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Come sta l'Ict? Male, grazie. Anzi, peggio

I dati del rapporto Assinform sulla prima metà dell'anno sono orribili: l'Information Technology cala del 9%, quello delle telecomunicazioni del 2,5%. Si teme una contrazione dell'occupazione di 20.000 addetti sul totale di 390.000. Si chiedono interventi a banche e istituzioni. Ma non si hanno mai risposte.
di Francesco Di Martile | 01 ottobre 2009

Come sta l'Information and communication technology italiana? Male, grazie. Anzi, peggio. Con l'IT che nel primo semestre segna -9% nel fatturato e le telecomunicazioni indicano -2,5, l'aggregato del settore fa -4,5. Peggio, molto peggio di quanto in estate Paolo Angelucci aveva rilevato il timone della presidenza Assinform.
Cominciamo dal fondo, quindi, e da quanto Angelucci e la sua associazione chiedono alle banche e alle istituzioni per aiutare il settore Ict.

Alle banche chiedono finanziamenti per gli investimenti a quel 25% di aziende "dinamiche" che hanno voglia di sviluppare progetti d'innovazione ma non hanno soldi. "Abbiamo parlato col ministro Renato Brunetta e con molti altri  esponenti del Governo trovando grande attenzione. La nostra proposta è di offrire la disponibilità dei nostri esperti e tecnici degli associati Assinform per aiutare le banche a riconoscere la bontà dei progetti d'innovazione e quindi accelerare le pratiche di finanziamento. Se, come al solito, aspettano il parere di professori universitari per una consulenza, passano sei mesi. Mentre qui c'è bisogno di decisioni tempestive per fare in modo che i progetti inizino a dare i propri frutti all'inizio del prossimo anno".

Seconda richiesta alle banche, legata per molti versi alla prima, è finanziare le imprese IT, ossia l'offerta, affinché non siano costrette a ridurre l'occupazione.

Alle istituzioni Angelucci chiede un paio di interventi che non costano nulla: la prima è accelerare la spesa pubblica già stanziata dalle amministrazioni pubbliche e che, per lungaggini burocratiche, aspettano mesi per diventare denaro contante nelle tasche delle aziende. Se almeno ci fossero le decisioni di stanziamento, le aziende potrebbero portarle alle banche per farsi anticipare i fondi e, quantomeno, incominciare a lavorare sui progetti.

Seconda richiesta a zero costi è di utilizzare le risorse disponibili per la formazione con regole più semplici d'erogazione così che gli inoccupati possano professionalizzarsi e accrescere le proprie competenze in ambiti più richiesti dal mercato. "Il 30% degli occupati del settore Ict sono laureati. Se vengono estromessi dal lavoro, nell'arco di 6 o 10 mesi perdono molto rapidamente le loro competenze specialistiche e avranno più difficoltà a ricollocarsi", spiega Angelucci.

Altre due richieste, a "basso costo" sono: incentivare la "rottamazione" dei vecchi software favorendo, in sostanza, il cambiamento e l'innovazione nei processi di business con soluzioni più uptodate. "Infine c'è la richiesta di finanziare il progetto IT del programma Industria 2015 del Ministero dello Sviluppo Economico. E' il sesto settore, già discusso e delineato, ma che non ancora trova i soldi e le modalità di erogazione".

Trasparente il riferimento al ministro Giulio Tremonti che tiene stretti i cordoni della borsa. Il giorno prima, lunedì 28 settembre, era stata l'intera Confindustria a lamentare, alla presentazione dei dati sull'Italia Digitale, il rinvio alle calende greche degli 800 milioni previsti per la Next generation network. Martedì 29 si lamenta il rinvio a babbo morto di Industria 2015 per il settore IT. Ma sembra che a nessuno importi nulla dei risparmi possibili e della relazione stretta tra innovazione Ict e produttività del Paese.

Torniamo, pertanto, alla fotografia nerissima che Assinform fa del primo semestre dell'anno. "Mai visti così tanti segni meno nel settore IT". E torna l'annosa questione: è una crisi congiunturale o strutturale? "Mentre per le Tlc la flessione dura da tempo, per l'IT questa caduta repentina è sicuramente dovuta alla congiuntura generale", chiarisce Giancarlo Capitani, presidente e AD di Netconsulting che tradizionalmente redige le analisi numeriche e la loro interpretazione scientifica per conto di Assinform.

