Le statistiche analizzate da G Data con particolare riguardo agli URL contenenti codici maligni hanno evidenziato come i domini degli advertising provider occupino sempre le prime posizioni.
Soltanto nell’ultima settimana in media ben 2.250 differenti URL avevano dei link che indirizzavano a siti contenenti malware. Di questi circa 405 URL ogni giorno erano collocati sulle pagine di advertising provider.
Werner Klier, G Data Security Labs: “La cosiddetta “black economy” sta sempre più acquistando advertising su Google, su siti di e-commerce e community in maniera tale da indirizzare gli utenti sui propri siti Internet contenenti malware nascosto in file scaricabili piuttosto che capace di installarsi nel sistema dell’utente attraverso infezioni di tipo drive-by. Altre volte, invece, alle ignare vittime viene richiesto di inserire i propri dati personali o quelli della propria carta di credito in un form online”.
Di
fronte ad azioni di questo tipo lo stesso uso di black list non risulta
totalmente soddisfacente perché questi link dannosi puntano spesso a server inseriti
all’interno di botnet che cambiano e si modificano con una grande
velocità. Questo significa che il computer sul quale fisicamente il link
pubblicitario indirizza l’utente cambia di minuto in minuto.