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Il CIO è un Supereroe del valore aziendale
ott 5, 2009 Le richieste e aspettative nei confronti della figura del Chief Information Officer sono crescenti. Gli stessi CIO lamentano che a volte la figura dell'IT manager non è abbastanza valutata per l'apporto di valore che fornisce all'azienda. Per diventare "Supereroe" serve dunque relazionarsi meglio con gli altri Top manager. di Redazione PMI-dome
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Un evento nell'evento la collaborazione tra School of Management del Politecnico di Milano, NetConsulting e ClubTI che, insieme, hanno unito le forze e le analisi per dare lumi sulla figura del Chief Information Officer italiano e la sua evoluzione nella struttura manageriale aziendale. L'incontro, organizzato da Business International per conto della società di consulenza e servizi informatici CSC, è l'annuale "Barometro Cio 2009. L'orizzonte oltre la crisi". Qual è, dunque, il ritratto del Cio italiano? Il sondaggio ha coinvolto 100 responsabili dei sistemi informativi italiani ed è stato sintetizzato da Andrea Rangone, del Politecnico di Milano, con queste parole: "SuperCio, il nuovo super-eroe". Per l'86% degli intervistati, la funzione dei sistemi informativi è una leva per l'eccellenza operativa dell'azienda e 3 manager su 4 sono convinti che la loro funzione determini valore attraverso l'uso delle nuove tecnologie. Ancora: la funzione dei sistemi informativi contribuisce alla definizione della strategia aziendale (83%), supporta il cambiamento (76%) e accelera l'innovazione (73%). Temi, alti, dunque. Che si scontrano, però, con il quotidiano e le sue difficoltà. Innovare costa e nel 67% non c'è neanche un budget dedicato all'IT. Gli applicativi utilizzati in azienda sono complessi (62%); soddisfare i clienti interni richiede troppo tempo e risorse (51%) e inoltre i vertici aziendali non si rendono conto di quanto l'IT porta e contribuisce effettivamente all'innovazione. Il ricorso all'outsourcing è visto positivamente perché può contribuire a migliorare la qualità dei servizi e a ridurre i costi. Come logica conseguenza di tutto ciò c'è che la strategia per il prossimo anno è nell'82% il contenimento dei costi del sistema informativo ottimizzando i servizi di supporto, diminuendo i costi di manutenzione degli applicativi e razionalizzando il patrimonio informativo (69%), standardizzando e ottimizzando le infrastrutture (67%). C'è, però, la necessità di relazionarsi meglio con i top manager delle altre funzioni aziendali. Deve migliorare la comunicazione con le funzioni operative (91%), la visibilità dei servizi offerti, della loro performance e dei costi associati (77%); vanno, inoltre, definiti processi di comunicazione proattiva con il management (72%) e stilati “contratti di servizio interni” (49%). Come migliorare l'impatto ambientale dell'IT aziendale? I Cio intervistati pensano non basti ridurre i consumi energetici (67%) dell'IT. Il 95% degli intervistati pensa sia necessario partire dall'abbattimento della quantità di carta stampata, sostituire i componenti in un’ottica di riciclaggio (58%), scegliere i fornitori rispettosi dell'ambiente (52%). Nel medio-lungo periodo si intravede la necessità di costruire edifici verdi (35%) valutando dell'impatto ambientale dei nuovi progetti (31%). Secondo NetConsulting, il momento di difficoltà vissuto dalle aziende tra ottobre 2008 e marzo 2009 ha determinato un forte taglio delle spese destinate all'IT. Il mercato italiano ne ha sofferto più di altri, in quanto le imprese hanno interpretato l'IT come un costo da ridurre e non come un investimento per generare efficienza, e dunque il nostro Paese ha finito per aumentare il già notevole ritardo in fatto innovazione. Secondo le ultime stime, il mercato IT dovrebbe registrare un decremento del 5.9% in Italia nel 2009, con un andamento particolarmente negativo nell’hardware, per un rallentamento nel ciclo di sostituzione delle tecnologie installate, e nei servizi IT, per la riduzione del numero di nuovi progetti e del persistere del downpricing delle tariffe professionali. L'assegnazione di un ruolo di promotore e di regista dell’innovazione al CIO appare dunque non soltanto necessario, ma fondamentale. “In realtà, spesso sono proprio i Top executive – aggiunge Andrea Rangone, Coordinatore Osservatori ICT & Management della School of Management Politecnico di Milano - ancor più dei CIO stessi, ad aspettarsi un grande contributo dai colleghi dell'ICT a supporto dell'innovazione dei processi dell'impresa. Ma l'efficacia della relazione tra i CIO e i propri “colleghi”, basata su un modello di collaborazione pro-attiva, deve decisamente aumentare”. |
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