Un nuovo studio realizzato da Edison Research contraddice in qualche misura l'entusiasmo generale verso i media sociali per quanto riguarda il vantaggio che le aziende ne possono trarre.
In questo caso è preso in esame soprattuto
Twitter, ma si tratta di un punto di vista e, come è noto, "a ciascuno il proprio studio!".
E tra gli altri si può citare l'
analisi di Vitrue che riporta come
valore di un "fan" su Facebook 3,6 dollari; una pagina del social network con un milione di fans farebbe guadagnare in media
3,6 milioni di dollari l'anno.
Poi si può citare anche uno studio
Hubspot.com, che rivela come molte aziende B2C e B2B utilizzino con successo i social media networks per acquisire nuovi consumatori. E più del 40% delle imprese intervistate confermano il successo di tale strategia.
In realtà lo studio
Edison Research non mette in discussione la popolarità di Twitter (l'87% degli intervistati in Usa afferme di conoscerlo a fronte dell'88% che conosce Facebook). Anzi ne sottolinea anche i vantaggi data la sua utenza particolare. Il 42% si informa infatti su prodotti e servizi via Twitter, e il 41% partecipa con opinioni proprie.
Sembra quindi un
ottimo strumento per creare persone che influenzino il mercato. Il punto è che i suoi utenti sembrano più teorici, probabilmente sono in parte del settor e non trasformano sempre la conoscenza id un brand in utilizzo, e quindi acquisto.
Altro limite, non di poco conto, è che
anche se l'87% degli americani dichiara di conoscere Twitter, solo il 7% lo utilizza.
Un po' diversi i numeri di
Facebook: l'88% lo conosce e
il 41% possiede un profilo.
Chi dovrebbe quindi usare Twitter? Di sicuro
non dovrebbero utilizzarlo quelle aziende che non hanno - ad esempio -
una propensione per il mobile. Il legame tra i due universi è infatti forte. Il 63% dei suoi utenti accede in mobilità; un dato che non stupisce, è la sua vocazione principale.
Non sarebbe conveniente neppure per
marchi già fortemente posizionati e conosciuti (tipo CocaCola a meno che non sia per una iniziativa particolare) e
non è l'ideale nemmeno per le piccole imprese.
Sono queste ultime le più attratte, di propria iniziativa o per consigli di consulenti, da questi nuovi strumenti. Ricorda un po' il omento d'oro dell'e-commerce, quello che poi ha fatto affondare il mercato. Non è detto che uno strumento accessibile e con costi relativamente contenuti sia l'ideale per budget ridotti.
Spesso queste piccole imprese non hanno nemmeno un sito web degno di tale nome, non sanno vendere online prodotti o servizi e non fanno iniziative di marketing sul web (a partire da quelle via mail). A che servirebbe allora Twitter?
Sarebbe come partire dalla coda anziché dal capo.