Il fenomeno del commercio elettronico in Italia lentamente prosegue il suo cammino: lentamente.
Questo sarebbe il risultato emerso al sesto Forum sul Commercio Elettronico tenutosi ieri – 30 maggio 2001 - a Milano, organizzato dall’Assintel e dalla FED.
Nell’occasione è stata presentata una ricerca realizzata da Sirmi (su un campione di 1.000 imprese con oltre 10 dipendenti) per conto degli organizzatori: i dati presentati non lasciano dubbi.
Ma è anche
una questione di interpretazione: se da una parte (come seguiranno i
dati) risulta che quasi la totalità delle aziende intervistate sono
collegate ad Internet, dall’altra parte sembra che queste siano poco
propense a sviluppare business on-line nella sua accezione più ampia.
Ma perché? i-dome.com è convinto di un punto.
L’e-commerce viene ancora percepito dalle aziende (italiane in particolare modo) come una cosa difficile da capire, difficile da portare in azienda, difficile da gestire. La cultura e la conoscenza aziendale sul mondo digitale è estremamente scarsa, di competenza e proprietà dei cosi detti specialisti.
E’ questo il nodo fondamentale sul quale operare. Il nodo sul quale si deve insistere, lavorare, fugare ogni ragionevole dubbio.
Senza il superamento di questo aspetto, tutti i dati, le ricerche, i ragionamenti, le speranze per uno sviluppo intelligente ed efficace del commercio elettronico sono inutili.
Pensiamo sempre al fantomatico Signor Brambilla che produce bulloni: prendiamolo come esempio, come punto di partenza. E su questo cerchiamo di lavorare e costruire un ambiente accogliente nel quale il produttore di parti in metallo sia messo in condizioni di non aver paura del commercio elettronico.
Paura, mancanza di cultura… Torniamo alla ricerca presentata al Forum.
Tra le varie domande rivolte agli intervistati, una in particolare risponde a quest’ultimo ragionamento:
"Quali
sono i motivi del rallentato sviluppo del commercio elettronico in Italia?"
Risposte:
1 – Sicurezza
dei dati e dei pagamenti (ca. 54% delle risposte)
2 – Scarsa
diffusione di Internet (ca. il 22% delle risposte)
3 – Mancanza
di cultura dell’e-business (ca. il 19% delle risposte)
4 – Preferenza
acquisti tradizionali (ca. il 17% delle risposte)
5 – …. Altre
(sotto l’8 %)
Ma sembrerebbe
emergere dalla ricerca un fatto. I motivi non sono stati sperimentati, sono
PERCEPITI!
Mancanza
di informazione, cultura, conoscenza.
Torniamo ai dati:
dicevamo che quasi la totalità degli intervistati è collegata
ad Internet: il 98,7 %, di cui il 27,5% attraverso le free-net e il 72,5%
a pagamento.
Ma la cosa di più curioso è il seguente dato:
solo il 34,7% delle aziende consente l’accesso a tutti i dipendenti,
mentre il 7,9% ad uno solo, il restante (la maggioranza) 57,4%
ad un gruppo selezionato.
A nostro avviso
un dato su cui riflettere.
Siamo infatti convinti (cosa ormai ovvia, conosciuta e quasi scontata) che l’attività
di business elettronico è per sua definizione trasversale all’interno
dell’azienda.
Dall’area del marketing, all’area commerciale, all’amministrazione,
alla logistica, al Customer Care….
Ma allora, perché
la maggioranza delle aziende consente l’accesso ad Internet solo ad un gruppo
selezionato di dipendenti?
Continuiamo con i dati:
Quali sono i motivi perché un’azienda investe in una iniziativa di
commercio elettronico?
Risposte:
Il 44%
afferma per Raggiungere nuovi clienti e mercati
Il 40% risponde affermando che il commercio elettronico è una modalità
di vendita innovativa
Il 16% risulta
essere un canale adatto per l’attività imprenditorial svolta.
Conclusioni:
I dati
sono sempre dati. La realtà è che il commercio elettronico in
Italia stenta a decollare: ma è soprattutto questione di cultura e informazione.