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PMI Dome

Quanto vale il nostro lavoro e quanto i nostri ricordi in bit? (parte 1/3)

Ci si rende conto del valore dei propri dati solo quando questi sono stati irrimediabilmente persi. Vale dunque pensare di investire qualche euro per tutelare i propri dati con soluzioni semplici e facili da usare? Ovviamente si. Ma questo è possibile? SI. Noi abbiamo provato Acronis True Image Home 2010
di Luca De Nardo | 09 febbraio 2010

Tutto il nostro mondo ormai gira attorno a bit e byte e ogni giorno che passa questa transizione dal fisico al "virtuale" diventa sempre più concreta e reale.

Che si tratti di documentazione di lavoro o di ricordi personali, molto della nostra vita recente è memorizzato in Hard Disk, chiavette, CD e DVD e quant’altro sia in grado di contenere dati in formato informatico. E sebbene nulla sia eterno, certo è che la versione digitale dei nostri ricordi, dei nostri lavori, delle nostre produzioni, è sicuramente più delicata rispetto al passato, anche recente.

Sembra paradossale, forse fin troppo semplicistico, ma basta una disattenzione, una distrazione e tutto può essere perso più o meno irreparabilmente; solo spendendo ore di lavoro, per chi ha competenza e conoscenza, è possibile ricostruire ciò che è andato perduto. Oppure si è costretti a spendere soldi rivolgendosi a società specializzate nel recupero dati.


La domanda quindi da porsi è:

Quanto vale il nostro lavoro, quanto valgono i nostri ricordi?

Abbiamo voluto fare questo preambolo e questa riflessione in quanto noi per primi, in redazione, non possiamo considerarci dei perfetti archivisti e buoni padri di famiglia nei confronti del nostro sapere e del nostro ricordo digitale. Tutt’altro.

Sottovalutiamo quotidianamente il pericolo che incombe sul nostro lavoro. Questo significa che se ci faceste la domanda … "Ma voi fate il back-up dei vostri dati" la risposta sarebbe … "NO" o almeno "Non sufficientemente spesso" per assicurare una sufficiente ricostruzione di quanto eventualmente perso.

Le motivazioni che ci hanno portato nel tempo a sottovalutare l'importanza di un comportamento corretto, atto a proteggere i nostri dati (quantificabile in circa 10 anni di lavoro e con una dimensione di qualche decina di Gigabyte) sono spiegabili (forse) richiamando due ordini di motivi.

  1. Il Tempo
  2. La praticità

Per quanto riguarda il tempo: eseguire manualmente – basterebbe quello – il back-up dei propri dati "delicati" significa investire tempo e concentrazione. Quali dati copiare e duplicare affinché una perdita accidentale non vada a inficiare il lavoro svolto fino a quel momento? Quante volte farlo? Quali gli aggiornamenti e quali i dati non più utili?


Il secondo motivo è la praticità. Nel tempo abbiamo provato diversi software automatici che prevedessero soluzioni di back-up intelligente, ma per nostra sventura abbiamo sempre avuto chiara un’idea di base: un Software deve essere usato senza l’uso di un manuale.

Ossia, la sua "usabilità" deve essere tale che, per un medio conoscitore del mondo dell’informatica, non sia necessario l’uso di una guida per utilizzare al meglio quell’applicazione. Se è vero in generale per pacchetti applicativi come grafica, desk top publishing, office, è altrettanto vero per tutte le altre famiglie di applicativi di tipo "servizio". Anzi, ci verrebbe da dire che è ancor più vero per quest'ultimo genere di applicativi, proprio per la loro caratteristica di "assistenza", di supporto alla quotidianità informatica.

Se deve diventare un problema, il software ha perso di identità e di utilità prima ancora di essere utilizzato.

Ed ora veniamo a ciò di cui vogliamo parlarvi oggi.

In redazione ci è giunto, come mille altre volte, l’ennesimo software per la protezione dei dati, per provarlo, testarlo e valutarne l'efficacia.

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Tags (3)

software, storage,
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