Dunque la manovra anticrisi d'estate 2009 è cosa fatta.
Salvo errore od omissione, però, la fiducia del neo presidente Assinform, Paolo Angelucci, che sperava di vedere ammessi alle provvidenze dell'Articolo 5, quello sulla detassazione degli investimenti in macchinari, sia l'hardware sia il software e i servizi ICT, non c'è traccia.
L'articolo della legge continua a recitare:
"E' escluso dall'imposizione sul reddito di impresa il 50% del valroe degli investimenti in nuovi macchinari e in nuove apparecchiature compresi nella divisione 28 della tabella Ateco, di cui al provvedimento del direttore dell'agenzia delle Entrate 16 novembre 2007, pubblicato nella "Gazzetta Ufficiale" n.296 del 21 dicembre 2007, fatti a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 30 giugno 2010. L'agevolazione di cui ap presente comma può essere fruita esclusivamente in sede di versamento del saldo delle imposte sui redditi dovute pe ril periodo d'imposta di ffettuazione degli investimenti".
Scavando dentro la divisione 28 della tabella Ateco si trova di tutto: dai trattori, ai torni, dai forni alle macchine tessili, alle macchine per far rubinetti, bivande, tabacco, conciar pelli, far scarpe, lavare e stirare. Ma niente computer né, tanto meno, software e servizi.
Come era nella prima bozza del decreto ("ma siamo fiduciosi di farlo cambiare", Angelucci dixit) così tutto è rimasto.
Ennesima riprova che la lobby informatica conta il due di picche.
Lo sconto fiscale, per gli investimenti sui macchinari nuovi di fabbrica acquistati tra 1° luglio 2009 e 30 giugno 2010, consisterà nel pagare la metà di Ires o Irpef applicata al 50% dell'investimento effettuato: se si compra nel 2009 lo si detrarrà a giugno 2010; se si compra nel 2010 lo si calcolerà con le tasse del 2011.
Si potrebbe contare, per la ripresa delle imprese del software, sull'accordo stipulato tra Abi, Confindustria, ConfCommercio (il Tavolo del Capranica: Confesercenti, Confartigianato, Cna, Cassartigiani), Confapi, pronubo il ministro del Tesoro Giulio Tremonti.
L'accordo è per rimandare a fine prestito il pagamento della quota capitale dovuto nel 2009 o nel 2010 per un prestito ricevuto.
Il caso che Abi ha fatto è questo: se un imprenditore ha in essere un prestito di 100mila euro per 10 anni al 5% ed è al quarto anno, dovrebbe pagare la rata annua di 9.204 euro di quota capitale e 3.747 euro di quota interessi. Ebbene, pagherà solo questi ultimi mentre, senza oneri, i 9mila euro andranno pagati all'undicesimo anno, dopo la scadenza del prestito.
Però c'è un però, sottolineato anche dalla presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: ci vogliono 45 giorni prima che le banche aderiscano volontariamente. E si arriva così a metà settembre. Poi ci vogliono al massimo 30 giorni per avere una risposta dalla banca sulla concessione della dilazione oppure no. E si arriva a metà ottobre. Inoltre la misura si applica sulle piccole aziende (50 milioni di fatturato e massimo 250 addetti) che erano in bonis lo scorso autunno (niente per chi era già in difficoltà allora e aveva saltato o dilazionato una rata).
E per le microimprese dell'Information technology che arrivano a stento a 15-20 dipendenti? Nisba: non c'è una lira.
Possono sperare che i propri clienti che vantano crediti dalla Pubblica Amministrazione e che, per colpa dei mancati pagamenti della PA hanno ritardato i propri pagamenti ai piccoli fornitori IT, ricevano rapidamente i soldi.
Il 3 agosto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale la direttiva del 3 luglio del Presidente del Consiglio in cui si ordina alle Amministrazioni di "emettere, non appena saranno rese disponibili le occorrenti risorse finanziarie, e non oltre il 1° agosto, i titoli di pagameto esigibili vantati dalle imprese".
Dal 3 agosto dovrebbero esserci 7 miliardi per questo scopo.