Gli analisti di Gartner hanno analizzato le differenze tra le due crisi negli investimenti IT: quella attuale confrontata con quanto accadde in Usa nel 2001.
L’esame svolto da Gartner ha preso in considerazione il mercato dei semiconduttori che, notoriamente, anticipa quanto accade poi nell’elettronica di consumo e nell’information technology in generale.
La crisi del 2001 era collegata all’esplosione della bolla speculativa delle “dot.com” che aveva anche fatto deprimere la spesa in investimenti dei clienti IT. In generale, però, nonostante gli effetti dell’11 settembre, ossia gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle di New York e al Pentagono a Washington, solo alcuni settori risentirono pesantemente della crisi, come quello dei viaggi, mentre il resto fu relativamente coinvolto.
Oggi, invece, la diminuzione della domanda è generalizzata sia per i prodotti sia per i servizi a seguito della crisi del mercato finanziario che ha toccato ogni settore. Partita dal settore immobiliare e dalle banche, la crisi si è successivamente estesa al settore dell’auto. E la spesa IT non è immune. “Il 2009 è ormai andato. Non vediamo nessun incremento nella spesa IT, dice Bryan Lewis, analista di Gartner. “Siamo cautamente ottimisti per il 2010, con un’aspettativa di crescita del 5%. Ci sarà qualche piccolo movimento positivo, insomma, ma niente di significativo fino al 2010”.
La lezione del 2001 ha insegnato
Un effetto positivo della precedente crisi del 2001 è che la lezione è stata appresa. Allora l’industria elettronica aveva continuato per mesi a produrre beni che i consumatori stavano smettendo di acquistare. Risultato: magazzini pieni che hanno richiesto anni per essere svuotati.
Oggi, dice Gartner, il settore dei semiconduttori ha imparato ad ascoltare le oscillazioni dei consumatori e il risultato è stato un immediato blocco della produzione e magazzini pieni solo di quanto prodotto in un trimestre. “I fatturati sono precipitati ma ora si sta tornando lentamente a crescere man mano che la supply chain torna a riempirsi” dice l’analista Peter Middleton. Un comportamento confermato anche da Paul Otellini, Ceo di Intel, che ha notato un miglioramento della domanda rispetto al primo trimestre dell’anno al punto da fargli ritenere che “è stato toccato il fondo”. Non è dello stesso parere Dirk Meyer, Ceo di AMD, che pensa che il fondo non sia stato ancora raggiunto. Anche Middleton è della stessa opinione perché vede pochi segnali positivi: “I settori auto e consumer sono stati pesantemente toccati nel 2009 creando gravi problemi occupazionali. Occorrerà parecchio tempo per avere un rimbalzo positivo in questi settori”.
Ciò che è scomparso, dice Bob Johnson, research vice president dei semiconduttori, è l’utile lordo, letteralmente volatilizzato in alcuni settori. Quello delle memorie, per esempio, ha un margine lordo negativo dell’8%. “Stanno vendendo le memorie a meno di quanto costa fabbricarle, con l’aggravante che non possono ridurre i volumi”.
I buoni consigli
Evitare il ricorso all’indebitamento e tenere fermo l’utile lordo sopra il 35%, tenere abbastanza liquidità per le spese in conto capitale ed evitare assolutamente il ricorso al “leveraged buyout”. “Intel, che tiene fermi i margini tra 45 e 55 per cento, utilizza il differenziale sopra il 35% per reinvestire e creare liquidità”. Ma è meglio non investire molto, dice ancora Johnson: "Se lo produci devi poi mantenerlo e ciò può ucciderti: puoi tagliare tutti i costi ma non puoi tagliare il deprezzamento del prodotto. Investi di più quando il vento è a favore, ma investi meno quando i venti sono sfavorevoli: i prodotti che fai devi infatti mantenerli”.