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PMI Dome

Collaborazione e innovazione. Ci credono tutti, o quasi

Una recente ricerca evidenzia l'attenzione per le tecnologie che consentono di innovare da un lato e di consentire la collaborazione fra dipendenti. Un successo quasi completo, salvo alcune preoccupazioni che resistono.
Redazione PMI-dome | 04 giugno 2010

Collaborazione in azienda chiave del successo. E' d'accordo con tale affermazione ben l'80% dei responsabili aziendali che hanno partecipato a una recente indagine - realizzata da Kelton Research - commissionata da Avanade. Eppure gli stessi manager e i responsabili IT non si fidano completamente dei risultati che l'adozione di software e strumenti di collaboration potrebbero avere sul comportamento dei dipendenti.

Oltre 500 i dirigenti e responsabili IT coinvolti, presenti in 17 paesi. Un dato che accomuna tutti è quindi la propensione a facilitare la collaborazione tra dipendenti al fine di migliorare la capacità di affrontare e risolvere problematiche di business.

Il 70% delle imprese entro il 2010 prevede di aumentare in azienda l’utilizzo di tecnologie di comunicazione e collaborazione.

In Italia hanno grande successo, come strumenti di collaborazione i soliti noti: telefono (100%), e-mail (97%) e instant messaging (94%). Si assiste però a una maggiore attenzione, nell'ultimo anno, verso i social media, soprattutto Twitter e Yammer (77%).

"Le tecnologie collaborative stanno modificando la cultura aziendale", ha affermato Tyson Hartman, Global Chief Technology Officer di Avanade. "In un periodo caratterizzato da informazioni in tempo reale e da aspettative istantanee, una collaborazione significativa, in grado di coinvolgere sia le persone sia la tecnologia, può essere l’elemento determinante per il successo di un'azienda. Avanade considera i software e i servizi di collaborazione essenziali per il futuro delle attività lavorative. Di fatto, questi consentono alle aziende di mantenere i contatti con i propri dipendenti, i partner e i clienti, attraverso una modalità del tutto innovativa, finalizzata a migliorare le prestazioni aziendali".

Eppure le perplessità restano. Il 38% teme l'effetto “scarica barile”, ovvero l'incapacità di risolvere problematiche in modo autonomo e un'eccessiva propensione a delegare ad altri responsabilità personali. In Italia questo tipo di preoccupazione riguarda il 33% degli intervistati.

Dall'altro lato non si può però dire che non si abbia voglia di innovare. Le nuove tecnologie trovano terreno fertile in tutto il mondo. Questo anche per far fronte ai sempre più rapidi mutamenti di mercato e di business. Innovazione diviene quindi la seconda parola d'ordine.

Secondo ricerca commissionata da Avanade a settembre 2009, era il 18% degli intervistati a guardare con interesse all'innovazione. Quest'ultima analisi ha visto salire tale percentuale al 28% (ben il 42% in Italia). E' addirittura la totalità degli intervistati italiani a riconoscere nella crisi economica una spinta fondamentale all'apertura verso le nuove tecnologie.

"Ciò che si evince dal comportamento delle aziende è che la peggiore recessione degli ultimi decenni sta giungendo al termine. Congiuntamente alla ricerca proattiva da parte delle aziende in merito a nuovi metodi di innovazione, la collaborazione si sta affermando come uno strumento chiave per poter raggiungere risorse nei diversi mercati al fine di risolvere le problematiche aziendali e potersi differenziare", ha concluso Hartman.


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