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Spam e phishing: un lieve calo a marzo

Symantec ha registrato un decremento del 3 per cento rispetto al mese precedente per ciò che riguarda le attività di phishing. In caduta gli attacchi in francese e italiano.
di Francesca Girolfi

Scam e messaggi di phishing hanno rappresentato in marzo il 17% del totale dello spam inviato, con un calo del 2% rispetto al mese di febbraio. Un calo dovuto forse al fatto che dopo le tragedie di Haiti e Cile, non vi sono stati (fortunatamente) altri eventi di simile portata che potessero essere usati come esca. Così gli spammer si sono dovuti accontentare del calendario e la Pasqua ha rappresentato un momento ideale per inviare messaggi non desiderati.

Se si guarda invece alla dimensione dei messaggi, essa è cresciuta da una media di 5kb a 10kb, un dato correlato al fatto che aumenta lo spam con allegati.

Nel complesso lo spam ha rappresentato l'89,34% dei messaggi totali in marzo, era l'89,99% in febbraio. Sono dati rilasciati dal rapporto mensile Symantec che ha anche osservato un calo del 3% degli attacchi di phishing. Questo sarebbe dovuto a un calo degli attacchi generati utilizzando toolkit automatici.

Infatti questi kit sono stati utilizzati per generare il 9% del totale degli attacchi phishing, in calo del 35% rispetto al mese precedente. Il calo riguarda i siti non in inglese, in particolare quelli francesi e italiani; in lieve aumento gli attacchi in cinese soprattutto nel settore e-commerce.

Un incremento si è verificato nel volume di attacchi URL e IP. I primi cresciuti del 1,5%, i secondi del 4% rispetto a febbraio. Il 12% degli attacchi è avvenuto attraverso siti che offrono servizi di hosting gratuito, ne sono stati utilizzati 95.


Guardando alle categorie maggiormente sfruttate per inviare messaggi non desidearti, come si può notare dalla figura qui sotto, non si registrano variazioni tali da stravolgere i dati del mese precedente .


Lo stesso si può dire rispetto ai paesi di origine dello spam. Gli Stati Uniti restano saldamente in testa (con +1%) e il 24% dello spam totale. Mentre all'ultimo posto - tra i primi 10 - la Romania. L'Italia non è fra questi 10 paesi.


Ma se si guarda alle macro-aree, l'EMEA è il principale produttore di spam (44,7% del totale in crescita di 1,5 punti percentuali), mentre il Nord America resta ben distanziato al secondo posto.

E all'interno della regione EMEA, 10 paesi (Paesi Bassi, Germania, Regno Unito, Polonia, Francia, Romania, Italia, Spagna, Russia e Repubblica Ceca) sono responsabili del 62% del volume di spam dell'intera regione.


Il nostro Paese è nella topo ten anche quando si guarda alla distribuzione geografica delle esche da phishing. L'Italia è infatti al decimo posto, mentre al primo vi sono ancora gli Stati Uniti che aumentano l'attività di 2 punti percentuali, e al secondo posto il Canada che cresce di 3 punti. La Russia è un nuovo ingresso a marzo, con il 2% del totale.


I problemi economici e di lavoro, che a livello mondiale hanno segnato molti, restano le leve più utilizzate dai criminali. Non è quindi un caso che proseguano attacchi di phishing che sfruttano provider di pagamenti elettronici falsificandone i siti per ottenere i dati delle carte di credito. E non è un caso neppure che sia stato utilizzato per un attacco un noto sito di recruitment indiano. L'India infatti ha registrato una ripresa nel mercato del lavoro che non è sfuggita ai criminali, ottimi osservatori del clima generale. Purtroppo per scopi ben diversi dall'analisi economica.

Francesca Girolfi


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