Gli Stati dovrebbero intercettare e controllare i dati nel rigoroso rispetto della legge e limitare i casi in cui una società di Internet può divulgare dati alle autorità. Al contempo, occorre tutelare i bambini e le proprietà intellettuali, ed elaborare una strategia globale contro i "furti d'identità".
Redazione PMI-dome |
30 marzo 2009
L'Europa si esprime sui temi più delicati che riguardano lo sviluppo e l'uso di Internet tra gli Stati Membri.
Approvando con 481 voti favorevoli, 25 contrari e 21 astensioni la relazione di
Stavros Lambrinidis, il Parlamento rileva che Internet «
dà pieno significato alla
definizione di libertà di espressione» sancita dalla Carta dei diritti
fondamentali dell'Unione europea e «
può rappresentare una straordinaria
opportunità per rafforzare la cittadinanza attiva».
Tuttavia, osserva
che la libertà di espressione e la privacy su Internet possono essere
esposte «
a intrusioni e limitazioni da parte di soggetti privati e
pubblici» e che
il web può anche essere utilizzato per incitare al
terrorismo e commettere cybercrimini. Chiede quindi di combattere
questi fenomeni «
con efficacia e determinazione», ma sottolinea che
il
diritto che gli Stati membri si arrogano di intercettare e controllare
il traffico su Internet «non può essere giustificato dalla lotta al
crimine». Rileva inoltre che l'accesso a Internet «
non dovrebbe essere
rifiutato come sanzione dai governi o dalle società private». A tal
fine formula una serie di raccomandazioni al Consiglio.
Censura e controllo da parte degli Stati membri Gli Stati membri sono chiamati a garantire che la
libertà di espressione
«
non sia soggetta a restrizioni arbitrarie da parte della sfera
pubblica e/o privata», e a «
evitare tutte le misure legislative o
amministrative che possono avere un effetto dissuasivo su ogni aspetto
della libertà di espressione». Il Parlamento chiede al Consiglio di
condannare la censura imposta dai governi al contenuto che può essere
ricercato sui siti Internet, «
soprattutto quando tali restrizioni
possono avere un effetto dissuasivo sul discorso politico». Dovrebbe
inoltre garantire che l'espressione di convinzioni politiche
controverse su Internet «
non sia perseguita penalmente». Inoltre,
dovrebbe assicurare che nessuna legge o prassi possa limitare o
criminalizzare «
il diritto dei giornalisti e dei media di raccogliere e
distribuire informazioni a scopo di cronaca».
A fronte di queste considerazioni, raccomanda al Consiglio di fare in modo che gli
Stati membri che intercettano e controllano il traffico di dati,
lo facciano «
nel rigoroso rispetto delle condizioni e delle garanzie
previste dalla legge». Dovrebbe inoltre invitare i governi a garantire
che le ricerche in remoto, se previste dalla legislazione nazionale,
siano condotte «
sulla base di un valido mandato delle autorità
giudiziarie competenti», e a giudicare inaccettabili le procedure
semplificate (per condurre le ricerche in
remoto rispetto alle ricerche dirette), «
poiché violano il principio di
legalità ed il diritto alla riservatezza».
Il
Consiglio dovrebbe anche esaminare e
fissare dei limiti al “consenso”
che può essere richiesto e estorto agli utilizzatori, sia da parte di
governi che di società private, a rinunciare a parte della loro
privacy.
E' inoltre chiamato a «
limitare, definire e regolamentare in maniera
rigorosa» i casi in cui una società di Internet privata può divulgare
dati alle autorità governative, e garantire che l'uso di detti dati da
parte di queste sia soggetto alle norme più severe sulla protezione
dei dati». Il Parlamento sollecita gli Stati membri a individuare tutte
le entità che utilizzano la sorveglianza della rete e a redigere
relazioni annuali, accessibili al pubblico, «
garantendo la legalità, la
proporzionalità e la trasparenza».
Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire il diritto dei cittadini di
accedere ai propri dati personali
e, se del caso, di ritirarli dal web. Infine, il Consiglio dovrebbe
invitare Stati membri e Commissione a prendere l'iniziativa per la
definizione di norme internazionali per la protezione dei dati
personali, la sicurezza e la libertà di espressione su Internet. E'
anche invitato a esortare tutti gli attori interessati a impegnarsi nel
processo in corso della “Carta dei diritti di Internet”.
Cybercriminalità - lottare contro il furto d'identità e tutelare i bambini La truffa e l'usurpazione d'identità
sono
un problema che autorità, cittadini e imprese iniziano a riconoscere.
Il Consiglio dovrebbe quindi considerare che “l’identità digitale”
«
merita di essere adeguatamente ed efficacemente protetta da intrusioni
di operatori pubblici e privati». Dovrebbe quindi invitare la
Presidenza e la Commissione a esaminare e sviluppare una strategia
globale di
lotta contro la "cybercriminalità", compresi i modi di
affrontare la questione del
"furto d'identità" e
frode a livello europeo, in collaborazione con i fornitori di Internet,
le organizzazioni degli utenti e le autorità di polizia competenti per
settore.
Il Parlamento chiede al Consiglio di promuovere programmi volti a
proteggere i bambini
e a educare i genitori, e fornire uno studio d’impatto sull’efficacia
di quelli esistenti, tenendo conto in particolare dei giochi online che
hanno come principali destinatari i bambini e i giovani. Chiede anche
di
spronare tutti i produttori di computer dell'UE a preinstallare
software di facile attivazione per la protezione dei minori. Approvando
un emendamento proposto da
Roberta Angelilli, l'Aula chiede al Consiglio di esortare gli Stati membri ad
aggiornare la legislazione a tutela dei minori che utilizzano Internet,
in particolare introducendo il
reato di grooming (adescamento online
dei minori a scopo sessuale).
Il Consiglio è infine invitato a adottare una direttiva sulle misure penali finalizzate al
rispetto dei diritti di proprietà intellettuale,
vietando al contempo, il controllo e la sorveglianza sistematici di
tutte le attività degli utilizzatori su Internet e garantendo che le
sanzioni siano proporzionate alle infrazioni commesse. Al riguardo,
dovrebbe anche rispettare la libertà di espressione e combattere
l'incitamento alla "cyber-violazione" dei diritti di proprietà
intellettuale, «
comprese talune eccessive restrizioni di accesso
instaurate dagli stessi titolari di diritti di proprietà
intellettuale».
Interessante quest'ultimo punto in un momento in cui l'
Italia si interroga su una legge sulla materia.