Nome
Cognome
Email
Password
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy
Desidero ricevere la Newsletter di PMI-dome.com
FacebookTwitterRSS
PMI Dome

Si può vendere senza imbrogliare almeno un po'?

L'onestàa nel condurre gli affari, fare gl'interessi del cliente è conciliabile con il successo commerciale dell'azienda e del venditore? Per decenni è prevalsa l'idea che le strategie di vendita fossero trucchi e tecniche per alleggerire le tasche del cliente. Sulla Harvard Business Review emerge un parere contrario. 
di Francesco Di Martile | 17 agosto 2009

Qualche giorno fa sull'Harvard Business Review il titolo d'un articolo chiedeva: "Si può vendere senza imbrogliare? "

Autore dell'articolo è Clif Reichard, vecchia volpe del settore commerciale: è stato per 36 anni alla Ball Corporation fino a diventarne vice president proprio del Sales department. Ha speso 55 anni della sua vita a vendere. Seguiamo il suo ragionamento.

Molti manager, dice Reichard, pensano che nel commercio non puoi essere completamente onesto e contemporaneamente avere successo.

Sono decenni che questo genere di convinzione pervade le corporation. Theodore Levitt in un suo citatissimo articolo sull'HBR diceva: "Vendere è di per sé in relazione con i trucchi e le tecniche per portare le persone a scambiare il proprio denaro contante con il tuo prodotto. Non riguarda i valori che sono sottesi allo scambio".

Nel 1960 sempre Levitt scrisse un articolo "Marketing Myopia" in cui, ricorda sempre Reichard, si sosteneva: "Non vedere l'intero processo di business come uno sforzo strettamente integrato per scoprire, creare, far emergere e soddisfare i bisogni dei clienti. Il cliente è qualcuno da qualche parte che con corretta astuzia può essere separato dal suo denaro superfluo".

Se manager come Levitt vedono trucchi e astuzie come parte del proprio panorama d'affari è ovvio che essi assumano che un po' di "furbizia" nelle strategie di vendita sia una cosa logica.
Anche se i manager ammettono che c'è qualcosa di sbagliato in questo ragionamento non fanno molto per opporvisi. Hanno un atteggiamento lassista e di scarso controllo che viene subito percepito dai funzionari di vendita che sono pertanto spinti ad avere un atteggiamento "leggero" verso i clienti. Si entra così nel circuito vizioso di pensare ai numeri delle vendite e non alla soddisfazione del cliente.

"Ma la premessa di base è falsa", tuona Reichard. Non è vero che la completa onestà nel condurre il business e il successo negli affari si escludano a vicenda.

"Se sei un manager ricorda che le tue parole e i tuoi comportamenti, sia ciò che dici esplicitamente sia soprattutto ciò che non dici, inviano un chiaro messaggio a noi delle vendite su come dovremmo comportarci con i clienti e quanto essere credibili. Se prendi la tua responsabilità seriamente e incoraggi un atteggiamento di vendita eticamente corretto, noi saremo onesti con i clienti e credibili per suggerire la scelta migliore per loro. E tutto questo porterà benefici all'intera compagnia".

Infine la ricetta: "L'etica deve essere la priorità numero uno nelle vendite così da proteggere la reputazione della società; attirare e mantenere i clienti è la priorità numero due e il profitto è al posto numero tre".


Condividi

Lascia un commento

Nome:

Mail:

Oggetto:

Commento:

CAPTCHA

Codice controllo:






Inserisci il codice dell'immagine

CAPTCHA
  
Ho letto e accetto l'informativa sulla privacy



Come calcolare l'IMU

Due nuove aliquote e uno strumento per semplificare il calcolo

BIT 2012

La Borsa internazionale del Turismo riapre i battenti con tante importanti novità

Online il modello 730/12 editabile

Disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate

La stampante ci spia

Uffici e aziende sono zeppe di stampanti con funzionalità sofisticate di scansione, stampa, copia, invio e ricezione fax, condivisione di rete... Ma siamo proprio sicuri che questi dispositivi non facciano niente altro che il loro onesto mestiere?
Accesso rapido