Parlando qualche giorno fa con Piero Iannarelli, country manager di Micro Focus Italia, sono rimasto sorpreso da quanto mi diceva: "Se si chiude bene una operazione che abbiamo in corso, chiuderemo il primo trimestre del nuovo anno fiscale, a fine luglio, come il migliore della storia di Micro Focus in Italia. Ciò non significa che tutto fila liscio e che non ci sono difficoltà. Anzi. Se quattro anni fa, quando sono entrato in Micro Focus avessi trottato dalla mattina alla sera come faccio adesso, avrei fatto il doppio dei risultati. Lo sottolineo solo per dire che fare business oggi è molto più complicato d'un tempo. Però a volte, come nel nostro caso, ci si riesce".
Ciò che mi ha particolarmente interessato, oltre a questo confortante risultato descritto da Iannarelli, è la logica di Micro Focus.
Società identificata con Cobol, il linguaggio di programmazione col quale sono state sviluppate tutte le maggiori applicazioni "legacy" che girano sui mainframe. Da un po' d'anni a questa parte oltre a continuare a vivere di rendita con le vecchie licenze alla base delle "vecchie" applicazioni, Micro Focus s'è buttata nello sviluppo di tool che aiutano le grandi imprese a "modernizzare" quelle applicazioni. "Prendiamo una vecchia applicazione e, in breve tempo, la convertiamo ai nuovi criteri di servizio che servono alle imprese: farne web service, renderle servizio accessibile via cloud computing, modificarne l'utilizzo mediante l'interfaccia Java, agganciarne gli archivi dati alle applicazioni Microsoft o Linux".
Insomma il buon vecchio Cobol e le vecchie applicazioni continuano, sotterraneamente, a sopravvivere ma è come se nel mainframe s'innestasse un nuovo motore con un carburante molto più performante di prima. Geniale, e da molti punti di vista: si ottimizza ciò che si ha e che ha dimostrato di funzionare e rendere grandi le imprese; si evita di porsi il problema di spendere molti denari per ripensare totalmente le applicazioni sia perché non ce lo si può più permettere sia perché quei denari non ci sono più.
Micro Focus sta facendo il suo corso. Tre anni fa il suo Ceo, Stephen Kelly, aveva posto l'obiettivo 3x3: triplicare il fatturato in tre anni.
Non siamo ancora a quell'obiettivo ma non è molto distante. I dati preliminari sull'anno che si sta per chiudere, secondo un comunicato ufficiale, fanno prevedere un incremento del fatturato 2008, pari a 228,2 milioni di dollari, di almeno il 20% e un margine operativo lordo del 42% rispetto al 38,8% dello scorso anno.
Numeri che subiranno modifiche e aggiustamenti contabili perché inglobano le due più recenti acquisizioni di Borland e della divisione Application Testing / Automated Software Quality (ASQ) di Compuware Corporation.
In breve tempo, insomma, Micro Focus da operatore di nicchia si sta trsformando in fornitore di "acceleratori" della trasformazione IT dei clienti assommando di volta in volta tecnologie, mercati, clienti e quant'altro.
Il portafoglio dei prodotti "dalla A alla z", come indica il sito, conta per il momento ben 53 strumenti diversi per le più disparate necessità d'un reparto IT. "Applichiamo la strategia degli indiani: mettiamo il cliente al centro e continuiamo a girargli intorno fornendogli, di volta in volta, strumenti che lo aiutano a miglioraree a rendere più efficace il business. Ciò che ci avantaggia è che non parliamo più la lingua dei tecnici ma dimostriamo a chi decide gli investimenti che in 12 o 18 mesi al massimo l'investimento non solo è ripagato ma fornisce quel miglioramento che ci si aspetta. Prima ancora di cominciare, insomma, noi dimostriamo concretamente che il nostro contributo è utile e vincente". (fdm)