Veniamo, dunque, ai dati.

Nel suo complesso il mercato dell’ICT (Informatica + Telecomunicazioni) , attestato a 30.347 milioni di euro, nel primo semestre 2009 ha subito un calo del -4,5%, assai più pronunciato di quello registrato nel primo semestre del 2008, quando, dopo anni di crescita, si era contratto del -0,6%. Se le TLC sono scese di - 2,5% rispetto al semestre corrispondente dell’anno prima, la frenata maggiore l’ha subita il mercato dell'informatica, con un decremento del 9%, che ha significato passare dai 10.049 milioni di euro a non oltre i 9.142 milioni.

Al suo interno, l’hardware ha registrato il calo più pesante: -15,7% (per la prima volta dopo trenta anni i Pc hanno invertito la marcia in salita, passando dal + 25,8% di crescita registrato nel 1°semestre 2008 sul 2007, a -0,1% nel 1°semestre 2009 sul 2008). Ma altrettanto preoccupante è il dato sul software, sceso del 4,1%, e sui servizi informatici, solitamente più lenti a reagire, che invece hanno subito un calo di - 7,3%. 

La conferma arriva anche dall’indagine congiuntale Assinform, che mette a confronto le risposte di un campione di aziende It a febbraio e luglio. Rispetto a febbraio il peggioramento del fatturato a luglio riguardava il 53,5% del campione (a febbraio il 44,4%), quello degli ordinativi il 54% (a febbraio era il 44,4%).
Quanto all’occupazione la crisi sta colpendo soprattutto il segmento dei consulenti esterni, che è in peggioramento per più del 64% del campione (a febbraio interessava il 55,5%).

"Dalla nostra indagine congiunturale è emerso che è aumentato del 25% il nucleo di aziende  che hanno previsto nei loro budget lo sviluppo di nuovi progetti IT. Queste imprese non vanno lasciate sole, perché rappresentano un motore di spinta per la ripresa" dice ancora Angelucci.

“Dobbiamo essere consapevoli che dietro questi dati vi è la crisi di un settore come l’IT, che con le sue 97.000 imprese e 390.000 addetti, costituisce una delle più rilevanti realtà industriali del Paese e uno dei primi settori dell’Information Technology in Europa. Quarto per produzione di valore aggiunto, pari al 2,8% del Pil,  è il settore economico che, in Italia, vanta il primato di occupati laureati: pari al 30% dei suoi addetti, presentando il più elevato rapporto capitale umano per unità prodotto. Questi numeri rivelano che esiste un made in Italy tecnologico, con un rilevante peso economico e culturale nel Paese, al quale, tuttavia, non corrisponde altrettanto  peso politico. Ma l’IT che licenzia significa perdita di cervelli e di alte professionalità; il taglio di  spese e investimenti in tecnologie informatiche significa arretramento nel processo di modernizzazione, abbassamento delle capacità competitive e di reazione dell’intera economia. Perciò, considerata l’estrema pervasività delle tecnologie informatiche, l’impatto della crisi che investe l’Information Technology va valutato ben al di là dei perimetri del settore, come un impoverimento qualitativo dell’intero Paese”.

C
onclusione: la stima di Assinform è che quest'anno a seguito della crisi economica gli occupati diretti del settore Ict (in sostanza quelli dell'offerta) vedranno 20.000 posti di lavoro in meno. Nulla si sa di quanti siano e come vadano le cose agli informatici occupati dentro le aziende. La stima è che siano tra 200 e 400mila; ma come vadano loro le cose  circa l'occupazione non si sa.

Il mercato italiano dell’ICT in dettaglio

Nel primo semestre 2009 il mercato italiano dell’informatica (IT) ha raggiunto i 9142 milioni  di euro, con un calo del 9% sul primo semestre 2008, quando ancora risultava in crescita  dell’1,3%. Il dato si spiega  con la  netta contrazione degli investimenti fissi nelle imprese, e solo parte con la tendenza al  downpricing. Quest’ultimo ha peraltro spinto la domanda di PC delle famiglie (+8,2% in unità) che, per quanto vivace ha solo smussato un caduta trainata dalla domanda  business.

