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Il cloud trova in Oriente un mercato fertile dalle dinamiche innovative

Due indagini IDC confermano da un lato il successo crescente dei servizi cloud-based e guardano all'Oriente come area di sviluppo tra le più attive nei prossimi cinque anni. Una regione caratterizzata da interessanti dinamiche di mercato.
di Emanuela Pasino | 24 giugno 2010

Le economie dell'estremo oriente stanno rincorrendo a grandi passi (e in alcuni casi superando) i mercati occidentali. Le tecnologie ICT sono state uno dei volani per alcuni di questi paesi. Pur risentendo anch'essi della sfavorevole congiuntura economica, rappresentano un bacino di investimento interessante per i principali player del settore. E in ottica di sviluppo non manca l'interesse per una delle tecnologie che promettono maggiore innovazione: il cloud computing.

Un mercato, quello del public cloud (ovvero servizi erogati in totale esternalizzazione) che, secondo IDC, ha superato il valore di 16 miliardi di dollari, a livello globale, nel 2009 e che dovrebbe raggiungere i 55,5 miliardi di dollari entro il 2014. Un tasso di crescita annuale del 27,4% superiore di ben cinque volte al tasso di crescita previsto per i tradizionali prodotti IT (5%).

La maggior parte dei ricavi dei servi cloud nel 2009 si sono concentrati negli Stati Uniti (70,2%), ma entro il 2014 la quota USA scenderà al 51,4%, e saranno altre regioni o paesi - in particolare l'Europa occidentale e Asia / Pacifico (Giappone escluso) – a godere di una crescita rapida dello share di mercato.

Un'altra analisi IDC ha infatti preso in esame l'area Asia-Pacifico (Giappone escluso), ovvero la cosiddetta APEJ, scattando una interessante fotografia dell'attitudine verso questo genere di servizi IT. Ciò che emerge è una maggiore apertura a soluzioni cloud rispetto ad altri mercato, ma anche il persistere delle medesime preoccupazioni che frenano - in occidente Italia compresa - l'adozione massiva di tali servizi.

Tali timori potrebbero scoraggiare l'adozione di servizi public cloud e guidare il mercato verso l'implementazione di “nuvole private” (ovvero ambienti cloud dedicati, proprietari e a uso esclusivo dell'azienda committente). Una soluzione, quest'ultima, che consentirebbe in futuro un più ampio spazio di manovra all'impresa che la scegliesse e una maggiore flessibilità. Nulla vieta poi di creare un modello ibrido che probabilmente godrà di preferenze crescenti in futuro.

Sicurezza, prestazioni e controllo dei dati sono le principali criticità secondo la ricerca. Chris Morris, analista IDC per il cloud computing in Asia / Pacifico commenta: "Sono questioni importanti per le organizzazioni dell'area Asia / Pacifico, che vede una forte diversificazione al suo interno e uno sviluppo di mercato non omogeneo. Inoltre, questa regione non dispone ancora di servizi a banda larga ovunque e a prezzi competitivi, così per molte aziende diviene quasi inaccettabile utilizzare servizi forniti da un data-center collocato in un'altra regione o paese".

Per questo IDC sottolinea come l'adozione di modelli basati sul private cloud possano consentire alle imprese di godere dei benefici di questa tecnologia senza una eccessiva esposizione ai rischi che può comportare. Questo tipo si scelta potrebbe rendere più efficiente il comparto IT e adattarlo alle più flessibili esigenze di business. Il condizionale è d'obbligo perché la sfavorevole congiuntura economica ha fatto sì che molte imprese rallentassero o interrompessero l'investimento in formazione del personale o in acquisizione di nuove risorse. Questo, combinato con una ancora diffusa scarsa dimestichezza con le tecnologie cloud, rende difficile dotarsi di una “nuvola” senza appoggiarsi a soggetti esterni.

"Nuvole" private "o"nuvole private virtuali" non sono qualcosa di molto differente rispetto a data-center in outsourcing o al concetto di servizi ospitati su infrastrutture di terzi. Il valore aggiunto è che possono sfruttare i benefici delle tecnologie cloud, come la flessibilità e il contenimento dei costi. I nuovi player, lato offerta, hanno già individuato gli interessi degli utenti e stanno entrando nel mercato come competitor degli operatori tradizionali.

Il settore è attualmente guidato da fornitori di servizi come AT & T, Verizon Business e Orange Business Services che operano con clienti aziendali di grandi dimensioni. Le piccole e medie imprese si rivolgono invece ad Amazon, Google e, in India, a Tata Communications.

Chris aggiunge: "Uno si aspetterebbe che i grandi provider di servizi IT diventino la scelta naturale per questi servizi, ma questi mega-vendor sono concentrati soprattutto sull'élite dei clienti e non hanno mai cercato davvero di penetrare in profondità nel mercato delle medie e piccole aziende. I tradizionali fornitori di servizi di hosting gestiti stanno ovviamente abbracciando il modello cloud, ma sono soprattutto i fornitori locali a far sentire la propria presenza. Essi infatti offrono una combinazione interessante nella loro offerte: investimenti in data-center locali, sicuri e altamente affidabili, e una serie di partnership con partner non-telco emergenti".

Un aspetto questo singolare; la più alta virtualizzazione e de-localizzazione dei servizi IT che volano addirittura in una nuvola, diviene più apprezzata quando il filo che la tiene collegata alla terra è vicino casa. Sembra quasi una rivincita della globalizzazione estrema.

IDC prevede così che nei prossimi cinque anni, operatori telco locali avranno un ruolo importante e ottime possibilità di sviluppo. Saranno corteggiati da fornitori di tecnologie e service provider che vorranno vendere loro prodotti da utilizzare nelle loro infrastrutture, per offrire a loro volta servizi cloud. Allo stesso tempo, però, saranno anche concorrenti di questi stessi fornitori sul mercato del servizi cloud per l'utente finale.

Secondo IDC, il modo in cui queste relazioni saranno gestite da fornitori di servizi Telco sarà fondamentale per determinare il successo o il fallimento di questa incursione nel settore dei servizi IT per le imprese. Sebbene gli operatori telefonici siano in grado di offrire una rete quasi perfetta, devono ancora dimostrare di possedere applicazioni e funzionalità di gestione di sistema e dei processi ben sviluppati, invece, tra i fornitori di servizi IT in anni di esperienza.

Attualmente, la società di telecomunicazioni offrono per lo più private cloud (cioè sicuro) lasciando ai clienti la responsabilità per la gestione dei loro sistemi e applicazioni. Ciò è assolutamente accettabile nel contesto attuale, ma, come la maturazione del mercato, questi genere di servizi vedrà diminuire il proprio margine.

"Andando avanti, fornitori di tecnologie tradizionali, come IBM, HP, Microsoft e Oracle dovranno necessariamente mantenere le loro alleanze strategiche con le società Telco per le opportunità di canale che esse portano in dote. Dall'altro lato per le Telco la concorrenza non riguarderà solo questi fornitori storici, ma anche i pure-play fornitori di servizi cloud come Google e Amazon. Per le società telefoniche accrescere la condivisione di un mercato in grande crescita come quello del cloud, potrebbe diventare un ballo con gli elefanti." conclude Chris Morris.

Emanuela Pasino


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