Lo scorso 21 luglio sulla seconda pagina del Sole24Ore un titolo eloquente: "C'era una volta la piccola grande America" con un sommario che fa accapponare la pelle: Entro fine anno rischia di fallire il 70% delle Piccole e medie imprese americane.
Paolo Madron riporta con molti particolari il travaglio dei piccoli imprenditori Usa e le loro difficoltà a farsi concedere prestiti dalle banche. La chiusa dell'articolo è eloquente: forse il presidente Obama proverà a dirottare sulle Pmi una parte dei 780 miliardi di dollari del Tarp, il Troubled asset relief program che sono stati stanziati per alleviare la zavorra dei titoli tossici in portafoglio alle banche. "Ma se ne parlerà, se mai si farà, all'inizio d'autunno".
Insomma, tutto il mondo è Paese. Proprio a causa di questo fosco scenario, Ibm ha svolto uno studio sull'"Inside the Midmarket: a 2009 perspective. An environment like no other".
L'indagine, commissionata da Ibm, è stata condotta in modo indipendente da Opinion Research Corporation su 1.879 tra business men e IT manager di aziende tra 100 e mille occupati: dalle banche, ai prodotti di consumo, al manufacturing, in 17 Paesi, tra cui l'Italia, nel mese di maggio scorso.
Partiamo dalla conclusione: le aziende di medie dimensioni sono state i motori economici per lungo tempo della innovazione e dello "smarter planet". I ricercatori Ibm prediligono la metafora "smarter planet", un pianeta migliore grazie alla maggiore "intelligenza informatica" diffusa nelle cose, negli strumenti di lavoro, nei modi di lavorare. Per continuare su questa strada le Pmi devono abbracciare nuovi modi e intraprendere nuove vie di fare business.
Infatti oltre la metà di chi ha partecipato all'indagine dice che ha bisogno di un partner tecnologico che possa aiutarli a lavorare meglio, a costruire una infrastruttura che supporti la crescita del business, e che li aiuti a identificare modalità di utilizzo delle informazioni per prendere decisioni migliori.
Un numero significativo di essi è focalizzato sulle tematiche della corporate social responsibility e hanno bisogno di indicazioni più chiare per essere guidate sui temi dell'energia, dell'ambiene e sull'impatto sostenibile. Tutti temi che non sono semplici e che descrivono nuove regole di un nuovo gioco di fare business su un pianeta sempre più piccolo, piatto e "smarter", intelligente.
Venendo all'autocollocazione, le imprese censite hanno però in mente per il 53% la necesssità di trovare nuova efficienza e controllo dei costi, il 25% pensa a progetti di espansione, 11% sono nel pieno della trasformazione del proprio business; il rimanente 11% sono più focalizzati sui clienti per stringere con loro relazioni migliori usando, magari, tecnologie Web 2.0.
La generalizzata consapevolezza è che occorre trovare nuove strade innovative nel fare business.
Anzitutto nel miglioramento dell'efficienza: l'85% dice che è il fattore chiave prioritario, mentre l'80% dice che prioritario è il miglioramento della produttività degli impiegati. La focalizzazione sui clienti è vista come fattore differenziante dalle Pmi rispetto alle aziende più grandi di loro. In Italia, per esempio, il 79% delle imprese dice che il post vendita sui nuovi clienti è la priorità più critica. In Messico, invece, il 76% pensa che prioritario sia la ricerca di nuovi clienti.
Circa il budget di spesa in IT, il 40% delle aziende censite dice che sostanzialmente, nonostante la crisi, non è cambiato, ma sono cambiate le priorità. Il 37%, invece, ha visto ridursi il proprio budget IT e il 14%, invece, l'ha visto aumentare. Le Pmi che sono nei Paesi in crescita, ovviamente, prevedono per il 2010 incrementi anche nei budget IT: è il caso della Cina dove il 62% degli intervistati si aspettano incremneti. Quasi la metà delle aziende del settore sanitario vedono il proprio budget stabile mentre il 23% del banking se l'aspettano in crescita.
I costi e la limitatezza dei budget comunque continua ad essere il principale ostacolo ai cambiamenti che si vorrebbero fare. La richiesta ai fornitori IT e ai consulenti resta pertanto la necessità di ricevere valore, vantaggio competitivo, Return on investment. Il 70% preferisce un partner IT esperto nel proprio settore di mercato che li aiuti a lavorare meglio e il 67% cercano invece un partner che dia soluzioni infrastrutturali IT di più alta qualità.
La gestione delle informazioni è identificata, dalla gran parte degli intervistati (75%), come l’area più critica per migliorare le prestazioni di business. In un periodo in cui le informazioni digitali crescono ogni giorno ad un tasso otto volte maggiore rispetto ai volumi di dati archiviati in tutte le biblioteche americane messe insieme, le organizzazioni devono individuare modi più efficaci per trasformare tali dati in un vero network di intelligence.
Oltre i due terzi delle aziende interpellate stanno provvedendo a realizzare i propri progetti IT chiave, quali, in ordine di importanza, l’affidabilità delle infrastrutture (75%), il Disaster Recovery (72%), la gestione delle informazioni (71%) e la sicurezza (68%).
Il sondaggio mette in luce l’interesse crescente per il cloud computing, il green IT, i social media, tutte aree che neanche figuravano in un’analoga indagine IBM condotta nel 2007 e che oggi sono indicate decisive per migliorare le prestazioni aziendali generali.
Secondo il sondaggio il 79% degli interpellati ha dichiarato di voler attuare o ha fissato obiettivi per attuare o ha già provveduto ad attuare soluzioni Green IT, seguite a ruota dai Social media/Web 2.0 (71%) e il Cloud Computing (69%).