Molte
aziende che hanno deciso di indirizzare online il proprio business, si sono
spesso scontrate con un’inaspettata, complessità di gestione dovuta alle
molte e diversificate conoscenze richieste: conoscenza del mercato, della Rete
e delle sue dinamiche, dei clienti, dei concorrenti (che in rete sono davvero
tanti).
Operare online significa, inoltre, compiere uno stravolgimento della propria
prospettiva aziendale: nel mercato tradizionale le competenze che caratterizzano
la singola impresa sono anche il punto di partenza della sua attività,
il fulcro dell’azienda stessa.
Nella net economy, la progettazione e realizzazione dei prodotti/servizi offerti
viene decisa ed attuata in base ad un determinato utente finale. E’ quest’ultimo
il centro degli interessi aziendali ed è attorno a questa figura che
vengono cercate e create le competenze necessarie all’azienda. Mantenere e saper
gestire il proprio bacino d’utenza diventa prioritario rispetto al produrre.
Per affrontare questi cambiamenti, sono necessarie abilità e conoscenze
specifiche è ovvio, ma è così scontato trovarle tutte all’interno
dell’azienda? No, non lo è.
Spesso chi si affaccia al mondo dell’e-business, possiede solo alcune delle
competenze necessarie, magari rispetto al proprio settore di mercato, al canale
di vendita o a proposito delle dinamiche della Rete, oppure possiede buone competenze
tecnologiche.
Per
operare con possibilità di successo è necessario coprire ogni
settore coinvolto.
Se implementare le proprie competenze interne è troppo oneroso e complesso,
ci si può affidare a soluzioni diverse.
Una di queste è il cosiddetto Outsourcing.
Che cosa significa?
Il
termine deriva, per contrazione, dall’inglese "outside resourcing". Reperire
risorse all’esterno, questo il significato e questo lo scopo principale di tale
pratica manageriale.
Vediamo di cosa si tratta.
E’
intuitivo e semplicistico ma il successo di un’azienda dipende in gran parte
da quanto, e per quanto tempo, riesce a mantenere una buona relazione con i
propri clienti. Ma allo stesso tempo dalla capacità di ridurre, e mantenere
stabili, i costi affrontati per la propria attività nel suo complesso.
Proprio riguardo quest’ultimo aspetto, la realtà aziendale è molto
cambiata. Forse i positivi sviluppi dei processi produttivi, le innovazioni
tecnologiche, forse un aumento dei professionisti maggiormente qualificati ,
hanno portato le aziende a non sentirsi obbligate a mantenere sempre e comunque
al proprio interno ogni processo ed ogni funzione.
Rivolgersi all’esterno non solo per stipulare semplici contratti di fornitura,
ma per affidare a terzi un intero processo aziendale, significa scegliere
una soluzione "outsourcing".
In questo modo l’azienda potrà utilizzare le proprie energie nel valorizzare
le competenze peculiari che la distinguono sul mercato, incrementando attività
a maggior valore aggiunto.
Molti vedono con diffidenza questo strumento; delegare l’esecuzione di un processo
aziendale ad altri, ma mantenere una responsabilità nei confronti della
propria clientela, comporta una dimostrazione di grande fiducia nei confronti
dell’outsourcer soprattutto in quanto relazione a lungo termine.
Spesso questa pratica viene vista solo come rischio ulteriore, definitiva perdita
di controllo su parte del proprio operato.
In effetti se si decide di stipulare un contratto del genere, occorre essere
molto precisi e dettagliati nella definizione delle aspettative di entrambe
le parti.
E’ preferibile prendere tali accordi prima di stipulare il contratto vero
e proprio. In questo modo si possono evitare i rischi peggiori:
Gli investimenti necessari per una soluzione del genere sono infatti già piuttosto cospicui soprattutto tenuto conto che i risultati, per ciò che concerne la riduzione dei costi , arrivano solo a medio/lungo termine.
Perché allora correre questi rischi, perché investire nell’outsourcing?
Le motivazioni possono essere tante e molti i benefici che si possono ottenere.
E
nell’e-commerce, quali le funzioni che possono essere affidate a terzi con maggior
successo?
Ne parleremo nel prossimo articolo.
Emanuela Pasino