I servizi di storage cloud-based nascondono, non vi è dubbio,
alcune vulnerabilità intrinseche, che tuttavia non devono di
per sé essere un freno alla loro adozione, Per un utente business
infatti sono molti i vantaggi che possono derivarne sul fronte
economico e della flessibilità raggiunte.
Nasuni
ha sintetizzato i 5 principali punti di cui tenere conto per
quel che riguarda la sicurezza delle infrastrutture cloud-based.
1
- Perdita di dati: molte imprese che potrebbero avvalersi dei
benefici derivanti da soluzioni storage 'in the cloud', rinunciano a
tale opportunità per paura di subire perdite di dati. La nuvola è
infatti un condominio con molti inquilini e le informazioni ne
condividono lo spazio. In più vi sono anche altri che dall'esterno
vorrebbero entrare per partecipare alla festa. Condividere lo spazio
hardware per lo storage affidando al fornitore i propri dati appare,
intuitivamente, un rischio di per sé. Qualunque incidente, ma anche
un attacco intenzionale, rappresentano un pericolo per l'integrità
dei dati. Meglio allora partire dal presupposto che la 'nuvola' del
vendor sia compromessa. Non resta che inviare file crittati,
utilizzando la più forte crittografia di cui si dispone. E'
bene non dipendere dal provider cloud o da un altro intermediario per
la crittografia dei propri file, questo significherebbe saperli anche
decrittare. Gli unici di cui fidarvi davvero siete voi stessi.
2
- Credenziali Cloud: anche i dati crittografati possono essere
vulnerabili se mischiati a quelli di altri clienti. L'accesso a un
determinato pool di archiviazione è basato su credenziali, e
se vengono ammassate insieme a quelle di altri clienti e magari
condivise tra più ospiti, è facile che qualcuno possa ottenere
l'accesso a dati terzi. Non potranno decifrare i dati, se
crittografati, ma potranno cancellarli e anche questo sarebbe un
danno non da poco. Rendendo sicure le vostre credenziali, che devono
essere solo vostre, anche questo tipo di problema dovrebbe essere
risolto.
3 - Snooping: i file possono essere a rischio
nella nuvola, ma anche mentre la raggiungono. I dati già protetti da
crittografia non necessiterebbero di una linea dedicata sicura
per essere inviati, sarebbe una ridondanza. Tuttavia nell'ottica di
aspettarsi sempre il peggio, e per evitare qualunque rischio di
snooping, meglio abbondare. Questo consente anche di evitare che
qualcuno veda i propri metadati. Questi ultimi infatti diverranno
totalmente opachi, sia nel passaggio che nella nuvola.
4 -
Key Management: questo aspetto deve essere affrontato in maniera
appropriata perché se accade qualche pasticcio nella gestione delle
chiavi vi è il rischio che gli utenti non riescano a effettuare una
crittografia efficace sui dati, compromettendo la sicurezza
dell'intera azienda. Il Key management è efficace quando gli utenti
non si accorgono neppure che esiste: la crittografia dovrebbe
essere automatica. In questo modo diventa assai improbabile che
qualcuno, per sbaglio, possa inviare file non protetti e vulnerabili
nella nuvola.
5 - Performance: una strategia di
sicurezza è necessaria ma non deve avere un effetti troppo
importanti sulla performance. La crittografia dei dati inviati e la
loro decodifica quando tornano all'origine, deve avvenire con il
minimo impatto sull'esperienza utente. L'ideale sarebbe, come per la
gestione delle chiavi, che nessuno avvertisse cosa accade, e godesse
solo del risultato.
Questi i consigli di Nasuni che
chiaramente offre diverse soluzioni adatte alle imprese che vogliano
immergersi "in the cloud".
Emanuela Pasino