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PMI Dome

Confindustria ripete: Occorre un Progetto Paese per l'Italia Digitale

Alla presentazione dei dati sull'Osservatorio Italia Digitale 2.0, che continua a fotografare una situazione stagnante del nostro Paese nell'Ict, Stefano Pileri ed Ennio Lucarelli hanno ribadito al ministro Renato Brunetta la necessità di formulare una progetto sistemico con la PA come motore principale.
Redazione PMI-dome | 28 settembre 2009

Confindustria e buona parte dell'Information Technology nazionale torna a far sentire la propria voce al ministro Renato Brunetta. "Occorre un Progetto Paese per l'Italia Digitale", una visione sistemica dove il ruolo cardine è affidato alla Pubblica Amministrazione. I dati dell'Osservatorio Italia Digitale 2.0 continuano, però, a mostrare oltre al ritardo, anche la stanchezza nell'affrontare i nodi del cambiamento: si sono perse le tracce del "Piano Romani per la Larga Banda" e il progetto eGov 2012 è fermo al capitolo 1, la scuola. Insomma, molto dejà vu.

Questa, comunque, è la sintesi del comunicato ufficiale del Convegno.

Stefano Pileri, Presidente di Confindustria Servizi Innovativi e Tecnologici, ha presentato al Ministro Renato Brunetta l’”Osservatorio Italia Digitale 2.0”, realizzato in collaborazione con il Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione tecnologica. Il parterre del Convegno milanese vedeva la presenza di Renzo Turatto, Gabriele Galateri, Ennio Lucarelli, Alberto Tripi, Paolo Angelucci, Andrea Ambrogetti, Diego Masi, Corrado Sciolla, Renato Ugo.

Pileri ha sollecitato il Governo a “Recuperare il ritardo nell’offerta in rete di servizi pubblici e privati a cittadini ed imprese, sottolineando il fondamentale ruolo di stimolo che la pubblica Amministrazione ha nel loro sviluppo, al fine di migliorare nettamente le condizioni dei cittadini e delle imprese e portare consistenti risparmi alla spesa pubblica corrente. A fianco dello sforzo che il Paese sta compiendo per superare il “digital divide”, venga accelerata la realizzazione di infrastrutture di telecomunicazioni di nuova generazione per non incorrere in futuri ritardi”.

Ennio Lucarelli, delegato di Confindustria per le Tecnologie Digitali alle Imprese nel quadro di Industria 2015, propone di “avviare con urgenza un programma d’innovazione industriale italiano per lo sviluppo di piattaforme digitali a sostegno di Settori, Filiere, Distretti, Cluster, Reti d’imprese per aumentarne la produttività, ormai stazionaria da anni, e recuperare la caduta delle esportazioni sui mercati internazionali”.

La fotografia evidenziata dal Rapporto è questa:

LA RETE È “ABITATA” DA MENO DEL 50% DEGLI ITALIANI

Solo il 47% della popolazione tra 15 e 74 anni (21,6 milioni nel 2008) accede tramite internet ai servizi disponibili on-line;
1/3 delle aziende continua a non essere in rete, e tra le microimprese il tasso sale al 43%. La diffusione di piattaforme ICT di base (PC, banda larga, sito web, software) nella fascia di imprese sopra i 50 dipendenti vede l’Italia sostanzialmente allineata rispetto alla media dei 27 paesi UE;  
In generale l’innovazione digitale è ancora poco associata alla possibilità di sviluppare il business;
Collegamenti in mobilità: nella seconda metà del 2008 gli utenti connessi sono stati 6 milioni di individui, ovvero il 28% degli utenti internet a fine anno. L’utilizzo di internet mobile appare essere segmentato in due cluster principali: business users (imprenditori e dirigenti) e giovani (studenti).
 
BANDA LARGA: IL 92% DELLE LINEE È ABILITABILE ALLA BANDA LARGA MA RESTA IL DIGITAL DIVIDE SOPRATTUTTO NELLE AREE E NEI DISTRETTI INDUSTRIALI

Le famiglie italiane con connessione a internet in banda larga hanno superato nel corso del 2009 la soglia dei 10 milioni (comprese le famiglie connesse in mobile broadband).

Nonostante questo dato persiste un digital divide infrastrutturale che coinvolge ancora il 12% della popolazione. Pileri aggiunge: "Oltre 22 milioni di italiani sono privi di connessioni con velocità vicine ai 20 MB. Per questo serve un forte sostegno pubblico agli investimenti infrastrutturali degli operatori, peraltro ben descritto e progettato nel Piano Banda Larga del Vice Ministro Paolo Romani”.

La bassa alfabetizzazione informatica gioca un ruolo chiave: le famiglie dotate di un PC sono “appena” il 52%. È urgente promuovere politiche per l’alfabetizzazione digitale degli italiani.

