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PMI Dome

Scricchiola il progetto '2010 Fibra per l'Italia'?

Fastweb, Wind e Vodafone inaugurano Collina Fleming. Telecom porta l'ultrabroadband nel quartiere Prati. E' possibile un progetto condiviso per una rete unica di nuova generazione e italiana?
di Emanuela Pasino

Non è passato neppure un mese dall'annuncio dell'alleanza tra i principali competitor di Telecom Italia dell'avvio di un nuovo progetto per portare la Fibra alle principali città italiane. Un consorzio accolto con qualche preoccupazione da Assoprovider, che in una nota auspica il coinvolgimento delle associazioni di operatori e di consumatori nel controllo delle società della fibra, in pratica un consorzio pubblico.

Un'alleanza che non aveva voluto dichiarare guerra a Telecom, dicendosi anzi pronta ad accoglierla per un investimento corale per il bene del Paese tutto. Ebbene proprio sulla risposta di Telecom il progetto potrebbe sostenersi o invece scricchiolare e non poco.

Un paio di giorni fa, Mario Mella, Chief Technology Officer di Fastweb, Sandro Falleni, Direttore Tecnologie Rete Fissa di Vodafone, e il Direttore Network Development di Wind, Nicola Grassi, hanno mostrato la prima centrale del progetto pilota di Collina Fleming. 7.400 le unità abitative collegate, con tecnologia Fiber to Home, in 525 edifici residenziali. Medesimo collegamento per edifici pubblici e aziende dell'area.

Da luglio gli abitanti della zona, se clienti di uno dei tre operatori, potranno accedere alla rete con una velocità che in Italia al momento non avrebbe eguali: 100 Mbps. Per i clienti business, la banda sarà ultraveloce fino a 1 Giga.

Il progetto di Collina Fleming è parte di un piano più ampio che si basa – ad oggi - sulla copertura delle 15 maggiori città italiane (10 milioni di persone), entro 5 anni, con un investimento di circa 2,5 miliardi di euro ripartito tra tutti gli operatori e le istituzioni coinvolte. In una seconda fase il piano potrà essere esteso fino a coprire le città con più di 20.000 abitanti, raggiungendo così il 50% circa della popolazione italiana con un investimento totale di 8,5 miliardi di euro.

Eppure qualcosa potrebbe incepparsi in questo meccanismo apparentemente ben oliato.

AGCOM (Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) ha ascoltato due giorni fa i rappresentanti di Fastweb, Vodafone e Wind in merito al progetto.

Il Presidente dell’AGCOM Corrado Calabrò ha dichiarato: “Abbiamo ascoltato con grande interesse le proposte elaborate da Fastweb, Vodafone e Wind: ben venga ogni iniziativa che contribuisca a far decollare un progetto che l’Autorità considera decisivo per il futuro del 'sistema paese' e per il quale ritiene essenziale la collaborazione tra tutti i soggetti interessati. Per quanto ci riguarda – ha proseguito Calabrò – l’AGCOM è pronta a fare la sua parte, predisponendo regole chiare e precise, con l’obiettivo di favorire gli investimenti nelle NGN e, al contempo, garantire la concorrenza tra operatori”.

E Telecom? Sembrerebbe ancora una volta l'ex-monopolista l'ago della bilancia. L'invito a partecipare è stato lanciato, ma già da un'intervista di Franco Bernabé, apparsa sul quotidiano La Stampa il 7 maggio, la posizione dell'operatore era chiara.

L'AD di Telecom ricorda infatti che per cablare in fibra il Paese servono molti soldi. Guardando a chi ha già affrontato un progetto simile realizzata, come il Giappone, la stima è di circa 20 miliardi di Euro. Dato che lo Stato ha al momento altre priorità, ben vengano iniziative degli operatori concorrenti.

Però - sottolinea Bernabé - i 2,5 miliardi di investimento previsti dai tre concorrenti creerebbero solo una porzione di rete in fibra, che non potrebbe comunque restare una cattedrale nel deserto. Chi la finirà?

