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Twitter come strumento marketing convince solo i pubblicitari

Harris Interactive ha condotto una ricerca tra i pubblicitari americani e i consumatori per capire se il popolare strumento di messaggistica può essere, o diventare in futuro, un efficace strumento di promozione di prodotti e idee. Intanto l'advertisement sui social media flette del 3%.
di Francesco Di Martile | 06 agosto 2009

E' tra le prime ricerche che hanno come oggetto Twitter, il programmino che, come un cinguettio d'uccello, pigola a amici e followers "che cosa sto facendo adesso" scritto in messaggini di appena 140 caratteri.

L'ha condotta Harris Interactive utilizzando anche strumenti inconsueti.
La domanda da cui i ricercatori sono partiti è questa: Twitter, di cui si parla tanto soprattutto tra coloro che fanno comunicazione e, in particolare, si occupano di pubblicità, è uno strumento utile anche come media per veicolare anche messaggi promozionali?

La ricerca, dicevamo, ha coinvolto durante una settimana di fine giugno 1.015 persone coinvolte nelle decisioni che riguardano l'advertisement che sono state invitate mediante invito e questionario proposto su Linkedin, un altro popolare strumento di connessione sociale tra manager. E' il Linkedin Research Network/Harris Poll. Con una più tradizionale indagine online sono stati invece raccolte le opinioni di 2.025 adulti americani.



Quasi la metà dei pubblicitari, ossia il 45%, ritengono che Twitter sia qualcosa ancora nella sua infanzia e non abbia espresso la crescita esponenziale attesa per i prossimi anni. Un 21% ritiene invece che non farà più che tanto rumore e resterà popolare soprattutto tra i giovani e il mondo dei media. un 17% pensa, invece, che Twitter sia ormai superato e bisogna cercare qualcos'altro e un altro 17% non si esprime perché non ne sa abbastanza da poter esprimere un'opinione.

Tra i consumatori la storia è completamente diversa. Il 69% non ne sa abbastanza per averne una opinione precisa. Un 12% ritiene che sia ancora in uno stadio iniziale altrettanti pensano che è cosa confinata ai giovani e agli operatori dei media e infine l'8% pensa che sia superato e bisogna aspettare la nuova onda.



C'è una barriera, dicono i ricercatori: l'età. I pubblicitari più giovani hanno un'opinione in proposito rispetto ai pubblicitari più anziani. Tra i consumatori è lo stesso: metà tra i 18-34 anni ha un'opinione mentre l'80% degli over-55 non ne ha.

Tra coloro che si sono fatti un'idea a proposito di Twitter è stato chiesto se pensavano che Twitter possa essere efficace per promuovere prodotti e idee. Tra i pubblicitari l'8% dice che Twitter è molto efficace, mentre la metà pensa sia abbastanza efficace come vettore di promozione. Il 34% non pensa, invece che si aefficace e l'8% pensa non lo sia affatto.

Tra i consumatori l'8% pensa sia molto efficace e il 42% abbastanza. Il 31% non efficace e il 19% per nulla efficace.

E allora?
La conclusione ruota intorno al concetto di "infancy" di Twitter. Insomma, siamo a uno spartiacque: chi tra i pubblicitari pensa sia efficace deve educare meglio e di più i consumatori bendisposti affinché in futuro, quando Twitter maturerà, divenga anche un efficace strumento di promozione. Per il momento, insomma, è presto.

Negli stessi giorni è stato rilasciato il risultato della ricerca sul Social Network Ad Spending Report di emarketer.com.

La domanda che questa indagine si è posta è: come cambiano gli investimenti pubblicitari online a seguito del poderoso successo dei social network?

Facebook ha ormai surclassato MySpace e, dicono i ricercatori, nel 2011 lo sorpasserà come fatturato pubblicitario.

Intanto, però, la previsione a breve, per il 2009, rileva una piccola flessione nel totale investimenti pubblicitari nei social network che scendono del 3% rispetto al 2008.

La ripresa, però, è già dietro l'angolo perché sui social network gli investimenti cresceranno del 13,2% a 1,3 miliardi di dollari.


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