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Chi fa il contenuto paga perché tu lo riceva gratis sul cellulare

Una nuova formula di tariffazione della messaggistica dati sulla telefonia cellulare proposta da mBlox, primo operatore al mondo di servizi di delivery di Sms, giochi, pubblicità e suonerie. Uno strumento marketing che avvicina l’Internet free all’utente in mobilità.
di Francesco Di Martile

Intanto becchiamoci come italiani un complimento: “Gli anni di lavoro in Italia sono stati per me dal punto di vista professionale tra i più belli mai passati. E continuo a ritenere che la professionalità e la qualità dell’industria italiana vengono sottostimati, soprattutto dal mondo anglosassone. E commettono un errore”. A parlare è Andrew Bud, Executive chairman di mBlox, che conosce l’Italia perché ha diretto il gruppo di ricerca Olivetti sul wireless negli anni 1988-1996, anni nei quali il costruttore d’Ivrea propose per primo al mondo una soluzione Dect, il predecessore del Wi-Fi. “L’Italia era la prima al mondo e il gruppo d’Ivrea un assoluto vertice della ricerca nelle tecnologie wireless”.

Veniamo, però, a Bud e alla sua mBlox da lui fondata in Gran Bretagna nel 1999. mBlox si occupa di tutto ciò che è transazione sui cellulari: dall’invio degli Sms promozionali ai relativi servizi di fatturazione. Ha un proprio network mondiale di server farm e connessioni che hanno generato 2,5 miliardi di messaggi verso i telefoni cellulari, pari a un valore di mercato di 500 milioni di dollari. “Nel corso del 2008 dai nostri server sono state generate 78 transazioni mobili al secondo”. Due le novità che, ovviamente, sono state presentate a Barcellona al Mobile World Congress: l’apertura della filiale italiana e l’avvio di un nuovo modello di business “sender pays”.

Con tutto quello che avviene sotto il cielo della telefonia mobile, voi continuate a occuparvi di Sms?

Sembrerà strano ma pensiamo di essere protagonisti di un fenomeno molto importante che tocca il futuro dell’industria delle Tlc. Qualche minuto fa Vittorio Colao, Ceo di Vodafone, ha disegnato il futuro della telefonia mobile: da una parte partnership degli operatori con i fornitori di contenuti e dall’altra la costruzione di una nuova catena del valore in cui gli operatori valorizzeranno in moneta tutte le attività e le transazioni.

Riavvolga il nastro e spieghi più lentamente

In futuro gli operatori mobili daranno sempre più servizi ai fornitori di contenuti ma vorranno una parte del valore della transazione. Il servizio più immediato e importante è l’Sms. Se un fornitore di contenuti vuole comunicare con i propri clienti, il mezzo più rapido ed economico è il messaggio Sms che acquista all’ingrosso dagli operatori di Tlc. In Italia significherebbe andare almeno da 4 operatori se vogliamo escludere gli operatori mobili virtuali. mBlox è il primo network internazionale grazie al quale c’è un intermediario unico tra cliente e centinaia di operatori di ogni Paese. I clienti parlano con noi ed è come se avessero parlato con tutti gli operatori cui sono interessati. Gli Sms non sono che il primo servizio possibile. Poi vi sono altri servizi premium e, da oggi, una nuova formula di servizio per la trasmissione dati in cui a pagare è il mittente e non l’utente finale.

Nel senso che c’è qualcuno che mi spedisce gratis una canzone sul cellulare?

Non è solo questo. Se oggi io ti spedisco una canzone e tu la ricevi gratuitamente perché hai accettato assieme alla canzone anche la pubblicità, resta comunque una quota a tuo carico: la trasmissione dati. Però se per esempio sono la Fiat e voglio inviarti uno spot pubblicitario è difficile che tu accetti se una parte del costo è a tuo carico. La nostra proposta, invece, prevede che tu cliente finale non paghi nulla perché anche il costo della transazione è a carico del mittente. È un modello di business semplice ma, nello stesso tempo, rivoluzionario.

Dove avete lanciato questo servizio?

