"Contenere" la crisi è la prospettiva giusta? Luigi Mastrobuono, Garante per la Sorveglianza dei Prezzi, all’indomani dell’apertura dei lavori del Tavolo di iniziativa per le PMI presso
il Ministero dello Sviluppo Economico, ci spiega perché le misure
anticrisi messe in campo dal Governo devono saper guardare oltre,
preparando le basi per il rilancio delle PMI italiane. Un rinnovato
compito per tutti: per la PA, più responsabilità nei pagamenti e
coordinamento negli interventi. Apriamo una riflessione che culminerà
nell’appuntamento congressuale di FORUM PA ’09.
Dottor Mastrobuono, quali sono le misure “anticrisi” approvate a favore delle PMI?
All’interno
del disegno di legge che converte il decreto legge sugli incentivi “per
settori”, attualmente in Parlamento e con scadenza al 10 aprile, il
Governo ha inserito anche il rifinanziamento e il maggior utilizzo
possibile del Fondo di Garanzia per le PMI, già esistente.
Cosa vuol dire "maggior utilizzo possibile" del Fondo di Garanzia?
Vuol
dire che vengono cambiate alcune regole che lo presiedono, rendendolo
più appetibile per le imprese. Mi riferisco alla Ponderazione 0, cioè
la diminuzione di necessità di accantonamento da parte delle banche
perché diminuisce il rischio, essendo coperto dallo Stato, all’aumento
del tetto entro cui richiedere operazioni da 500.000 a 1.500.000 di
euro e ad altre semplificazioni amministrative. Il rifinanziamento di
questo Fondo è di 1, 6 miliardi di euro. Sempre all’interno del disegno
di legge che citavo c’è la nuova Fiscalità di distretto che fa sì che
le aziende di un distretto abbiano la possibilità di presentarsi come
soggetto unico di fronte al fisco.
Questa, mi sentirei di dire,
rappresenta una prima tranche di misure già in fase ultimativa di
approvazione. Ci sono poi misure che si stanno discutendo e altre che
sono in fase di redazione.
Quali sono le misure di cui si sta discutendo?
Si sta
discutendo sulla compensazione più alta tra debiti e crediti e su come
venire incontro al problema dei pagamenti della PA.
Il rapporto con il mondo del credito sembra essere un nodo cruciale per le PMI…
Assolutamente si. La questione del credito è infatti la priorità assoluta definita dal Tavolo di iniziativa per le PMI, insediatosi il 18 marzo scorso in attuazione dello Small Business Act dell’Unione
europea. All’urgenza posta dalla questione “credito”, che vuol dire
anche tempi di pagamento, usura, capitalizzazione delle imprese, si sta
lavorando sia attraverso Accordi volontari tra associazioni di imprese
e settore bancario - sul modello del Protocollo d’Intesa firmato nei
giorni scorsi tra Federcasse e Associazioni artigiane - sia attraverso
il Fondo di garanzia. Ovviamente non è questa l’unica questione,
sebbene sembri la più urgente. Si sta parallelamente lavorando sugli
strumenti per la crescita dimensionale e l’aggregazione delle imprese:
dalle reti ai distretti ai confidi; sulle politiche e gli strumenti per
l’internazionalizzazione così come configurata nella nuova geografia
economica che la crisi sta disegnando; sulla semplificazione e
il raccordo tra livelli di governo nei rapporti con le imprese; sulle
politiche per l’innovazione, l’energia, la sostenibilità ambientale; e
infine – per questa fase in particolare – sull’approntamento di
strumenti per affrontare con efficacia le crisi di impresa.
Quale è la logica dietro l’individuazione delle sei priorità su cui il Tavolo sta definendo misure di intervento?
C’è
evidentemente “un primo capitolo” di misure che risponde all’urgenza
della crisi. C’è poi un “secondo capitolo” che riguarda i temi del
futuro: l’energia, l’innovazione, l’ambiente. E’ chiaro che dobbiamo
pensare non solo a come le PMI si equipaggiano per attraversare il
deserto della crisi, ma dobbiamo anche immaginare come riusciranno
successivamente a gestire la fase della ripresa. Questa visione
strategica si sostanzia in una linea di azione fondamentale lungo cui
ci stiamo muovendo attraverso il disegno di alcune iniziative
importanti. Per citarne alcune: è imminente l’avvio della valutazione
delle domande che sono arrivate al Ministero sul progetto di
innovazione tecnologica “Made in Italy”, è in via di apertura il Fondo
di innovazione per l’utilizzo commerciale dei brevetti, stiamo
lavorando sulla definizione delle Reti di imprese, volte a collegare in
via contrattuale imprese che sono collocate in territori diversi, a
fini produttivi e commerciali come l’internazionalizzazione. Nel giro
di un mese avremo l’agenda per ciascuna priorità, mentre i primi
provvedimenti stanno andando avanti.
Come cambiano i rapporti tra le aziende in questo contesto?
Dobbiamo
considerare che una crisi che attraversa in modo così ampio i sistemi
economici non lascia le cose come prima. Cambiano le logiche produttive
e distributive. Quale è al nuova logica con cui usciremo da questa
crisi? Questa è la domanda . Si intuisce che la ripresa sarà affrontata
a partire da alcuni punti ed è perciò necessario adeguare i
comportamenti di impresa a queste previsioni. In questo senso i
rapporti tra le aziende cambiano e, secondo me, cambiano in senso di
maggiore aggregazione, collaborazione e innovazione, nonché di maggiore
dimensione aziendale. Questo è qualcosa che già si percepisce
all’interno della crisi come itinerario per l’uscita. So che il tema
della maggiore dimensione aziendale è un tema critico per le PMI che
vanno incontro alla crisi, però già oggi stiamo prevedendo modalità
diverse per facilitare le aggregazioni. Le Reti di imprese, che citavo,
è ad esempio una modalità contrattuale che vuole aiutare le imprese a
crescere di dimensione senza operazioni societarie complesse.
Esiste un nuovo ruolo per la PA?
Questo è un momento
in cui c’è richiesta di una maggiore vicinanza, non di più Stato e non
di intervento del pubblico nell’economia, ma di maggiore vicinanza
delle istituzioni all’economia reale. In questo contesto credo che il
rapporto tra PA - soprattutto territoriale - e il tessuto produttivo si
stia modificando in senso positivo. Faccio un esempio su tutti. Abbiamo
recentemente organizzato il Tavolo della moda,
che presenta una innovazione notevole di metodo, proprio perché le
richieste non sono venute dagli imprenditori o dai sindacati o dagli
artigiani. Il Tavolo è stata la risultante di processi di aggregazione
delle esigenze attivati sui territori. Si va verso la definizione di
piattaforme comuni, in cui la PA sul territorio ha un ruolo
fondamentale: comprendere la situazione meglio di quanto possano fare
attori nazionali e saper essere a fianco dell’economia reale e dunque,
in ultima analisi, dei cittadini. Infine, sottolineo che c’è bisogno di
uno sforzo consistente in termini di coordinamento da parte delle
pubbliche amministrazioni centrali e territoriali: in un momento di
crisi a coordinare gli sforzi tra centro e territorio diventa
fondamentale. Anche su questo stiamo lavorando.
Chiara Buongiovanni
ForumPA