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Il ministro Brunetta e l'uso improprio di internet da parte dei pubblici dipendenti

A fine maggio la "Direttiva 02/09" del Ministero della Funzione Pubblica ricorda ai dirigenti della Pubblica Amministrazione che devono stabilire rigidi controlli, automatismi sofisticati affinché i computer utilizzati dai funzionari pubblici siano usati per lavorare e non per giocare. Una nuova "grida manzoniana"?
di Francesco Di Martile | 23 giugno 2009

La data del protocollo è quella del 25 maggio scorso e il titolo spiega già tutto: “Utilizzo di Internet e della casella di posta elettronica istituzionale sul luogo di lavoro”. In calce la svolazzante firma di Renato Brunetta, Ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione.

firma Renato Brunetta

Il ministro, probabilmente, a distanza di un anno e poco più dall’incarico sarà stato colto da scoramento: ma come? Faccio la lotta ai “fannulloni” e non c’è neanche uno straccio di circolare che distingua a chiare lettere che cosa si può fare e che cosa no sul  luogo di lavoro da parte del funzionario dell’amministrazione?

Ciò che è emerso, pertanto, su carta della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, è la “Direttiva 02/09” che richiama le regole per l’esercizio del potere di controllo e i doveri di comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni nell’utilizzo degli strumenti informatici.

 
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Il ministro richiama subito ciò che è arcinoto: il controllo dei comportamenti e dell’uso degli strumenti informatici dei dipendenti della PA deve essere sobrio e non eccedere; bisogna rispettare gli accordi sindacali stipulati da tempo a proposito dell’informativa circa i controlli elettronici sulla posta e sull’uso della Rete; soprattutto, però, “i lavoratori devono essere preventivamente informati dell’uso di dispositivi di controllo atti a  raccogliere dati personali”.

E questo è il vero nocciolo della questione: difficile pretendere che i dipendenti pubblici non si disperdano su Facebook e MySpace o Twitter se nessuno ha mai detto loro che non possono né devono farlo.

Qui il richiamo di Brunetta è severissimo: carta canta e norme contano.


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Insomma, poche chiacchiere: non s’è mai visto che fosse consentito a un dipendente pubblico di portare a casa la matita che utilizza in ufficio, né la piuma e il calamaio. E quindi neanche di utilizzare i computer per farsi i fatti suoi.

Per di più c’è il Garante della Privacy che ha stabilito chiaro e tondo, e da anni, come il datore di lavoro si deve comportare con i propri dipendenti circa l’utilizzo di Internet e della posta elettronica: può usare mezzi di controllo ma senza prevaricare, avendo bene informato, magari educato, il dipendente all’ottimale utilizzo degli strumenti che gli vengono forniti. E la PA, dice Brunetta, non fa eccezione, anzi.


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E Internet? Il Ministro, quasi glissando, pone tra parentesi un piccolo memo: il sistema informativo è della pubblica amministrazione, ossia sono roba sua apparecchiature, programmi, dati inviati, ricevuti e salvati.E quindi non sono certamente della PA l’uso di servizi di rete con finalità ludiche o comunque estranee alle finalità lavorative. Insomma, una bella botta alle chiacchiere vane con gli amici di Facebook e i giochi di ruolo, lo scaricare film “a gratis”, e via discorrendo: un colpo all’industria della duplicazione pirata.

E quindi alle amministrazioni “si raccomanda” (ossia “devono”e non “possono se vogliono”) di adottare le misure idonee per evitare usi impropri. Come? Come fanno tutti: blocco degli accessi a “black list” di siti, il carico e scarico di file che non riguardano il lavoro, e via di questo passo.


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C’è però un ma: la posta elettronica. Se la pubblica amministrazione fornisce il funzionario Brambilla della casella con tanto di account della PA, occorre che tutto ciò che va e viene su quella casella sia di lavoro e quindi  del signor Brambilla ma anche dell'amministrazione per la quale lavora. E allora, salomonicamente, Brunetta si rifà al buon senso:


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La chiusa della “Direttiva 02/09” è quindi più un richiamo ai dirigenti perché si adoprino a mettere in opera misure e a informare i dipendenti. Insomma, il sapore che resta è quello delle grida manzoniane: “Va’ va’, povero untorello, non sarai tu quello che spianti Milano” dice il monatto a Renzo che fugge.


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