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PMI Dome

Ibm lancia la sfida: abbasso i personal computer viva il Desktop Cloud

Dal prossimo ottobre Ibm lancia il primo pubblico Smart Business Desktop Cloud Service: la virtualizzazione dei personal computer aziendali che manda in soffitta i pc per sostituirli con un qualunque strumento con browser e visualizzatore Java. Tutto il resto via Internet Cloud.
di Francesco Di Martile
Il più pesante attacco alla centralità del pc nelle strategie informatiche aziendali viene, neanche a dirlo, da Ibm.

L'azienda di Armonk rompe gli indugi e manda in soffitta d'un colpo tutto quanto ha significato finora il computing nelle mani dell'utente finale per rovesciare il paradigma e, in certo qual modo, tornare sui passi d'un tempo. Ibm ha infatti appena annunciato che dal prossimo ottobre proporrà ai mercati Usa ed Europa il primo pubblico Smart Business Desktop Cloud Service.

Forte della collaborazione di partner quali Citrix (storicamente specializzata nella condivisione da remoto delle applicazioni aziendali), Desktone (rampante azienda che fornisce tecnologie per il Desktop as a service), VMware (leader nelle soluzioni di virtualizzazione delle applicazioni) e Wyse (arcinoto nome del settore thinclient, i pc con poca o nessuna intelligenza locale), Ibm Global Technology Services fornisce per prima al mondo il modo di fare a meno dei pc in azienda.

Basta un qualunque strumento che si connette a Internet con un browser e abbia dentro di sé un visualizzatore Java. Al resto pensano Ibm e la propria infrastruttura mondiale di Cloud Computing.

E' mediante questa soluzione che Ibm fornirà il servizio di virtualizzazione completo delle risorse di calcolo dei desktop degli utenti finali. Con l'aggiunta di tutto l'ambaradàn del desiderabile: sicurezza nell'accesso e nelle transazioni, capacità di calcolo, spazio di memorizzazione e qualsiasi altro genere di risorsa tecnologica. Basta un abbonamento e tutti i servizi saranno acquistati un tot per utente.

In questo modo il "dilemma del pc replacement" viene saltato a pié pari: basta con i dubbi sui sistemi operativi che cambiano e che costringono a modificare centinaia di pc non più capaci di supportarli; basta con la necessità di allineare le applicazioni di tutti gli utenti aziendali; basta con i crescenti problemi di sicurezza nella conservazione dei dati sensibili nei laptop dei dipendenti o gli elenchi dei clienti memorizzati nei loro cellulari.

Basta con il vecchio "decentramento dipartimentale" e le vetuste filosofie "client-server".

Tutto torna al centro. Non esattamente nel mainframe ma nella nuvola di Internet.

E i servizi di scrittura, di accesso alle applicazioni aziendali: tutto risolto con Java, la finestra di visualizzazione che si adatta a qualsiasi device grande, piccolo, fisso o mobile; e tutto il resto è spostato nella Cloud.

La prima ad approfittare di questa soluzione Ibm è una organizzazione no-profit: la Hispanic Information and Telecommunications Network che lancia il progetto CBO Connect per collegare una coalizione di comunità non-profit, scuole e librarie: circa 200 siti dispersi sul territorio americano, nei quali farà nascere le "classi scolastiche del 21° secolo" con Desktop Cloud computing, videoconferenza, sistemi di distribuzione video con identificazione digitale degli utenti e altri servizi amministrativi.

Insomma, la "rivoluzione del 21° secolo" riparte con la scomparsa dei personal computer.

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Commenti
6Commenti

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

auguri...

