ABI Lab parla di Business Continuity e racconta la fotografia delle soluzioni adottate dal settore bancario per rispondere a disastri ed eventi critici di portata eccezionale. Investimenti per oltre 350 milioni di euro dal 2005 ad oggi.
Redazione PMI-dome |
22 gennaio 2010
Terremoti, black out, incidenti,
alluvioni: in caso di disastro, cosa succede all’operatività
delle banche italiane e ai dati su operazioni, pagamenti e conti
correnti custoditi presso di loro?
A tre anni dalle prime
istruzioni di vigilanza di Banca d’Italia in tema di continuità
operativa e disaster recovery, e a otto mesi dal terremoto in Abruzzo
che ha messo alla prova sistemi e procedure degli istituti presenti sul
territorio,
la continuità operativa è
una componente ormai consolidata nella vita delle banche italiane.
Sul fronte della business continuity, infatti, il settore è andato
anche oltre il dettato normativo, con l’obiettivo di raggiungere
standard sempre più elevati di continuità e, dunque, di qualità del
servizio.
Coinvolgendo più unità organizzative e processi critici
perfettamente integrati con le altre funzioni aziendali e investendo -
per i soli interventi tecnologici -
350
milioni di euro tra il 2005 e il 2007, ai quali vanno aggiunti
21 milioni di euro l’anno per manutenzione,
aggiornamenti e test. È quanto emerge dall’analisi compiuta da
ABI Lab, il centro di Ricerca e Sviluppo delle Tecnologie per la banca
dell’ABI, sulle soluzioni adottate dalle banche per rispondere in modo
adeguato ai disastri e agli eventi critici di portata eccezionale. Alla
rilevazione hanno preso parte
271
banche, che rappresentano l’87% del sistema in termini di
personale e oltre l’83% in termini di sportelli, e i cinque principali
outsourcer interbancari, che gestiscono i sistemi informativi di 471
banche per un totale di 8900 sportelli. Dall’analisi degli scenari di
impatto all’identificazione dei processi critici, fino alla definizione
delle procedure che, in caso di disastro, assicureranno la continuità
operativa dei processi critici della banca, ecco i principali risultati
dello studio presentato a Milano in occasione dell’annuale Workshop di
ABI Lab sulla Business Continuity.
La business continuity alla prova di terremoto e pandemiaTra
le principali cause che nel 2009 hanno attivato soluzioni di continuità
troviamo
- il terremoto in
Abruzzo (indicato dal 66% delle banche)
- ma anche eventi
di minore entità come incendi,
allagamenti, black-out elettrici (53%)
- problemi di natura informatica (47%)
- episodi
di pubblica sicurezza come allarmi bomba
e attacchi terroristici (2%)
- e traslochi (2%)
In
particolare, nel corso del 2009 le funzioni di Business Continuity hanno
coordinato sia le risposte delle banche presenti sul territorio al
terremoto de L’Aquila, sia le misure di contenimento legate alla
pandemia di influenza da virus A.
I costi della continuità operativaSul fronte dei
costi, ogni anno ciascun istituto spende in media più di
1,3 milioni di euro per implementazione,
manutenzione e test del cosiddetto “piano di continuità”. Per
gestire al meglio le
spese, quasi due terzi delle banche hanno un
budget dedicato al programma di business continuity, che nel 54% dei
casi ha un orizzonte annuale mentre nel 19% ha un orizzonte più lungo.
Gli scenari della crisiLa
continuità operativa prende in considerazione diversi scenari di crisi:
dall’
indisponibilità degli edifici,
a quella dei sistemi informativi e
delle risorse considerate “critiche”. Ma è soprattutto sul fronte
organizzativo che le banche hanno
concentrato i propri sforzi mettendo a punto soluzioni e procedure per
superare le fasi critiche. Per quanto riguarda l’eventualità che un
disastro renda temporaneamente indisponibili gli edifici, ciascuna banca
identifica in media 1,9 soluzioni in termini di posti di lavoro di
back-up. Il 59% ha previsto tali postazioni presso edifici del gruppo
diversi dalle filiali, mentre il 51% vi ha predisposto posti di lavoro
alternativi. Il 39% prevede inoltre la possibilità di utilizzare a tale
scopo le sale destinate alla formazione. Il 15% delle postazioni di
back-up previste presso terzi, infine, sono dedicate alla singola banca,
mentre il 27% è condivisa tra più realtà.
Per garantire la
continuità dell’operatività delle risorse critiche, le banche hanno
predisposto una serie di
soluzioni:
dotazioni tecnologiche specifiche
che ne facilitino la raggiungibilità (82%);
risorse di back-up con competenze analoghe (20%);
accorgimenti nel piano ferie (20%) e
nella pianificazione delle trasferte (1%). Tra le altre soluzioni
adottate, da segnalare anche gli
accordi
di mutua assistenza con altre banche in caso di indisponibilità
di risorse critiche operative e il ricorso alla mappatura delle
competenze e alla rintracciabilità del personale specializzato.
Aggiornamento, simulazioni e testL’aggiornamento
delle informazioni contenute nel Piano di Continuità, l’allineamento
delle soluzioni identificate col contesto aziendale e la pianificazione e
realizzazione dei test, come momenti fondamentali per verificare le
misure previste, sono essenziali per garantire l’efficacia delle
procedure di continuità.
Per quanto riguarda
aggiornamenti e verifiche del Piano,
nella maggior parte dei casi si tratta di un
processo formalizzato: il 90% delle banche, infatti, ha
definito procedure strutturate e documentate con questo obiettivo.
Attraverso la
Business Impact Analysis,
inoltre, viene determinato l’impatto sul business dell’indisponibilità
delle risorse aziendali per individuare misure di contenimento
commisurate alle reali necessità di business. Questa analisi
viene effettuata ogni anno da un quarto delle
banche e
ogni tre anni dal 21%.
Infine, il
79% delle banche
prevede un
piano annuale di
verifica e test delle misure inserite nel Piano di Continuità.
In
particolare, nel 2008 ciascun gruppo ha condotto in media
5,2 sessioni di test coinvolgendo
mediamente
72 risorse per test per
un totale di quasi 1600 dipendenti.
Tre quarti delle banche,
inoltre, hanno previsto anche delle
simulazioni,
ossia la modalità di test più completa ma anche più onerosa, a riprova
del fatto che temi come l’efficacia e l’efficienza dei sistemi di
Continuità Operativa sono particolarmente sentiti dal settore bancario. I
test effettuati hanno ricompreso tutte le fasi del processo di gestione
della crisi nel 15% dei casi. Tra le fasi oggetto dei test troviamo: la
gestione dei processi di business in continuità (55% delle realtà), il
ritorno alla normale operatività (39%) e i processi di gestione e
coordinamento della crisi (36%).