Più in particolare, l’andamento del mercato IT per settori d’offerta (hardware, software e servizi e assistenza tecnica) ha mostrato cali in tutte le componenti: servizi (4377 milioni, -7,3%), software (1954 milioni, -4,1%),  assistenza tecnica ( 348 milioni, -6,2%), e soprattutto l’hardware (sistemi medi e grandi, personal computer, stampanti, sistemi di storage,  e altre apparecchiature) che non ha superato la soglia 2463 milioni, con un calo del 15,7%.

Nell’hardware e nel primo semestre 2009, anche il mercato dei personal computer  ha perso smalto. La domanda di PC in unità si è infatti attestata a 3.178.000 pezzi (-0,1%), per la prima volta stazionaria dopo quasi trent’anni di crescita a due cifre. Questo nonostante l’incremento delle vendite  alle famiglie (775.000 pezzi, +8,2% rispetto al primo semestre 2008), che non ha compensato il calo di vendite alle imprese e alla PA (2.403.000 pezzi, -2,5%). Da segnalare è tuttavia il continuo progresso dei portatili, che pesano oramai per il 70,4% delle vendite complessive di PC in unità, mentre nel primo trimestre del 2001 coprivano una quota di mercato non superiore al 26%.



Anche nel software (1954 milioni, -4,1%), tutte e tre le componenti di mercato sono apparse in calo - software applicativo, -4,8%), middleware, -2%; software di sistema, -5,5% - e con progressioni di segno contrario rispetto a quelle del primo semestre del 2008.

Scenario analogo anche nei servizi (4377 milioni, - 7,3%), che pesano per la metà del mercato IT e contribuiscono in misura importante all’occupazione qualificata. Anche in questo comparto tutte le componenti hanno infatti mostrato cali rispetto al primo semestre dello scorso anno: -4,5% per i sistemi embedded; -12,2% per i servizi di elaborazione; - -10,8 per la formazione; - 5,2% per la systems integration; -4,9% per l’outsourcing, -5% per la  consulenza; -11,2% per lo sviluppo e manutenzione applicativa.

Telecomunicazioni: -2,5%
Nel primo semestre 2009 il mercato delle telecomunicazioni (apparati, terminali e servizi per reti fisse e mobili) ha generato in Italia un business di 21.205 milioni di euro, in calo del 2,5% sul primo trimestre del 2008, quando già era risultato in calo dell’1,4%.  Ha pesato molto nel dato il calo (quasi doppio rispetto a quello dell’anno prima) del comparto delle fisse (9.800 milioni, -4,4%), accompagnato da un calo (sempre con riferimento all’insieme di apparati terminali e servizi)delle mobili (11.405 milioni, -0,7%).
La scomposizione del mercato totale per le due macrocomponenti,  investimenti e servizi, mostra una minore sofferenza per i servizi (16895 milioni, - 1,7%) e i terminali (2.540 milioni, -2,7%), e una sofferenza più accentuata e oramai perdurante per i sistemi e le infrastrutture (1.170 milioni, -8,8%)

Nei servizi, in particolare, solo i VAS mobili (2.545 milioni, +6,5%) che comprendono anche SMS, MMS e altri servizi dati e Internet su rete mobile risultano in crescita. Tutte le altre componenti risultano in calo, compresa anche quelle della fonia su rete mobile (6.490 milioni, -1,2%, per la prima volta in calo dal debutto del cellulare in Italia), dei VAS su rete fissa (1.660 milioni, - 6,2%)e dei servizi su rete fissa (6.200 milioni, -4,0%), comprensivi non solo di voce, ma anche di accessi a Internet.

Sul rallentamento dei servizi su rete mobile hanno influito per la prima volta  l’interruzione della crescita delle linea attive (91 milioni, fra abbonamenti e carte prepagate, -0,6% nel primo semestre 2009, contro il + 6,6% del periodo corrispondente dell’anno prima) e la raggiunta stabilità del numero di utenti attivi (46,2 milioni, +0,4%, contro il + 2,1% dell’anno prima)

Le note positive vengono dalla diffusione degli accessi Internet a banda larga, che interessa ora 12.055.000 utenti (+12,2% rispetto al primo semestre del 2008), per il 97% connessi con tecnologie XDSL e per il 3% in fibra ottica.


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