In via sperimentale lo stiamo lanciando in Gran Bretagna con i principali operatori Tlc mobili e per conto di quattro clienti. Uno è Fox Mobile Distribution del Gruppo Fox di Rupert Murdoch, che promuove musica e giochi; ShortsTV che promuove video on demand; Incentivated, un’agenzia governativa che fa contenuti educativi per bambini e un’altra agenzia pubblica locale, Creative North, che fornisce informazioni a chi è socialmente svantaggiato. In tutti i casi chi riceve il filmato o la musica non paga niente, neanche il traffico dati. È la formula “sender-pays data”. Un’ultima annotazione: il mercato dell’intrattenimento in mobilità è stimato in 32 miliardi di dollari quest’anno e la domanda può essere stimolata con formule come la nostra che non fa pagare nulla a chi riceve i trial. Con un vantaggio per tutti: chi produce e promuove il gioco o la musica, l’operatore Tlc mobile che comunque viene pagato, le agenzie di pubblicità che trovano un nuovo canale, gli utenti finali che non pagano niente.

È un modo per avvicinare la telefonia mobile alla percezione “no cost” di Internet e del web…

Ma il mondo mobile, come diceva Colao, non seguirà mai il modello free di Internet. Oggi, infatti, che tu abbia o meno un abbonamento flat, una parte del costo della transazione, ovvero la trasmissione dati, è a tuo carico. Il modello di business è a ripartizione, come quando si è all’estero e si paga per ricevere la telefonata o il messaggio. Con il modello di business “sender-pays”, invece, l’utente finale non paga niente comunque e dovunque si trovi. D’altro canto anche il fornitore di contenuti sa che non vi sono prezzi occulti a carico dei riceventi e quindi avrà meno ostacoli all’accettazione dei propri messaggi. I numeri di telefono su cui inviare i messaggi sono suoi e ogni fornitore di contenuti gestisce i propri: noi siamo postini e chi offre contenuti paga sia la busta sia il francobollo. È un modello di business sconosciuto al mondo Internet perché finora nessuno si sogna di pagare Google, ma nel mondo della telefonia mobile non sarà mai così. In questo senso il nostro modello è “rivoluzionario”: avvicina la percezione dell’utente alla consuetudine d’uso free dei contenuti di Internet.

Scusi ma lei vuol fermare Facebook, Twitter, Digg e roba varia con gli Sms?

Anzitutto un chiarimento: trasmettere un Sms può sembrare banale ma è costato otto anni di investimenti sia tecnologici sia commerciali per stabilire una presenza globale. Vicino Londra abbiamo un paio di server farm e potenti switch che servono l’Europa; altri sono a Singapore e nel quartier generale in Silicon Valley. Soprattutto, però, non esiste al mondo che l’operatore mobile non si faccia pagare perché tu indichi ai tuoi amici come stai utilizzando Facebook o Twitter. Comunque sia quei costi d’infrastruttura qualcuno se li deve accollare: o l’utente finale o, come proponiamo noi, chi invia il messaggio. Una prospettiva decisamente nuova per chi si occupa di comunicazione e marketing.

Come mai solo ora aprite un ufficio in Italia?

Perché finora c’era molta diffidenza tra gli operatori verso figure intermedie di servizio come la nostra. Preferivano fare da soli. Ma noi siamo troppo interessanti per i fornitori di contenuti: parlano con noi e possono proporre il loro servizio dovunque nel mondo. Vedi l’esempio delle suonerie: un successo mondiale. La diffidenza è poi venuta meno perché noi non siamo mai entrati in collisione con i content provider fornendo contenuti né fatto il mestiere degli operatori. Ora il country manager, Edoardo Marciano, ha un compito importante perché l’Italia è molto innovativa e cresce più rapidamente di altri mercati. Conosco bene la situazione perché sono stato speaker per due volte alla conferenza sui Servizi a valore aggiunto nel settore mobile organizzato dalla School of management del Politecnico di Milano. Nella sala c’erano 1.200 persone: un interesse mai visto altrove. Insomma, mi aspetto molto dall’Italia.

Francesco Di Martile
Direttore Editoriale Area Business Master New Media
TechPro.it


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