Le economie dell'estremo oriente stanno rincorrendo a grandi passi (e in alcuni casi superando) i mercati occidentali. Le tecnologie ICT sono state uno dei volani per alcuni di questi paesi. Pur risentendo anch'essi della sfavorevole congiuntura economica, rappresentano un bacino di investimento interessante per i principali player del settore. E in ottica di sviluppo non manca l'interesse per una delle tecnologie che promettono maggiore innovazione: il cloud computing.
Un mercato, quello del public cloud (ovvero servizi erogati in totale esternalizzazione) che, secondo IDC, ha superato il valore di 16 miliardi di dollari, a livello globale, nel 2009 e che dovrebbe raggiungere i 55,5 miliardi di dollari entro il 2014. Un tasso di crescita annuale del 27,4% superiore di ben cinque volte al tasso di crescita previsto per i tradizionali prodotti IT (5%).
La maggior parte dei ricavi dei servi cloud nel 2009 si sono concentrati negli Stati Uniti (70,2%), ma entro il 2014 la quota USA scenderà al 51,4%, e saranno altre regioni o paesi - in particolare l'Europa occidentale e Asia / Pacifico (Giappone escluso) – a godere di una crescita rapida dello share di mercato.
Un'altra analisi IDC ha infatti preso in esame l'area Asia-Pacifico (Giappone escluso), ovvero la cosiddetta APEJ, scattando una interessante fotografia dell'attitudine verso questo genere di servizi IT. Ciò che emerge è una maggiore apertura a soluzioni cloud rispetto ad altri mercato, ma anche il persistere delle medesime preoccupazioni che frenano - in occidente Italia compresa - l'adozione massiva di tali servizi.
Tali timori potrebbero scoraggiare l'adozione di servizi public cloud e guidare il mercato verso l'implementazione di “nuvole private” (ovvero ambienti cloud dedicati, proprietari e a uso esclusivo dell'azienda committente). Una soluzione, quest'ultima, che consentirebbe in futuro un più ampio spazio di manovra all'impresa che la scegliesse e una maggiore flessibilità. Nulla vieta poi di creare un modello ibrido che probabilmente godrà di preferenze crescenti in futuro.
Sicurezza, prestazioni e controllo
dei dati sono le principali criticità secondo la ricerca. Chris
Morris, analista IDC per il cloud computing in Asia / Pacifico
commenta: "Sono questioni
importanti per le organizzazioni dell'area Asia / Pacifico, che vede
una forte diversificazione al suo interno e uno sviluppo di mercato
non omogeneo. Inoltre, questa regione non dispone ancora di servizi a
banda larga ovunque e a prezzi competitivi, così per molte aziende
diviene quasi inaccettabile utilizzare servizi forniti da un
data-center collocato in un'altra regione o paese".
Per
questo IDC sottolinea come l'adozione di modelli basati sul private
cloud possano consentire alle imprese di godere dei benefici di
questa tecnologia senza una eccessiva esposizione ai rischi che può
comportare. Questo tipo si scelta potrebbe rendere più efficiente il
comparto IT e adattarlo alle più flessibili esigenze di business. Il
condizionale è d'obbligo perché la sfavorevole congiuntura
economica ha fatto sì che molte imprese rallentassero o
interrompessero l'investimento in formazione del personale o in
acquisizione di nuove risorse. Questo, combinato con una ancora
diffusa scarsa dimestichezza con le tecnologie cloud, rende difficile
dotarsi di una “nuvola” senza appoggiarsi a soggetti esterni.
"Nuvole" private
"o"nuvole private virtuali" non sono qualcosa di molto
differente rispetto a data-center in outsourcing o al concetto di
servizi ospitati su infrastrutture di terzi. Il valore aggiunto è
che possono sfruttare i benefici delle tecnologie cloud, come la
flessibilità e il contenimento dei costi. I nuovi player,
lato offerta, hanno già individuato gli interessi degli utenti e
stanno entrando nel mercato come competitor degli operatori
tradizionali.
Il
settore è attualmente guidato da fornitori di servizi come AT &
T, Verizon Business e Orange Business Services che operano con
clienti aziendali di grandi dimensioni. Le piccole e medie imprese si
rivolgono invece ad Amazon, Google e, in India, a Tata
Communications.
Chris
aggiunge: "Uno si aspetterebbe che i grandi provider di servizi
IT diventino la scelta naturale per questi servizi, ma questi
mega-vendor sono concentrati soprattutto sull'élite dei clienti e
non hanno mai cercato davvero di penetrare in profondità nel mercato
delle medie e piccole aziende. I tradizionali fornitori di servizi di
hosting gestiti stanno ovviamente abbracciando il modello cloud, ma
sono soprattutto i fornitori locali a far sentire la propria
presenza. Essi infatti offrono una combinazione interessante nella
loro offerte: investimenti in data-center locali, sicuri e
altamente affidabili, e una serie di partnership con partner
non-telco emergenti".
Un aspetto questo singolare; la più
alta virtualizzazione e de-localizzazione dei servizi IT che volano
addirittura in una nuvola, diviene più apprezzata quando il filo che
la tiene collegata alla terra è vicino casa. Sembra quasi una
rivincita della globalizzazione estrema.
IDC prevede così che
nei prossimi cinque anni, operatori telco locali avranno un
ruolo importante e ottime possibilità di sviluppo. Saranno
corteggiati da fornitori di tecnologie e service provider che
vorranno vendere loro prodotti da utilizzare nelle loro
infrastrutture, per offrire a loro volta servizi cloud. Allo stesso tempo, però,
saranno anche concorrenti di questi stessi fornitori sul mercato del
servizi cloud per l'utente finale.
Secondo IDC, il modo in cui
queste relazioni saranno gestite da fornitori di servizi Telco sarà
fondamentale per determinare il successo o il fallimento di questa
incursione nel settore dei servizi IT per le imprese. Sebbene gli
operatori telefonici siano in grado di offrire una rete quasi
perfetta, devono ancora dimostrare di possedere applicazioni e
funzionalità di gestione di sistema e dei processi ben sviluppati,
invece, tra i fornitori di servizi IT in anni di esperienza.
Attualmente,
la società di telecomunicazioni offrono per lo più private cloud
(cioè sicuro) lasciando ai clienti la responsabilità per la
gestione dei loro sistemi e applicazioni. Ciò è
assolutamente accettabile nel contesto attuale, ma, come la
maturazione del mercato, questi genere di servizi vedrà diminuire il
proprio margine.
"Andando avanti, fornitori di tecnologie
tradizionali, come IBM, HP, Microsoft e Oracle dovranno
necessariamente mantenere le loro alleanze strategiche con le società
Telco per le opportunità di canale che esse portano in dote.
Dall'altro lato per le Telco la concorrenza non riguarderà solo
questi fornitori storici, ma anche i pure-play fornitori di servizi
cloud come Google e Amazon. Per le società telefoniche accrescere la
condivisione di un mercato in grande crescita come quello del cloud,
potrebbe diventare un ballo con gli elefanti." conclude
Chris Morris.
Emanuela Pasino