Telecom al momento ha previsto 6,5 miliardi di investimenti in sola fibra fino al 2016, ma pare che non aiuterà Fastweb, Wind e Vodafone. "Nei condomini si finisce per litigare", così avrebbe sentenziato sempre Bernabé dal Salone del Libro di Torino.

E così mentre da un lato si inaugura Collina Fleming, dall'altro Telecom porta i servizi ultrabroadband di nuova generazione su rete in fibra ottica proprietaria nel quartiere Prati.

Una sfida sul campo che si ripeterà probabilmente a Milano in ottica Expo 2015.

Sarà quindi arduo il compito di Paolo Romani che pensa invece che la rete sia e debba restare una. L'intenzione del viceministro allo Sviluppo economico è quello di mettere tutti intorno allo stesso tavolo, ma al momento non sembrano esservi i presupposti per una discussione serena. Le posizioni sono molto diverse.

Telecom ha tutto l'interesse a mantenere anche il rame, mentre i tre operatori del nuovo consorzio nascente, vorrebbero eliminarlo anche per non essere sempre costretti a pagare dazio per l'ultimo miglio, anche se si ridurrà a soli pochi centimetri.

Lo stesso Corrado Calabrò, nel suo intervento durante la conferenza stampa "Il futuro corre sulla banda: le prospettive di sviluppo delle reti NGN” a Roma, ha affermato quanto sia fondamentale che l'introduzione della rete in fibra in Italia si basi sul modello switch-off (come per il digitale terrestre).

"Il modello prevede la migrazione di intere aree territoriali alla fibra ottica, che andrebbe così a rimpiazzare i doppini in rame. Il passaggio in blocco semplifica le scelte progettuali e riduce i costi di realizzazione. Se invece la rete in fibra venisse ad affiancarsi alla rete in rame i costi sarebbero più alti e l’investitore avrebbe l’alea che i clienti, pur raggiunti dalla fibra, potrebbero decidere di rimanere connessi alla rete in rame. Eliminare questa incertezza è quindi fondamentale per il successo finanziario del progetto."

E ha continuato "Il modello switch-off ha due nodi cruciali: 1- presuppone necessariamente la partecipazione di Telecom Italia; 2- è necessariamente soggetto al controllo ed alle regole dell’Autorità.". "Quanto al primo punto, la rete in rame è di proprietà di Telecom Italia. La sostituzione dei doppini non può essere dunque imposta da alcuna norma di legge nazionale o regionale. [...] L’Autorità è pronta a fare la sua parte ma, essendo una e una sola la rete realizzabile, la collaborazione fra gli operatori e fra gli operatori e le autorità locali appare essenziale."

Telecom dunque ancora una volta in grado di decidere da sola sul futuro della rete italiana?

Potrebbe ribaltare la situazione la Commissione Europea. Se venisse infatti approvata la bozza fatta circolare dal commissario all'Agenda digitale Neelie Kroes, Telecom Italia sarebbe obbligata ad accettare regole di libero mercato. Come per tutti gli altri ex-monopolisti europei, anche quello 'nostrano' dovrebbe concedere ai concorrenti l'accesso al proprio network. Questo significherebbe condivisione dei cavidotti e l'unbundling della fibra come per il rame, in base a prezzi di listino stabiliti dall'Autority nazionale (e qui potrebbero cominciare i soliti guai sotto nuova etichetta!).

Comunque, come ha affermato Carsten Schloter CEO ad interim di Fastweb, il progetto condiviso con Wind e Vodafone andrebbe avanti (con il parere favorevole dell'autority) anche senza Telecom. "Si'" ha infatti risposto Schloter alla possibilità di andare avanti col progetto anche senza Telecom Italia.

Certo la sua riuscita dipende anche secondo Schloter "dallo scenario di migrazione" in quanto "la sostenibilità del modello di business dipende dalla migrazione totale di clienti da rame a fibra". (Fonte Il Sole 24 Ore Radiocor).

Ora non resta che attendere le mosse delle figure istituzionali coinvolte.

Emanuela Pasino


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