Inviato da

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

ma siete sicuri che sia una novità..... a me risulta che ci sia già qualche esempio : ICA? forse ci sono delle peculiarità di IBM ? sarebbe interessante una anlisi comparata che evidenzi le specificità di ognuna delle suluzioni

Inviato da anna

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

Già viviamo in un contesto in cui tutti spiano tutti. Con il Desktop Cloud uno deve fare un atto di fede: 1) che il collegamento Internet sia sempre funzionante ed impeccabile; 2) che i suoi dati, le sue transazioni ed elaborazioni "delicate" non possano essere accedute da altri in malafede; 3) che non si verifichino colli di bottiglia nelle comunicazioni né che vi siano attacchi tipo DoS in qualche web server strategico di Internet. Gli atti di fede, per esperienza, diventano tutti "atti di dolore" con effetti negativi ben maggiori di quel che si intendeva risolvere.. Il "sono padrone io" dei miei dati e delle mie elaborazioni resta, per me, la base stessa dello spirito dell'imprenditoria privata e chi ci rinuncia abdica ai sani principi dell'intrapresa solo per il miraggio di abbattere costi e grattacapi, che poi invariabilmente torneranno indietro maggiorati di interessi. Ma a quel punto lui non avrà più né la struttura né le competenze per farvi fronte.

Inviato da Giordano Ghiraldini

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

Può gentilmente essere più precisa circa ICA? A che cosa fa riferimento?

Inviato da Francesco Di Martile

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

Lei ha ragione. Il Cloud computing chiede, in generale, molti atti di fede. I costruttori lo sanno e, con sistemi crittografici, ritengono di cautelare la riservatezza dei dati degli utenti. D'altro canto provi ad applicare i suoi timori, così come espressi, alla struttura di delivery delle email (reti, server, DNS, storage...). Sono i materiali più sensibili del business aziendale. Eppure tutto sommato finora ci si è fidati della Rete. Per non dire dell'andazzo molto easy che i social network stanno portando nei modi di comunicazione. E' sicuro che i suoi timori non siano una barriera per molti versi già sgretolata?

Inviato da Francesco Di Martile

Re: Ibm lancia la sfida: abbasso i personal

Gentile Francesco Di Martile, La ringrazio per la risposta. I miei timori, forse più certezze, nascono da una consapevolezza probabilmente unica. Infatti ho creato un web server supersicuro, inventando l'architettura e scrivendone personalmente il software. L'iter di questa realizzazione (che ritengo meritevole e che ha guadagnato la certificazione di impenetrabilità addirittura dalla Netcraft.com - ma non ho le spalle grosse per farla decollare) mi ha portato ad analizzare in prima persona le migliaia di attacchi ricevuti dalla rete fin dalle prime realizzazioni sperimentali. Quindi sono tutt'altro che uno sprovveduto ed ho alle spalle decine d'anni di esperienza come responsabile informatico di un gruppo bancario. Solo un illuso potrebbe sentirsi sicuro su quello che viaggia sul web. I segreti aziendali non li metto certo sui web server (diversi dal mio!) né sui server di posta elettronica. Suggerisco sempre ai miei clienti di tenere fisicamente separati i computers che lavorano in Internet da quelli che desiderano siano riservati. Se si fanno viaggiare informazioni riservate sul web o su linea telefonica normale, bisogna adottare propri sistemi di cifratura (quindi non noti e variabili) frammisti a tecniche particolari quali la steganografia ecc. Certamente Le è noto che è da oltre un decennio che si parla di questi net-computers senza OS e senza software, come panacea di tutti i mali. Però sia io che altri amici del settore non li consideriamo tali, anzi. E' l'ultimo taxi per Tobruk. Se dovessero decollare (c'è molta faciloneria ed incompetenza informatica tra gli imprenditori) probabilmente seguiranno pianti amari. Fra l'altro molti sono alle prese, come me, con ADSL malfunzionanti e di basso livello. Si immagina quanti black-out? E l'azienda cosa farebbe in questi casi? E' sperabile che il ripensamento non si verifichi una volta oltrepassato il punto del non ritorno. Quando, cioè, avranno smantellato i propri CED e mandato a casa i tecnici informatici. Ovviamente questo è solo il mio punto di vista, e non sono infallibile!

Inviato da Giordano Ghiraldini

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