L'interattività della rete lo aveva
promesso fin dall'inizio della storia dell'e-commerce: la possibilità di
esprimere e scambiare
opinioni avrebbe costretto aziende o venditori online a fare i conti con
un rapporto uno a
molti.
Mano a mano che il web si è diffuso, gli utenti hanno imparato a utilizzarlo sempre più consapevolmente e nel tempo è divenuta consuetudine rivolgersi alla rete prima di effettuare un acquisto per ottenere opinioni e informazioni da altri pari (ovvero altri consumatori). Un modo per scongiurare, diciamolo senza mezzi termini, *fregature*.
I motori di ricerca hanno certamente
giocato un ruolo di primo piano nel facilitare questo approccio, tanto
che si parla ormai non
solo di e-commerce, ma anche di info-commerce. E quest'ultimo è in
genere sempre
presente nell'esperienza di acquisto sul web.
A parte qualche trasmissione televisiva – un esempio per tutte, Mi Manda Rai Tre - è la prima volta che il venditore, o l'azienda produttrice, devono affrontare non un singolo consumatore soddisfatto o scontento, ma un passaparola di dimensioni potenzialmente globali, rapido e alla portata di tutti. Una situazione che ha stimolato alcuni e spaventato altri.
Ora sono arrivati anche i social network. La sostanza non cambia, ma la forza virale del passaparola ne guadagna senza dubbio. E' ancora più semplice esprimere critiche o apprezzamenti e questo fa emergere l'abilità dei venditori nel gestire questo flusso e nell'interagire con esso, offrendo magari risposte e soluzioni adeguate. La relazione cliente-fornitore deve divenire dinamica, non si può prescindere da questo. Un brusio negativo può trovare una eco immediata e diventare una vera e propria critica di massa. Chi vende o produce un bene o un servizio deve essere pronto alla corretta reazione.
Questo implica chiaramente avere una
conoscenza adeguata degli strumenti utilizzati dai propri consumatori, e
giocare la partita sul
medesimo piano.
Dynamic Logic e Millward Brown suggeriscono come punto chiave nella
strategia di approccio quello di coltivare la parte di consumatori più
affezionata, chi li
difende e li propone come riferimento. Sicuramente si tratta di un
approccio che è più
facile da attuare per il rivenditore al dettaglio.
Il più delle volte un buzz negativo, fatto circolare da una persona o da un gruppo, deriva dai soliti errori o dalla scarsa attenzione a determinati aspetti della relazione: scarsa comunicazione; errori di marketing, confusione nell'operatività e (spesso) un pessimo servizio clienti.
I venditori multicanale, magari catene multimarchio con diversi punti vendita sul territorio, sono i più esposti a cadute che vengono puntualmente riprese online. I venditori nati solo su Internet, i pure play online come vengono definiti, sono avvantaggiati. Nati nella logica dell'interattività e della relazione partecipata, hanno sviluppato (anche se non sempre come suggerirà l'esperienza di molti) strategie di gestione e confronto con il cliente che ne tenessero conto.
Secondo alcuni analisti le possibilità, se si viene criticati sulla propria pagina di Facebook o su altri social network, sono tre: rispondere alla critica, stare in silenzio e in attesa che qualche altro consumatore sorga in difesa, o cancellare il commento negativo se possibile. Quest'ultima possibilità mi pare la meno consigliabile, una certa diffidenza è spesso presente in chi critica (quante volte si legge "probabilmente questo commento verrà cancellato..") e la censura non fa che aumentare la distanza tra le parti.
Meglio è cercare di capire i motivi di
un commento negativo e, se possibile, risolvere il problema; può trattarsi di un richiamo di un singolo (uno sfogo
personale come estrema richiesta di attenzione) o invece di un rilievo di molti. Qualora si tratti
di una critica dettata da un problema sistemico, forse è vincente dare ascolto e
seguito alle parole per
migliorare il proprio servizio.
Questo vale non solo per Facebook - ora
molto in voga tanto che il 91% degli e-tailers statunitensi prevede di
investire
energie su di esso - ma anche se soprattutto per le recensioni degli
utenti poste su pagine di
prodotto, blog o forum. Sono ancora esse le più utilizzate (71% dei
casi) dai possibili nuovi
consumatori.
Quando si parla di approccio sociale meglio
quindi
non fossilizzarsi sulla moda del momento; oggi vi sono Facebook, Twitter e
soci, ma domani
altri potrebbero sostituirli, magari con differenze di interfaccia e
innovazioni varie. Ma è
certo che il concetto di interazione, che sta alla base di questi
strumenti come delle più
'antiche' virtual community, è il medesimo di sempre.
Se quindi si pone attenzione e si fa propria una strategia che si adatti alle molteplici possibilità di interazione con la propria clientela, il business non potrà che vederne i risultati e a lungo termine.
Emanuela Pasino