ZoneResearch, proseguendo con la propria ricerca, giunge ad ipotizzare che, oltre l'82 % delle transazioni abbandonate (pari quindi a circa 21 dei 25 milioni di dollari persi) siano da imputare alla lentezza delle pagine caricate e visualizzate dai navigatori, che stufi di attendere, abbandonano il processo di acquisizione (Dropping to Transaction Latencies).
E questo sembra
abbastanza comprensibile.
Proviamo a pensare a quello che succede nella vita di tutti i giorni.
Se un
negoziante perde tempo, chiacchiera, si perde in stupidaggini o è lento, molto
lento, può succedere che l'acquirente (noi) abbandoni l'acquisto.
Essendo sicuro che altrove si possa trovare un prodotto simile o identico a
quello desiderato.
In Internet il concetto e la sensibilità verso la lentezza è molto simile,
ma aggravato da due ulteriori fattori:
il primo è che il navigatore medio, nell'atto della transazione, non
capendo i motivi della lentezza del sistema, si spaventa: non capisce, non comprende,
e pensa a cosa possa succedere nell'atto in cui consegnerà il proprio numero
di carta di credito (verrà perso nel cyberspazio?).
Il secondo è che Internet non è l'unico canale di acquisto. Se fino a
ieri l'acquirente ha vissuto senza Internet, può continuare a farlo. E continuare
a comprare i beni di suo interesse nel modo tradizionale.
Sembra banale ma… pensateci: è assolutamente credibile.
La ricerca
di ZoneResearch ha inoltre evidenziato che la tipologia di siti più sensibile
al Dropping to Transaction Latency sono quelli dedicati al Trading on-lne.
E sembrerebbero essere proprio queste le realtà che investono di più sull'abbattimento
delle latenze nelle transazioni.
La ricerca
conclude con un'ultima considerazione.
Il fatturato non è da considerarsi perduto per sempre, sicuramente non
per i concorrenti che avendo affrontato il problema delle performance nelle
transazioni prima degli altri, concedono al nuovo acquirente "un'esperienza
positiva".