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La pirateria in Italia torna a crescere

I dati della ricerca annuale realizzata da IDC per BSA confermano che nel 2009, in Italia, il software illegale torna ai livelli del 2007, in aumento di un punto percentuale rispetto al 2008. Maglia nera mondiale a Georgia, ma in tutto il mondo si registra un +2%.
di Francesca Girolfi | 12 maggio 2010

Come ogni anno arriva il momento di fare i conti con il software illegale presente su computer aziendali (non su server) e privati. A ricordarci questa realtà è BSA - Business Software Alliance che, con IDC, analizza i mercati mondiali e fotografa la pirateria diffusa in tutto il globo.

Un dato positivo è che nel 2009 su 111 paesi analizzati, in 54 la pirateria si è ridotta, mentre è cresciuta in 19. Ma guardando al tasso totale non si può essere troppo entusiasti: a livello globale si passa da 41 al 43% in media di software pirata diffuso. In totale, nel 2009, il valore di tale software è di 51,4 miliardi di dollari.

L'Italia non è nei 54 virtuosi, la sua oscillazione è però in media con l'aumento mondiale. Nel 2009 il software contraffatto guadagna un punto percentuale rispetto al 2008, 49% (riportandosi ai livelli 2007). Significa una cifra "persa" per i vendor di oltre 1.7 milioni di dollari, 1.209 milioni di euro.

Come si posiziona l'Italia in Europa?

Analizzando l'area dell'Europa Occidentale, i paesi più avvezzi alla pirateria sono - in ordine decrescente - Grecia, Islanda e Italia, Cipro, Malta, Spagna, Francia e Portogallo. Tutti questi paesi registrano una tasso pari o superiore al 40%.

Se questo indica una maggiore propensione culturale e una abitudine a non acquistare il software, non è detto che ciò comporti anche le più alte perdite economiche per i suoi produttori e vendor.

Un esempio. La Germania è sicuramente tra i tassi di pirateria moderati, 28%; eppure guardando al controvalore economico è tra i più alti (2.023 milioni di dollari). Al confronto la Francia che con un tasso del 40% (quasi il doppio) fa perdere 2.544 milioni di dollari. Così come la Grecia, che ha il tasso di diffusione di software illegale più alto in Europa Occidentale (58%), registra un controvalore economico basso, 248 milioni di dollari.

In Italia il tasso è alto e anche la perdita economica. Secondo IDC per ogni 100 euro investiti in software legale, altri 75 si perdono in software illegale.

Luca Martinelli, Presidente di BSA Italia commenta "Un tasso di pirateria del 49% è inaccettabile per una nazione evoluta come l’Italia. E, in un momento di congiuntura economica non facile come quello attuale, non possiamo non sottolineare che la strada dell’illegalità e del sommerso non è certo quella che favorisce la ripresa del PIL e dell’occupazione".

IDC ricorda infatti come non siano solo i produttori di software a perdere denaro a causa della pirateria; tutto l'indotto ne viene penalizzato e quindi l'intero sistema economico. 1 euro speso in software legale produce, afferma IDC, dai 3 a 4 euro in distribuzione, assistenza e servizi. 6.000 nuovi posti li lavoro potrebbero nascere a fronte di una riduzione del 10% del tasso di pirateria in 4 anni.

Se la questione economica è senza dubbio la più evidente, i rischi nell'utilizzare software pirata coinvolgono anche la sicurezza dei propri dati personali e di quelli archiviati su desktop, notebook o netbook. Mancati aggiornamenti, versioni vulnerabili, sono anch'essi aspetti da considerare.

Anche i risvolti legali hanno la loro importanza. Le operazioni della Guardia di Finanza hanno dimostrato la capacità di aumentare la soglia di controllo. 135 le azioni investigative, circa 5.000.000 di euro il valore del software illegale sequestrato, circa 100 i denunciati. Oltre 7.000.000 di euro il valore delle sanzioni amministrative comminate.

Forse non ne vale sempre la pena. Tanto più che esistono alternative, Open Source e gratuite, sempre più valide, che possono sostituire i software più utilizzati. Questo consente di non alimentare un mercato di illegalità anche quando non si possa, o si voglia, spendere molti soldi per un software, soprattutto per uso privato. OpenOffice (che in effetti riscuote un grande successo) consente di avere una suite di produttività completa; GIMP è utile per la gestione immagini; numerosi i client di posta, e vi sono poi anche interi sistemi operativi, basati su Linux, ormai in grado di soddisfare anche utenti non troppo esperti.

Magra consolazione è che non siamo i peggiori. Tra i primi 15 paesi con il maggior tasso di pirateria non compare l'Italia e neppure alcun paese dell'Europa occidentale. La maglia nera è della Georgia con il suo enorme tasso di penetrazione pari al 95%.

Siamo però al 9 posto nel mondo per valore economico del software illegale, superati - tra i paesi europei - da Germania (sesto posto) e Francia (quarto posto).


"Lo studio BSA/IDC mostra alcuni interessanti progressi nella lotta alla pirateria a livello mondiale”, conclude Robert Holleyman, Presidente e CEO di BSA. “Ma le evoluzioni marginali non sono sufficienti: la pirateria limita l’innovazione, la creazione di nuovi posti di lavoro, lo sviluppo economico e sottrae materia imponibile all’Erario delle nazioni che colpisce. Per questo riteniamo che i governi debbano aumentare gli sforzi per combattere questa sorta di ‘rapina’ quotidiana e continua".

Francesca Girolfi

Fonte: BSA


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