Nella nostra costituzione si ribadisce che la legge è uguale per tutti e che per tutti essa viene amministrata da Magistrati e Forze dell'Ordine. A tal fine tutti i cittadini forniscono il sostegno economico per mezzo delle tasse in modo che vi siano forze inquirenti e giudicanti sufficienti per combattere sia i reati contro la persona che quelli contro il patrimonio tra i quali ricadono quelli contro la proprietà intellettuale.
Togliere a queste forze la piena potestà è una grave arbitrio in quanto fa cessare le tutele costituzionali dei cittadini italiani.
Per Assoprovider:
1) il reato deve essere accertato dai magistrati e non da cittadini comuni quali sono gli ISP;
2) i provvedimenti
restrittivi devono essere emessi dai magistrati: il nostro ordinamento
giuridico NON consente a forze diverse da quelle inquirenti la
comunicazione dei reati e pertanto chi lo fa commette un reato
(favoreggiamento);
3) se è vero che
chiunque è innocente fino a sentenza passata in giudicato allora questa
presunzione di innocenza deve valere per tutti i reati compresi quelli
contro la proprietà intellettuale;
4)in ogni caso non
riteniamo in alcun modo giustificabile che gli oneri tecnico/economici
per la individuazione e repressione dei reati (di qualsiasi natura)
debba essere sostenuta da una categoria di cittadini (qualsiasi
tentativo di attribuire agli ISP partecipazione diretta od indiretta al
reato è priva di ogni fondamento logico/fattuale in quanto l'ISP non è
equiparabile in alcun modo all'EDITORE ma può essere paragonato solo e
soltanto ad un TRASPORTATORE);
In questi mesi abbiamo assistito ad un intenso dibattito sulle intercettazioni telefoniche dal quale si è conclusa la necessità di una limitazione dell'utilizzo delle intercettazioni perfino per i giudici.
Ora ci domandiamo perché invece l'intercettazione COSTANTE del traffico Internet (che contiene potenzialmente un patrimonio informativo sensibile molto più elevato di quella fonica) di TUTTI i cittadini italiani dovrebbe essere esercitata da dei cittadini comuni come sono gli ISP senza alcun controllo da parte della magistratura e questo al solo fine di individuare un reato contro il patrimonio intellettuale.
L'adozione di tecniche di criptazione da parte degli estremi della comunicazione (sui quali come noto L'ISP NON HA alcun controllo) determinano IN OGNI caso l'impossibilità tecnica di attuazione. Inoltre l'adozione da parte dell'utente di tecniche di tunneling può rendere ignoto all'ISP di accesso non solo il contenuto della comunicazione ma anche il destinatario.
Questo governo ha avviato un sano processo per la semplificazione legislativa che Assoprovider apprezza proprio perchè è dimostrabile che la complessità legislativa danneggia gravemente le PMI e di conseguenza il libero mercato e la concorrenza.
Assoprovider ritiene che:
1) anche in questo caso
prima di creare un altro strato di complessità legislativa sia utile
analizzare e utilizzare le leggi già esistenti per perseguire i reati
contro il patrimonio intellettuale poichè TUTTI i reati che si
commettono su internet si possono COMMETTERE ANCHE SENZA DI ESSA e
quindi o non sono mai stati perseguiti oppure la nostra legislazione
già li prevede.
2) non devono essere
introdotte artificiose barriere economiche di ingresso per la
professione di ISP quando è facilmente dimostrabile che esse non
aiutano a reprimere un solo reato in più contro la proprietà
intellettuale e per contro sono un regalo certo per chi aspira ad un
controllo monopolistico del mercato delle TLC.
L'inibizione dell'utenza internet è una misura inutile e fonte di paradossi: internet è uno strumento come tanti, che serve per fortuna a migliaia di cose, e molte di queste, non solo sono perfettamente legali, ma sono oramai profondamente legate al nostro esercizio di diritti e doveri.
