 più utilizzati, dei rischi ad essi
connessi, nonché delle cause e delle possibili soluzioni, ha elaborato
un
questionario che è stato somministrato ad un campione di circa mille
ragazzi in tutta Italia, volto ad analizzare sia la frequenza di
accesso ai servizi di social networking, sia la condivisione o meno di
23 richieste da presentare ai gestori per renderli più sicuri per gli
utenti più giovani. (4)
La
percezione di maggior rischio da
parte dei minori si concentra nell’area della protezione della privacy- il 79% dei ragazzi e delle ragazze intervistati evidenzia la necessità
di ricevere maggiori informazioni su come i pirati rubano le password
- mentre il 66% esprime la propria esigenza di tutela attraverso la
richiesta relativa all’obbligo di creare password difficili da
scoprire
- allo stesso tempo, il 64,4% di loro chiede che nel creare un
profilo non siano obbligatorie troppe informazioni personali
Inoltre, rivolgendosi ai gestori, i ragazzi e le ragazze vorrebbero ricevere
maggiori informazioni
con un
linguaggio semplice e adeguato
- in particolare, il
60% di loro vorrebbe che le condizioni d’uso dei servizi fossero messe
ben in evidenza e fossero comprensibili a tutti
- inoltre, il 54,7% invita i gestori a realizzare campagne di informazione e
sensibilizzazione sui problemi e i rischi che si possono incontrare
online
- il 54,2% sottolinea la necessità di ricordare
periodicamente il regolamento agli utenti (per esempio: non postare
foto di altri senza il loro permesso)
Inoltre i ragazzi
chiedono ai gestori di adoperarsi per
garantire più controllo,
prevenzione e protezione dall’invio di foto o altro materiale vietato o
inadeguato:
- il 74% degli intervistati propone
l’attivazione di filtri all’interno del servizio stesso (e non nel pc
dell’utente) che impediscano l’invio di materiale vietato
- il 64%
propone di vietare che pubblicità per adulti sia accessibili ai minori
- e il 65,2% di facilitare la segnalazione di abusi
A tale
proposito, tuttavia, fa riflettere il fatto che
la percentuale dei
minori che richiede sanzioni rilevanti, quali la cancellazione del
profilo e il divieto di crearne altri per chi invia foto o altro
materiale vietato
scenda al 52,6%, come pure che il
divieto di postare
materiale in maniera anonima (
52,7%). Inoltre, la percentuale di
ragazzi che auspica l’adozione di tali misure è sempre inferiore a
quella delle ragazze (rispettivamente 49,6% e 51% per i maschi e 56% e
54,5% per le femmine).
La
gestione dei contatti è un’area
particolarmente importante per i ragazzi che, soprattutto al fine di
evitare ogni forma di adescamento, chiedono che i
filtri di ricerca
siano più sicuri (62,5%), e cioè che non sia permesso ricercare minori
per città, Cap, status o preferenze sessuali, così come
vorrebbero
poter visualizzare un profilo prima di accettare una richiesta di
amicizia (62,3%) e che il proprio non fosse visibile a tutti di
default. Rispetto a questa macro-area, sono soprattutto le ragazze a
voler avere a disposizione strumenti per tutelare al meglio la propria
privacy e per gestire in modo più sicuro i contatti.
Benché il
rischio dell’adescamento on-line venga percepito dai ragazzi, la
possibilità di fare nuove amicizie e nuovi incontri appare uno degli
aspetti più interessanti e attrattivi, tanto spingere alcuni di loro a
proporre ai gestori la creazione di luoghi fisici protetti dove gli
utenti possano incontrarsi in sicurezza (47,2%). Esiste tuttavia un
26,1% che vuole gestire in assoluta autonomia eventuali incontri o non
è interessato ad entrare in contatto con persone conosciute online.
Nonostante
vi siano delle richieste puntuali e ponderate da parte dei ragazzi e
delle ragazze rispetto alle quali si sollecita l’intervento dei
gestori, da una visione più generale della ricerca emerge la
necessità
di tutelare la propria indipendenza e autonomia di gestione. Ad
esempio, si delinea il desiderio, maggiore negli utenti più esperti, di
continuare a vivere le chat come luoghi comunicativi liberi da regole e
limiti nella scelta del linguaggio, delle parole e di concetti da
utilizzare.
Le richiesteI ragazzi e
ragazze, in relazione ai risultati dell’indagine, chiedono che le loro
richieste vengano prese in seria considerazione e sollecitano:
- i
gestori dei servizi di web 2.0 a pronunciarsi rispetto alla possibilità
concreta di offrire una soluzione ai problemi evidenziati;
- i
rappresentanti delle Istituzioni a porsi come garanti di tale processo
attuativo, affinchè gli impegni presi dal mondo dell’Industria possano
effettivamente tradursi in azioni concrete.
Save the Children e
Adiconsum, in tale contesto, si impegnano a monitorare tale processo e
a garantire un ascolto attivo e sollecito degli interlocutori adulti
nei confronti dei ragazzi e ragazze.
NOTE
1) Fonte: “Ragazzi connessi. I pre-adolescenti italiani e i nuovi media”, ricerca di Save the Children e CREMIT.
2) Il campione è composto da 448 ragazze e 510 ragazzi, provenienti da Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Lazio e Basilicata. Il 54% di loro ha 13 anni, il 35% 12 anni, il 6% va dai 14 ai 16 anni e, infine, il 5% ha tra i 10 e gli 11 anni.
3) Hanno partecipato alla ricerca le classi terze delle scuole secondarie di I grado “A. Rosmini” e “D.R. Chiodi” e il centro di aggregazione “Il muretto” di Roma
4) Nel questionario, a risposta chiusa, è stata utilizzata la scala di Likert che misura l’atteggiamento rispetto a date affermazioni sulla base di una scala di accordo/disaccordo, a 5 passi, da un’area di massimo disaccordo ad un’area di massimo accordo.