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AAA Esperto in social media cercasi

I social media sono sempre più diffusi e non stupisce che divengano oggetto di competenze professionali specifiche. Ecco cosa cercano le aziende e cosa queste ultime dovrebbero fare per investire in risorse davvero strategiche.
di Emanuela Pasino | 21 giugno 2010

Un nuovo report ha preso in esame che cosa le imprese cerchino quando vogliono assumere un talento dei social media. Chi vuole lavorare (o già lo fa) nel settore della comunicazione dovrebbe senza dubbio porsi questa domanda, e cercare di aggiornarsi o almeno ampliare le proprie capacità in tal senso. A dire il vero la definizione estremamente sintetica che emerge dal report eliminerebbe tutti coloro che le nuove tecnologie le hanno conosciute nell'ultimo decennio o poco più. Il report infatti parla di "a digital native with a mix of IT, PR, customer service, sales and marketing [skills]". Un nativo digitale dunque che sappia un po' di questo e un po' di quello. Non è una novità che, ultimamente, in settori come quello della comunicazione si chieda o pretenda, un mix di competenze più o meno approfondite e dimostrabili. Un tipo di approccio che spesso ha anche falsato il mercato, dato che quando si vuole "un po' di tutto", si rischia anche di ottenere poco di tutto.

Tornando al report di Social Media Influence, i requisiti che ricorrono in molte ricerche di professionisti del vasto universo marketing-comunicazione sono già noti. Innanzi tutto la capacità di comunicare in modo efficace, segue quella di lavorare in team e - più recentemente - il saper adattare i registri comunicativi in modo flessibile e in base allo strumento da utilizzare. Occorre dunque avere la giusta sensibilità sia nel raccontare un nuovo prodotto tramite blog, che nell'utilizzare Twitter per dare un aiuto immediato e veloce a un consumatore frustrato.

La parola d'ordine è dunque versatilità e lo è soprattutto per determinate professione che non potrebbero oggettivamente farne a meno. Si pensi a un community manager o a un editore di social media.

Molte quindi le aspettative; al di là della conoscenza delle nuove tecnologie, occorrono anche competenza ed esperienza. Peccato che spesso le aziende non siano disposte a riconoscere economicamente professionalità tanto complesse. Così se i social media job vivono un'impennata, gli stipendi risultano più bassi degli omologhi impegnati in attività di comunicazione più tradizionali (PR, marketing ed editoria). Il report suggerisce però che si tratti di una situazione temporanea e che, già dal prossimo anno, chi si impegnerà in tali professioni verrà ripagato almeno con stipendi pari a colleghi "non social".

Se siete un'azienda e volete investire in un simile talento, ecco un decalogo di base

Abbandonate i vecchi schemi organizzativi

I media social in azienda non devono restare un compartimento a tenuta stagna. Molti settori dal servizio clienti al marketing passando per commerciale e PR hanno interesse a capire come questi strumenti possano interagire nell'operatività quotidiana.

Non affidate il lavoro a una figura troppo junior o a uno stagista

Non è giusto non permettere ai più giovani di crescere, ma troppo spesso queste funzioni vengono considerate "innocue" se affidate senza supervisione a giovani entusiasti. Si tratta di un rischio enorme per l'immagine dell'azienda, soprattutto data l'immediatezza e la viralità dei social media. Meglio quindi affidarsi a un professionista.

Non esternalizzate

Il professionista di cui sopra potrebbe essere un consulente (va molti di moda affidarsi a consulenti di nome, dipendenti a metà di fatto). Trattandosi però di una figura davvero strategica, affidarsi ad agenzie o esterni potrebbe non essere una buona idea. Chi infatti vive l'azienda tutti i giorni, è integrato in essa e coinvolto nei progetti che essa propone, conosce sicuramente meglio l'anima, il linguaggio e la filosofia dell'impresa. Può anche più facilmente collaborare a stretto contatto con gli altri dipartimenti e parlare direttamente con colleghi e clienti.

Non chiudete le porte del board al social media team

L'aspetto (frequente) più singolare delle aziende che scelgono di dotarsi di una struttura comunicativa complessa, è che relegano poi i suoi protagonisti a una comunicazione a senso unico, solo verso l'esterno. Invece è fondamentale che il board sappia sempre "cosa si dice in giro" per poter correggere o assecondare le proprie strategie.

Siate preparati

Una lamentela su Facebook, Twitter o su un blog ha molto più potere di 1000 mail e 10000 fax inviati! non è sempre così, ma capita che poche righe sui media sociali possano trasformarsi in un incubo per le pubbliche relazioni. Occorre quindi essere preparati ad affrontare nel modo migliore tale evenienza e a utilizzare i medesimi mezzi nel modo giusto.

Trovate la vostra voce

Le basi della comunicazione non cambiano sui media sociali; i giornalisti d'esperienza, sanno quanto sia importante avere una voce autorevole che coinvolga il lettore e lo metta a porprio agio. Lo stesso deve avvenire con i nuovi media.

Siate cortesi, professionali e rispettosi

I media sociali non sono per tutti; alcune aziende non sanno come gestire gli sfoghi dei clienti nell'immediatezza della comunicazione. Spesso però basta essere cortesi e soprattutto disponibili all'ascolto e sensibili.

Considerate ogni lamentela un'opportunità per imparare

Se prima per capire cosa il pubblico pensasse di un prodotto o di una strategia di business venivano organizzati focus group con tanto di the e pasticcini, ora il feedback è sempre a portata di click!

Monitor, monitor, monitor.

Prima di trasformarvi in un'azienda sociale, ascoltate per un tempo sufficiente cosa si dice su di voi e sulla concorrenza. E ascoltate con molta attenzione.

Divertitevi

Ci saranno persone pronte ad attaccare la vostra azienda, ma ve ne saranno altre che potranno farvi sorridere o addirittura darvi spunti utili. I social media rappresentano l'opportunità di una conversazione one-to-one. Sarebbe un peccato sprecarla.

Emanuela Pasino


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