La PA sta facendo divenire internet lo strumento principale per la interazione con i cittadini, non ultima si veda la recente imposizione della PEC ed è paradossale che per un reato si possa perdere lo strumento con cui si dovrebbe assolvere ai propri doveri, come dire che a fronte di un reato per calunnia commessa a mezzo penna venisse inibito l'utilizzo della penna e quindi la possibilità di firmare qualsiasi documento.
Anche volendo prendersi carico delle problematiche l'unico risultato ottenuto sarebbe il cambio di operatore da parte del cliente.
A ciò si aggiunga che l'utenza internet NON individua un singolo individuo, per lo stesso motivo per cui un numero di telefono NON individua inequivocabilmente un solo soggetto, e quindi inibire l'utenza significa punire anche chi NON ha commesso alcun reato come dire che ripudiamo il cardine fondamentale del diritto penale e cioè la responsabilità personale.
Per Assoprovider la soluzione al problema passa per:
1. forze dell'ordine adeguate in termini numerici e di preparazione;
2. formazione pubblica e diffusa affinché il reato sia culturalmente percepito;
3. rispetto di TUTTI i
diritti in gioco e NON solo di quelli relativi alla proprietà
intellettuale come ad esempio diritto alla conservazione e diffusione
della conoscenza, diritto di citazione, diritto di impresa (ISP) etc.;
4. liberalizzazione del
settore in modo che chiunque possa divenire produttore/distributore di
proprietà intellettuali (fine delle esclusive), fine del monopolio
nella riscossione dei diritti da parte della SIAE e tutela anche per i
piccoli produttori di contenuti (vedi disposizioni SIAE sulla
distribuzione dei diritti derivanti da concertino) abolizione dei
sussidi economici pubblici che contestualmente non portino le opere
prodotte nella disponibilità della collettività; abolizione dei
contributi derivanti dagli strumenti di riproduzione dai supporti di
memorizzazione, definizione dei vincoli imponibili sulle riproduzioni
meccaniche (copie back-up, circolazione etc.);
5. ridefinizione della
durata dei diritti ed armonizzazione tra tutte le diverse forme di
proprietà intellettuale (brevetti, diritti d'autore, diritti di
esecuzione etc.).
Di segno opposto la posizione di AIE - Associazione Italiana Editori che chiede un ruolo attivo da parte dei provider nell'attuazione di provvedimenti verso gli utenti. Per voce di Ivan Cecchini afferma:
“La pirateria è uno dei più importanti problemi che affliggono il mercato editoriale italiano, non meno di quanto avviene per il resto dell’industria culturale, e in particolare per la musica e per il cinema”.
Il fenomeno della pirateria si traduce quindi in fotocopie di libri e periodici, ma anche, e sempre più - ha proseguito Cecchini - nella digitalizzazione (e successiva diffusione) di prodotti cartacei.
"Le violazioni cui si assiste in tale ambito avvengono attraverso attività di hosting e messa a disposizione del pubblico dei contenuti da parte di siti internet nonché per mezzo di diversi sistemi di peer-to-peer."
Difficile – secondo AIE - valutare e quantificare lo sviluppo digitale degli illeciti che interessano il settore editoriale: sono però decine di migliaia i libri digitali piratati su internet.
"In base agli esiti delle elaborazioni del nostro Ufficio studi sull’Osservatorio permanente dei contenuti digitali possiamo stimare in oltre 3 milioni e mezzo gli italiani che utilizzano abitualmente sul posto di lavoro sistemi di file-sharing."
Per tutti questi motivi AIE chiede una maggiore tutela del diritto d’autore, con campagne informative ad hoc per sensibilizzare i cittadini sul rispetto di tali diritti e, per quanto attiene agli scambi illeciti di materiale online
"così come sta avvenendo in altri Paesi occorre che anche in Italia si adotti il meccanismo del Notice and Take Down: la rimozione del materiale illecito e/o disconnessione dall’utenza a fronte della semplice, ancorché circostanziata, comunicazione da parte del titolare dei diritti lesi. Un’incombenza che spetta ai provider delle reti".
Insomma secondo AIE prima stacco la rete e poi verifico la comunicazione dell'eventuale illecito.
Per aggiornamenti: antipirateria.governo.it
a cura di EP