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Amici sui social network, meglio stare attenti

I ragazzi italiani sono un po’ meno ‘navigatori’ dei loro coetanei europei. Ma amano i social network e spesso navigano a vista, senza alcuna guida o protezione dei grandi assenti: i genitori.
Redazione PMI-dome | 19 novembre 2009
E-mail e chat sono in declino, per fare amicizia i giovani – si sa - utilizzano i social network, grazie ai quali possono condividere materiali e contenuti con altri utenti online, creando una rete di contatti molto ampia. Ma i ragazzi italiani sono un po’ meno ‘navigatori’ dei loro coetanei europei.

"Amano i social media quali Facebook e Twitter", sottolinea Claudia Ceccarelli dell’Istituto di struttura della materia (Ism) del Cnr di Roma, "ma il nostro Paese ha il più basso utilizzo di internet: secondo le ultime indagini Eurobarometro solo il 45% dei giovani fra i 6 e i 17 anni usa la rete in modo frequente, contro la media del 75% dei 26 paesi europei con i quali ci siamo confrontati. Negli ultimi anni, si è però registrato un forte incremento da parte dei più piccoli (6-9 anni), che accedono al web principalmente da casa. Da dati CheckFacebook.com, malgrado per inserire il proprio profilo su Facebook si debbano avere più di 13 anni, sugli oltre 12 milioni di italiani iscritti, 180mila sono più giovani di quell’età. Il primato di partecipazione ai social network spetta comunque ai 16-24enni, che, secondo dati Nextplora e Microsoft, insieme per il secondo Osservatorio sull’Instant messaging in Italia, non sono ‘fedeli’: il 41% dei giovani infatti è presente su due o più social network".

I grandi assenti nella navigazione giovanile sono invece i genitori, forse sottovalutando i rischi che i loro figli corrono stringendo rapporti nel mondo virtuale. “Solo il 17% è informato su come i figli navigano, se chattano o se sono registrati a un social network e solo il 10% impone ‘regole di navigazione’, precisa Ceccarelli. “I ragazzi sono minacciati soprattutto dal grooming, una tecnica di manipolazione psicologica nella quale il malintenzionato entra in contatto on-line con la possibile vittima e ne conquista la fiducia necessaria per organizzare un incontro off-line, in maniera a prima vista naturale. Questo sistema consente agli adulti 'adescatori' di entrare in contatto con i minori, inducendoli gradualmente a superare le resistenze, sfruttandone le fragilità e conquistandone la fiducia, spesso per compiere abusi”.

Più in generale i navigatori sono vittima del phishing, prosegue l’esperta dell’Ism-Cnr: “Un’attività che sfrutta lo studio del comportamento individuale per carpire informazioni personali o riservate, finalizzate al furto di identità: il phisher induce le proprie vittime a collegarsi ad ambienti web che in realtà celano una procedura di registrazione delle coordinate di accesso, riutilizzandole per scopi illeciti”.

Come si possono contrastare questi pericoli?Segnalando il problema a enti e associazioni preposte e alle autorità competenti, prime fra tutte la Polizia Postale”, conclude Ceccarelli. “E’ possibile inoltre installare software di filtraggio sia sui computer che sui telefonini, sempre più usati per collegarsi in rete. Infine, è fondamentale una buona campagna di divulgazione improntata ad accrescere la ‘coscienza virtuale’ dei giovani navigatori e dei loro genitori”.

Rita Bugliosi - Almanacco della Scienza
Fonte:
Cludia Ceccarelli, Istituto di struttura della materia del Cnr, Roma

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