Domattina
6 marzo e sabato si svolgerà a Cernobbio, sul lago di Como, la
quarta edizione della Sap Executive Conference 2009.
"Con un po'
di ambizione la chiamiamo 'la Cernobbio dell'IT' per ricordare il
prestigioso evento internazionale organizzato dallo Studio
Ambrosetti. D'altro canto i momenti d'incontro tra i Chief
information officer delle principali aziende ed enti italiani si
vanno sempre più rarefacendo e questo incontro di Cernobbio è
diventato così un’occasione unica per avere riuniti in una sala i
responsabili IT delle principali aziende ed enti italiani".
Giancarlo Capitani, amministratore delegato di NetConsulting, da sempre analista del mercato IT e speaker nonché "provocatore" della tavola rotonda della due giorni di Cernobbio sottolinea, non volendo, un fatto importante della due giorni organizzata da Sap Italia: i CIO ci sono ancora, anche se minacciati d'estinzione.
Andiamo però con ordine e chiediamo a Capitani del tema all'ordine del giorno. Tema che ha alle spalle un’indagine specifica e una discussione svoltasi sul "blog degli executive" come Augusto Abbarchi, ad di Sap Italia, ama definirlo. Abbarchi, per altro, oltre che ospite dell’evento è keynote speaker di sabato mattina e animatore della tavola rotonda.
Di
che cosa discuterete, dunque?
Il titolo è “Investire in tempo di crisi. Quanto costa non innovare?” In realtà i punti interrogativi sono su entrambe le frasi perché il quesito è: è meglio risparmiarsi oggi i costi dell’innovazione? oppure domani costerà di più non aver innovato? L’esempio che porto a lezione ai miei studenti è quello del riscaldamento negli edifici pubblici. Se al venerdì sera spengo del tutto il bruciatore ottengo sicuramente un risparmio di carburante per i giorni di sabato e domenica. Quando, però, al lunedì mattina riaccendo i termosifoni, spendo molto di più per riportare la temperatura degli ambienti al livello desiderato. Ecco il dilemma: è meglio risparmiare nel breve tempo? o è meglio investire nell’innovazione quanto basta per non far troppa fatica domani a recuperare lo svantaggio verso i competitor?
Che cosa ha trovato con la sua ricerca: le aziende italiane investono nell’innovazione o puntano al risparmio?
A me pare che la maggior parte segua la logica del “cost saving” e l’indagine numerica supporta questa conclusione perché riscontriamo una consistente riduzione dei budget di spesa IT per il 2009. Vengono ridotte le spese correnti ma, soprattutto, si riducono gli investimenti IT, che sono la componente più penalizzata.
Che cos’altro avete scoperto a proposito dei Cio italiani?
Abbiamo cercato di capire come i responsabili IT si percepiscono all’interno del management aziendale, come s’è modificato il loro ruolo. All’apparenza i Cio hanno conquistato maggior potere perché più spesso d’un tempo siedono nei consigli d’amministrazione o intorno ai tavoli decisori. Il loro ruolo, però, è sempre più minacciato dal Chief financial officer, che guarda caso è quello che riduce i loro budget. Ma anche dai responsabili di funzione che, sempre più spesso, indirizzano le decisioni sulle tecnologie che li riguardano e che intendono utilizzare.
Come spiega quest’ultimo fenomeno?
Sia col fatto che vi sono soluzioni IT più facilmente incorporabili nei processi sia col fatto che i manager di funzione sanno che cosa chiedere e cosa possono ottenere. Chiedono per esempio che il CRM dia loro un certo risultato e si rivolgono quindi all’IT manager perché trovi la soluzione, in house o in outsourcing, che permetta loro di raggiungere quell’obiettivo.
Insomma, le tecnologie parlano sempre più il linguaggio del business. Ciò fa sì che i responsabili d’area ne sanno di più. Si innesta pertanto un duplice movimento: da una parte il Cio parla meglio il linguaggio del business e ne capisce meglio i bisogni; dall’altra i responsabili di funzione sanno più d’un tempo di tecnologia. Chi prevale tra i due? Secondo me è questione di velocità: la mia impressione è che i responsabili di funzione sono più rapidi dei Cio e quindi acquisiscono più potere decisionale in ambito aziendale.
Alla fin fine, però, che decida l’uno o l’altro, l’importante è che si porti innovazione in azienda. O no?
Può essere. In realtà sono temi aperti, con pro e contro dell’uno o l’altro scenario. Ecco perché l’occasione di Cernobbio è utile sia per discuterne sia, soprattutto, per ascoltare i pareri dei Cio delle principali 70 imprese nazionali.
Vedo che tra gli speaker invitati c’è Agostino Ragosa, Cio di Poste Italiane. Perché?
Perché la percezione corrente di Poste Italiane è che sia ancora un carrozzone burocratico e assimilato a un ente inefficiente della Pubblica Amministrazione. Invece, grazie proprio all’innovazione tecnologica IT, Poste Italiane è un caso di eccellenza. Ascolteremo e discuteremo. Come pure ascolteremo Bill McDermott, membro del board di Sap AG, che ci dirà come il costruttore tedesco legge la crisi economica odierna, con un intervento non tecnologico ma di visione e scenario. E poi c’è la tavola rotonda in cui io e Abbarchi intervisteremo alcuni Cio: Carlo Privitera di Luxottica, Antonio Cardani di Enel, Carla Masperi della Fondazione Centro San Raffaele di Milano, Gianluigi Castelli del Gruppo Eni, Alessandro Musumeci di Ferrovie dello Stato.
di Francesco Di Martile