La data del protocollo è quella del 25 maggio scorso e il titolo spiega già tutto: “Utilizzo di Internet e della casella di posta elettronica istituzionale sul luogo di lavoro”. In calce la svolazzante firma di Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

Il ministro, probabilmente, a distanza di un anno e poco più dall’incarico sarà stato colto da scoramento: ma come? Faccio la lotta ai “fannulloni” e non c’è neanche uno straccio di circolare che distingua a chiare lettere che cosa si può fare e che cosa no sul luogo di lavoro da parte del funzionario dell’amministrazione?
Ciò che è emerso, pertanto, su carta della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, è la “Direttiva 02/09” che richiama le regole per l’esercizio del potere di controllo e i doveri di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni nell’utilizzo degli strumenti informatici.
Il ministro richiama subito ciò che è arcinoto: il controllo dei comportamenti e dell’uso degli strumenti informatici dei dipendenti della PA deve essere sobrio e non eccedere; bisogna rispettare gli accordi sindacali stipulati da tempo a proposito dell’informativa circa i controlli elettronici sulla posta e sull’uso della Rete; soprattutto, però, “i lavoratori devono essere preventivamente informati dell’uso di dispositivi di controllo atti a raccogliere dati personali”.
Qui il richiamo di Brunetta è severissimo: carta canta e norme contano.
Insomma, poche chiacchiere: non s’è mai visto che fosse consentito a un dipendente pubblico di portare a casa la matita che utilizza in ufficio, né la piuma e il calamaio. E quindi neanche di utilizzare i computer per farsi i fatti suoi.
Per di più c’è il Garante della Privacy che ha stabilito chiaro e tondo, e da anni, come il datore di lavoro si deve comportare con i propri dipendenti circa l’utilizzo di Internet e della posta elettronica: può usare mezzi di controllo ma senza prevaricare, avendo bene informato, magari educato, il dipendente all’ottimale utilizzo degli strumenti che gli vengono forniti. E la PA, dice Brunetta, non fa eccezione, anzi.
E quindi alle amministrazioni “si raccomanda” (ossia “devono”e non “possono se vogliono”) di adottare le misure idonee per evitare usi impropri. Come? Come fanno tutti: blocco degli accessi a “black list” di siti, il carico e scarico di file che non riguardano il lavoro, e via di questo passo.