I COMUNI: MOLTI CONTENUTI INFORMATIVI, POCHE PROCEDURE INTERATTIVE

Tutti i Comuni sono informatizzati, accedono a internet (nella maggior parte dei casi con collegamenti a banda larga) e in misura significativa (82%) hanno un sito web.

Il livello di interattività dei Comuni con i cittadini risulta ancora molto basso: l’offerta di servizi on-line è molto spesso limitata ai soli contenuti informativi, come accade per il 59% dei siti web dei Comuni. Il 37% dei Comuni consente invece di scaricare moduli e solo il 4% mette a disposizione applicazioni veramente interattive, quali l’avvio e/o conclusione di pratiche e pagamenti on-line.

LE SCUOLE: LE TECNOLOGIE SONO ANCORA FUORI DALLA DIDATTICA

Pur presentando una dotazione tecnologica di base di buon livello (internet 98%, banda larga 95%, sito 71% e intranet 67%) le scuole italiane sono ancora indietro nel processo di implementazione dei servizi alle famiglie e agli studenti: il 100% dà informazioni di carattere generale, ma solo il 2% consente pagamenti ed iscrizioni on line.
Le tecnologie sono entrate nella scuola, ma più nell’amministrazione che nella didattica. In questo senso ci si attende molto dallo sviluppo dei contenuti scolastici digitali pensati per la rete.
È auspicabile, ad esempio, la creazione un e-marketplace per i materiali didattici digitali (e-Book, Learning Object, Podcast ecc.), dove tali materiali possano essere valutati dagli insegnanti e scaricati on-line dagli studenti dietro pagamento del costo della licenza d’uso. In tal modo si realizzerebbe un sistema win-win, in cui le famiglie ottengono risparmi sull’acquisto dei testi scolastici, stimabili in un 30% annuo, gli editori vengono remunerati per i materiali prodotti e l’Amministrazione promuove un forte processo innovativo nel sistema dell’istruzione.

LA SANITA’: RISPARMI DEL 10% DELLA SPESA NAZIONALE CON L’USO DELLE TECNOLOGIE ICT E DELLA TELEMEDICINA

Il mondo della sanità  mostra livelli elevati di diffusione dell’ICT, più o meno per tutte le principali piattaforme: internet 100%; banda larga 98%, sito 84%, intranet 81%, cellulare 58% e sistemi di videocomunicazione 15%.

Tuttavia le opportunità  offerte dalle reti in banda larga sono ancora poco sviluppate, soprattutto nella possibilità di effettuare on-line prenotazioni, pagamenti e ritiro esami.

Con la diffusione della telemedicina, digitalizzando servizi di monitoraggio dedicati ad alcune tipologie di malati, ad esempio diabetici e cardiopatici (che attualmente non vengono forniti in modalità remota) si potrebbero ottenere benefici e risparmi stimati, che, secondo i confronti internazionali, partono dal 2% circa della spesa sanitaria nazionale fino ad arrivare al 10%.

NASCE UN PROGETTO PAESE PER L’ITALIA DIGITALE

Occorre realizzare un Progetto Paese sistemico, che coinvolga domanda e offerta, indirizzato a superare, progressivamente ma con tempi definiti, il ritardo digitale di tutte le componenti della società civile.

Un driver fondamentale sarà l’erogazione via via sempre più completa dei servizi on-line della pubblica amministrazione (switch over) a partire dalle richieste delle fasce più avanzate di utenza e affiancando a internet servizi di sostegno per le fasce più deboli della popolazione (centri di assistenza).

Maggiori investimenti nelle reti broadband e una più ampia diffusione di nuovi servizi innovativi permetteranno ad aziende, istituzioni pubbliche e società civile di recuperare efficienza, di sviluppare nuovi prodotti/servizi e di incrementare quindi la produttività ormai ferma da anni.

In questa direzione vanno il progetto e-government 2012 del Ministro Brunetta e il già citato Piano Banda Larga i quali debbono trovare veloce attuazione tramite le necessarie risorse economiche.

IL RUOLO DEI SERVIZI INNOVATIVI E TECNOLOGICI PER IL RILANCIO DELL’ECONOMIA

Il Settore conta circa 1 milione di imprese e 2,5 milioni di addetti, con un volume di affari di circa 350 miliardi di euro. Una crescita nell’ultimo quinquennio del 33% in termini di investimenti, pari a circa 24 miliardi l’anno, e del 20% in termini di occupati. La crisi economica che ha coinvolto finora circa 100mila addetti non impedisce a questo settore di esplicare un importante effetto moltiplicatore, pari a 2,38, su tutto il sistema economico italiano.

Il valore aggiunto prodotto direttamente dai Servizi Innovativi e Tecnologici è pari al 13% del PIL, ma raggiunge il 30% se si valuta il contributo indiretto fornito agli altri settori dell’economia. (fdm)


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