Il Garante Privacy si occupa ancora di social network. Facebook è il nome che li raggruppa e che evidentemente può divenire fonte primaria di materiali informativi. I giornalisti che utilizzano notizie, fotografie e dati personali tratti da questi network devono verificare le informazioni raccolte per esercitare con correttezza il diritto di cronaca.
Redazione PMI-dome |
22 maggio 2009
È quanto
ha in sostanza ribadito il Garante che è intervenuto ancora sul tema
privacy e social network, a seguito della
segnalazione di due cittadini, i
quali avevano visto pubblicata da alcuni quotidiani la propria
immagine presa da Facebook erroneamente associata a persone omonime
decedute. In un caso si trattava di un incidente stradale, nell'altro
di una vittima del terremoto avvenuto in Abruzzo.
I
nomi pubblicati nei servizi di cronaca erano corretti, ma le fotografie
ad essi associate erano state trovate facendo una semplice ricerca su
Internet e scaricando l'immagine presente nei profili che i due
segnalanti avevano aperto nel famoso social network.
I giornalisti non
avevano, dunque,
verificato l'ipotesi che si potesse trattare di
semplici casi di omonimia e hanno dato per decedute le persone
sbagliate. Nel caso della vittima del terremoto, la fotografia errata,
pubblicata da un quotidiano, era stata riproposta anche da due testate
televisive nazionali.
Queste immagini - ha stabilito il Garante, con due provvedimenti [doc. web nn.
1615317 e
1615339] di
cui è stato relatore Mauro Paissan -
non dovranno essere più
pubblicate, diffuse né riproposte nell'archivio on-line delle testate
coinvolte. Associando
l'immagine di una persona all'identità di un'altra, sono stati diffusi
dati errati, mettendo in atto in tal modo un illecito trattamento dei
dati personali.
Il
Garante ha, pertanto, vietato alle testate, due locali e tre nazionali,
di diffondere ulteriormente le fotografie dei segnalanti. L'Autorità ha
imposto la cancellazione delle immagini anche dal sito web e
dall'archivio storico on-line di uno dei quotidiani interessati che -
dopo aver informato seppur tardivamente i lettori dello sbaglio
commesso – continuava a rendere comunque accessibile da Internet la
fotografia pubblicata per errore.